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Delphinus hominem non expavescit ut alienum, obviam navigiis venit, alludit exsultans, certat etiam, et quamvis plena praeterit vela. Divo Augusto principe, delphinus, Lucrinum lacum invectus, miro amore dilexit pauperis cuiusdam puerum, ex Baiano Puteolos in ludum litterarium itantem, cum meridiano (tempore) immorans, appellatum eum Simonis nomine, saepius fragmentis panis, quem ob id ferebat, allexisset. Quocumque diei tempore inclamatus a puero, quamvis occultus atque abditus, ex imo advolabat, pastusque e manu, praebebat ascensuro (puero) dorsum, pinnae aculeos velut vagina condens, puerumque Puteolos, per magnum aequor, in ludum ferebat, simili modo revehens plurimis annis; donec morbo extincto puero, subinde ad consuetum locum ventitans, tristis et maerenti similis, ipse quoque - quod nemo dubitaret - desiderio expiravit.
Il delfino non ha paura dell'uomo come (fosse) un estraneo, viaggia incontro alle navi, gioca saltando, gareggia anche, e supera le vele anche se molto gonfie. Un delfino, portato nel lago Lucrino durante il principato del divino Augusto, amò un giovane figlio di un povero, che da Baio si recava nella scuola di scrittura a Pozzuoli, che lo chiamò con il nome di Simone, e che si tratteneva nel mezzogiorno (per ore), dopo averlo attirato a sè abbastanza spesso con briciole di pane che gli portava. In qualsiasi ora del giorno chiamato dal ragazzo, sebbene nascosto e nelle profondità, correva dal fondo, e mangiato dalla mano porgeva il dorso (al ragazzo) affinché salisse, nascondendo per così dire le punte della pinna in una fodera, e portava il ragazzo a Pozzuoli a scuola attraverso l'alto mare, e riportandolo per moltissimi anni nello stesso modo; fino a quando morto il giovane per una malattia, continuando comunque a venire nel luogo consueto, per la tristezza e per dolori simili, esso stesso - come nessuno potrebbe dubitare - morì di rimpianto.
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IL DELFINO
versione latino Plinio il vecchio traduzione
libro Le ragioni del latino 2 pagina 350 numero 716
Velocissimorum omnium animalium, non solum marinorum, est delphinus, ocior volucre, acrior telo...
Il delfino è il più veloce di tutti gli animali, non solo di quelli marini. Più rapido di un uccello, più violento di un dardo e, se non avesse la bocca molto al di sotto del muso, quasi in mezzo al ventre, nessun pesce sfuggirebbe alla sua rapidità. Ma la previdenza della natura apporta una forma di rallentamento, poiché essi non riescono ad afferrare la preda se non stando rovesciati sul dorso e dopo aver fatto una giravolta: ed è ciò che soprattutto mette in evidenza la loro velocità. Infatti quando, spinti dalla fame, inseguono un pesce che fugge fin nelle profondità marine, e trattengono troppo a lungo il respiro, come scoccati da un arco si slanciano per respirare verso la superficie e saltano fuori dall'acqua con tanta forza che di frequente sorvolano le vele delle navi. Di solito viaggiano a coppie, generano i piccoli al decimo mese di gravidanza, durante l'estate, talvolta anche due piccoli per parto. Li nutrono per mezzo di mammelle, come la balena; e d anche trasportano i piccoli ancora troppo deboli per il fatto di essere nati da poco; ed anzi li accompagnano per lungo tempo, anche quando sono cresciuti per effetto di un grande amore che nutrono per i loro figli.
La laboriosità rende fertili i campi- Versione latino di Plinio il Vecchio da Corso di lingua latina
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C. Furius Cresimus e servitute liberatus, cum in parvo admodum agello multo largiores fructus perciperet quam ex amplissimis vicinitas, in invidia erat magna: omnes eum fruges alienas pellicere veneficiis dicebant. Quamobrem, a Spurio Albino aedile curuli die dicta, metuens damnationem, instrumentum rusticum omne in forum attulit et adduxit familiam validam atque bene curatam ac vestitam, ferramenta egregie facta, graves ligones, vomeres ponderosos, boves saturos. Postea dixit: 'Veneficia mea, Quirites, haec sunt, nec possum vobis ostendere aut in forum adducere lucubrationes meas vigiliasque et sudores. ' Omnium sententiis absolutus itaque est. Profecto opera, non impensa, cultura constat, et ideo maiores fertilissimum in agro oculum domini esse dixerunt.
Traduzione
Caio Furio Cresimo, liberato dalla schiavitù, giacchè coglieva, in un appezzamento di terra proprio piccolo frutti molto più numerosi che i vicini in campi vastissimi, era oggetto di grande invidia. Affermavano che egli attirava a sè, tramite incantesimi, tutti i frutti altrui. E perciò, fissata la data dell'udienza dall'edile curule Spurio Albino, temendo la condanna, recò seco nel foro tutti gli arnesi agricoli, e condusse con sè una servitù ben nutrita, curata ed abbigliata, ferramenta plasmate egregiamente, pesanti zappe e vomeri (lett: pesanti vomeri), nonchè buoi satolli. In seguito dichiarò: 'I miei incantesimi, Romani, sono questi, ne' posso mostrarvi o portarvi nel foro le mie notti in bianco, le mie veglie e le mie fatiche'. Dunque fu assolto con il benestare di tutti. Certamente l'agricoltura si basa sulla fatica, non sugli strumenti; e perciò gli antenati affermarono che l'occhio del padrone è il più fertile nel campo
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Sunt ea circa Divum Augustum eventa eius digna memoratu. Namque Liviae Drusillae, quae postea Augusta matrimonii nomen accepit, cum pacta esset illa caesari, gallinam conspicui candoris sedenti aquila ex alto abiecit in gremium inlaesam, intrpideque miranti accessit miraculum. Quoniam teneret in rostro laureum ramum onustum suis bacis, conservari alitem et subolem iussere haruspices ramumqueeum seri ac rite custodiri: quod factum est in villa Caesarum fluvio Tiberi inposita iuxta nonum lapidem Flaminiae viae, quae ob id vocatur "ad Gallinas", mireque silva provenit. Ex ea triumphans postea caesar laurum in manu tenuit coronamque capite gessit, ac deinde imperatores Caesares cuncti.
Ci sono episodi che hanno come protagonista il lauro avvenuti al tempo di Augusto. Infatti un'aquila lasciò cadere dall'alto illesa una gallina bianca in grembo a Livia Drusilla che in seguito assunse il nome di Augusta, derivato dal matrimonio, quando quella era ancora promessa a cesare e mentre lei guardava senza paura si aggiunse un altro prodigio, poiché teneva sul becco un ramo di alloro carico delle sue bacche gli indovini comandarono che si conservasse la gallina e la sua prole e che quel ramo o fosse piantato o fosse devotamente custodito. Questo fu fatto nella villa dei Cesari costruita sul fiume Tevere presso il nono miglio sulla via Flaminia che per questo è chiamata "Alle galline" e vi crebbe miracolosamente un bosco. Cesare poi trionfando tenne in mano un ramo e portò in testa una corona e successivamente tutti i Cesari imperatori.
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Testo latino Sunt ea circa Divum Augustum eventa eius digna memoratu. Namque Liviae Drusillae,quae postea Augusta matrimonii nomen accepit,cum pacta esset illa caesari,gallinam conspicui candoris sedenti aquila ex alto abiecit in gremium inlaesam,intrpideque miranti accessit miraculum. Quoniam teneret in rostro laureum ramum onustum suis bacis,conservari alitem et subolem iussere haruspices ramumqueeum seri ac rite custodiri:quod factum est in villa Caesarum fluvio Tiberi inposita iuxta nonum lapidem Flaminiae viae,quae ob id vocatur "ad Gallinas",mireque silva provenit. Ex ea triumphans postea caesar laurum in manu tenuit coronamque capite gessit,ac deinde imperatores Caesares cuncti.
Ci sono episodi che hanno come protagonista il lauro avvenuti al tempo di Augusto . Infatti un'aquila lasciò cadere dall'alto illesa una gallina bianca in grembo a Livia Drusilla che in seguito assunse il nome di Augusta,derivato dal matrimonio,quando quella era ancora promessa a cesare e mentre lei guardava senza paura si aggiunse un altro prodigio, poichè teneva sul becco un ramo di alloro carico delle sue bacche gli indovini comandarono che si conservasse la gallina e la sua prole e che quel ramo o fosse piantato o fosse devotamente custodito. Questo fu fatto nella villa dei Cesari costruita sul fiume Tevere presso il nono miglio sulla via Flaminia che per questo è chiamata "Alle galline" e vi crebbe miracolosamente un bosco. Cesare poi trionfando tenne in mano un ramo e portò in testa una corona e successivamente tutti i Cesari imperatori