Erat Miseni classemque imperio praesens regebat. Nonum kal. Septembres hora fere septima mater mea indicat ei adparere nubem inusitata et magnitudine et specie. Usus ille sole, mox frigida, gustaverat iacens studebatque; poscit soleas, ascendit locum, ex quo maxime miraculum illud conspici poterat. Nubes — incertum procul intuentibus ex quo monte (Vesuvium fuisse postea cognitum est) — oriebatur, cuius similitudinem et formam non alia magis arbor quam pinus expresserit. Nam longissimo velut trunco elata in altum quibusdam ramis diffundebatur, credo quia recenti spiritu evecta, dein senescente eo destituta aut etiam pondere suo victa in latitudinem vanescebat, candida interdum, interdum sordida et maculosa prout terram cineremve sustulerat. Magnum propiusque noscendum ut eruditissimo viro visum. Iubet liburnicam aptari; mihi si venire una vellem facit copiam; respondi studere me malle, et forte ipse quod scriberem dederat. Egrediebatur domo; accipit codicillos Rectinae Casci imminenti periculo exterritae (nam villa eius subiacebat, nec ulla nisi navibus fuga): ut se tanto discrimini eriperet orabat. Vertit ille consilium et quod studioso animo incohaverat obit maximo. Deducit quadriremes, ascendit ipse non Rectinae modo sed multis (erat enim frequens amoenitas orae) laturus auxilium
Si trovava a Miseno e reggeva direttamente il comando della flotta. Il ventiquattro di agosto, i all'una del pomeriggio circa, mia madre gli indica una nube che appariva, insolita per grandezza e per aspetto. Lui aveva preso il sole, fatto un freddo bagno freddo, (aveva) mangiato qualcosa stando disteso ed ora studiava; chiede i sandali e sale in un luogo da cui si poteva osservare al meglio quel prodigio. Per chi osservava da lontano non era chiaro da quale monte (si seppe dopo che era il Vesuvio) si levava la nube, la cui forma da nessun altro albero più che dal pino può essere rappresentata. Infatti, lanciata in alto come su un tronco altissimo, si diffondeva in rami, credo perché spinta dal primo forte soffio d'aria e poi lasciata quando quello scemava, o anche vinta dal suo stesso peso si dissolveva in larghezza: talora bianchissima, talora sporca e macchiata, a seconda che aveva sollevato con sé terra o cenere. A lui, uomo di grande erudizione, il fenomeno parve importante e da conoscere più da vicino. Si fa preparare una liburna; a me, se volessi andare con lui, offre la possibilità; risposi che preferivo studiare, e per caso proprio lui mi aveva assegnato un lavoro da scrivere. Mentre usciva di casa, riceve una lettera di Rettina, moglie di Casco, atterrita dal pericolo incombente (infatti la sua villa era sotto il monte e non c'era via di scampo se non per nave): pregava che la strappasse da quel rischio così grande. Egli allora cambia idea e ciò che aveva incominciato con l'animo dello studioso l'affronta con l'animo dell'eroe. Fa uscire delle quadriremi, vi sale egli stesso per portare aiuto non solo a Rettina ma a molti (era infatti molto popolato il litorale per la sua bellezza).