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Senofonte riceve la notizia della morte del figlio
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
Traduzione
Dopo che gli Ateniesi decisero di recare sostegno ai Lacedoni, Senofonte mandò i figli ad Atene per portare guerra in favore dei Lacedemoni. Certamente Diodoro si allontanò dalla battaglia, Grillo avendo lottato con coraggio morì. Allora dicono che Senofonte con una corona offrisse sacrifici agli dei. Essendo annunciate allo stesso la morte del figlio si spogliò della corona, ma quando seppe della morte del nobile (figlio) si incoronò di nuovo. Alcuni raccontano che lo stesso disse: ''Non dubitavo che egli era mortale''.
TRADUZIONE da altro libro
Avendo gli Ateniesi decretato di andare in aiuto agli Spartani, Senofonte, come ha scrito Diogene Laerzio nella (sua) vita dedicata a lui, inviò i figli a combattere ( στρατευσομενους = part. fut. finale ) in favore degli Spartani. Tra loro Diodoro allora, senza aver compiuto ( ουδεν πραξας ) nulla di illustre, si salvò ( lett. si salva) dalla battaglia, Grillo, invece, dopo aver combattuto con coraggio, morì. Si dice che allora Senofonte stesse sacrificando tenendo una corona sul capo; essendogli stata annunciata da un tale la morte del figlio, si tolse la corona, e poi, avendo sentito che il figlio era morto nobilmente (degnamente), si rimise di nuovo la corona. Alcuni narrano che lui non avesse neppure pianto, ma avesse gridato : "non ignoravo di averlo generato mortale".
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Aristide detto il giusto
versione di greco di Plutarco traduzione libro Spoundaios
INIZIO: Μετα την προς περσας πολεμον, Θεμιστοκλης μεν... FINE: ...ουτω δε τω δεμῳ πιστος ὁ ανηρ και βεβαιοσ
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ADMETO E ALCESTI
Versione di greco traduzione libro SPUNDAIOS
Al tempo in cui Admeto era ormai re di Pere, Apollo entrò al suo servizio, e lo aiutò a ottenere in sposa Alcesti, la figlia di Pelia. Questi aveva emesso un bando: sua figlia Alcesti sarebbe stata sposa dell'uomo capace di aggiogare al carro un leone e un cinghiale. Apollo subito li aggiogò, e diede il carro ad Admeto, che lo condusse poi a Pelia, ottenendo Alcesti in sposa. Ma durante i sacrifici offerti per la festa di nozze, Admeto si dimenticò di Artemide: e quando aprì la porta del talamo lo trovò pieno di serpenti aggrovigliati. Apollo riuscì a placare l'ira della Dea, e per di più ottenne dalle Moire la promessa che, quando per Admeto fosse giunto il giorno fatale, egli avrebbe evitato la morte se qualcun altro avesse accettato di morire volentieri al suo posto. Quando quel momento arrivò, né suo padre ne sua madre accettarono di morire per lui: fu Alcesti che morì al posto suo. Ma poi Core la lasciò tornare indietro, oppure fu Eracle, come alcuni raccontano, che lottò con Ade e riportò ad Admeto la sposa. Esone, figlio di Creteo, sposò Polimede, figlia di Autolico, e generò Giasone. Giasone abitò a Iolco, dove Pelia era succeduto al trono di Creteo. Quando Pelia aveva consultato l'oracolo in relazione al suo regno, il Dio gli aveva profetizzato di guardarsi da un uomo con un sandalo solo. Al momento Pelia non capì, ma poi tutto risultò chiaro. Un giorno, sulla riva del mare, si tenne un grande sacrificio in onore di Poseidone; molti erano i partecipanti, e fra loro c'era anche Giasone. il giovane amava l'agricoltura, viveva in campagna, e si era diretto in città apposta per il sacrificio; nell'attraversare il fiume Anauro, aveva perso un sandalo nella corrente, e adesso era rimasto con un solo piede calzato. Appena lo vide, Pelia ricordò il responso del Dio, si avvicinò a Giasone e gli chiese: «Se tu avessi il potere, e ti venisse rivelato da un oracolo che uno dei cittadini ti ucciderà, tu cosa faresti?» E allora, forse a casaccio, o forse ispirato da Era (irata contro Pelia per la sua mancanza di venerazione nei suoi confronti, e che già meditava vendetta per mano di Medea), Giasone così rispose: «Lo manderei alla ricerca del Vello d'Oro!» A queste parole, subito Pelia gli ordinò di andare a cercarlo