Urbem tris portas habentem Romulus reliquit aut, ut plurimas tradentibus credamus, IIII. moenia eius collegere ambitu imperatoribus censoribusque Vespasianis anno conditae DCCCXXVI m. p. XIII·CC, conplexa montes septem. ipsa dividitur in regiones XIIII, compita Larum CCLXV. eiusdem spatium mensura currente a miliario in capite Romani fori statuto ad singulas portas, quae sunt hodie numero XXXVII, ita ut XII portae semel numerentur praetereantur ex veteribus VII, quae esse desierunt, efficit passuum per directum XX·M·DCCLXV. ad extrema vero tectorum cum castris praetoriis ab eodem miliario per vicos omnium viarum mensura colligit paulo amplius LX p. quod si quis altitudinem tectorum addat, dignam profecto aestimationem concipiat fateaturque nullius urbis magnitudinem in toto orbe potuisse ei comparari. clauditur ab oriente aggere Tarquini Superbi, inter prima opere mirabili; namque eum muris aequavit qua maxime patebat aditu plano. cetera munita erat praecelsis muris aut abruptis montibus, nisi quod exspatiantia tecta multas addidere urbes.
Romolo lasciò Roma, che aveva tre porte o quattro, per credere a coloro che ne riportano le più. Le sue mura sotto i Vespasiani imperatori e censori, l’anno ottocento e ventotto dalla fondazione, compresero nel suo giro tredicimiladuecento passi, che abbracciano sette monti. Essa è divisa in quattordici regioni e duecentosettantacinque compiti dei Lari. La misura dello spazio della medesima, per chi percorra direttamente dal migliaio stabilito in capo del Foro Romano, fino a ciascuna porta (che sono oggi in numero di trentasette, così che le dodici porte si numerino una sola volta, e se ne tralascino sette delle vecchie che non sono più di uso) forma per dritto trentamilasettecentosettantacinque passi: al fine delle case però col Castro Pretorio dallo stesso migliaio per i borghi (o isole) di tutte le vie la misura comprende poco più di settanta mila passi. Dove se qualcuno vi vorrà aggiungere l'alterzza dei tetti la giudicherà degna di grande stima e confesserà che non c 'è città in tutto il mondo, che se le possa esser uguale di grandezza. E' serrata verso levante dall'argine di Tarquinio il superbo opera meravigliosa fra le prime. Egli lo pareggiò con le mura dove l'entrata era più piana. Altrove era fortificata da altissime mura o dai monti discoscesi senonchè i tetti, che escono fuori dal loro spazio, vi aggiunsero di molte città.