- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3
Orpheus clarus poeta erat et lyrae sono etiam saxa movebat et saevas beluas placabat …
Orfeo era un famoso poeta e, per mezzo del suono della cetra, smuoveva persino le rocce, e ammansiva le belve feroci. Anche gli antichi Greci amavano Orfeo per via del piacevole suono della cetra. Egli aveva come sposa la bella ninfa Euridice, e insieme alla sposa egli viveva molto felice. Ma un giorno, Euridice viene uccisa da una vipera nascosta nelle erbe. A quel punto Orfeo, molto triste per la morte della moglie, scende negli Inferi, e supplica Proserpina, la regina degli Inferi, perché egli desiderava vedere di nuovo Euridice, e desiderava riportarla alla vita. Suona dolcemente con la cetra, e commuove l’animo della regina. Da tutte le parti accorrono le ombre dei morti, e Proserpina esaudisce le preghiere del poeta e libera la fanciulla. Ma invano. Euridice risaliva dietro al marito, ma Proserpina aveva dato un comandamento ad Orfeo: non guardare la moglie. Orfeo però non obbedisce. Il poeta infatti si affretta verso la porta degli Inferi, ma, per il desiderio, rivolge lo sguardo all’amata. A quel punto Proserpina rapisce di nuovo Euridice, e la riporta negli Inferi. E così Orfeo perde per sempre l’amata moglie.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3
Romae multae viae sunt. In Romae viis magna turba semper est et raedarum copia …
A Roma ci sono molte strade. Nelle strade di Roma c’è sempre grande folla e abbondanza di carrozze. Anche le padrone, le servitrici e le fanciulle percorrono volentieri le strade di Roma. Le locande sono sempre piene e, nelle strade, le prime tenebre accrescono le preoccupazioni degli abitanti. A Roma, sono importanti e sicure la Via Sacra e la Via Nuova. L’Appia, la Flaminia, l’Aurelia, la Salaria e l’Emilia, invece, sono strade grandi e lunghe, note anche alle fanciulle. L’Appia viene definita dai Romani: la regina delle strade.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3
Romae, in via Cassia, villa est, quae dicitur “regia”: enim mira est. Magnam ianuam et multas …
A Roma, sulla via Cassia, c’è una villa, che viene detta “la reggia”: infatti è straordinaria. Ha una grande porta e molte finestre; l’acqua viene raccolta in una grande vasca per i pesci. Vi si vedono anche molte statue di dee. Nella villa vive Tullia, non una regina, ma una matrona Romana ricca e bella. Grazie alla pazienza, Tullia amministra molte schiave ed ancelle, le quali, nella cucina preparano buoni cibi per la padrona, e nell’aia accudiscono caprette e galline. Da Tullia vengono elogiate la diligenza delle ancelle e la laboriosità delle schiave, e dalle schiave e dalle ancelle vengono offerte a Tullia rose bianche.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3
Sardinia, Romana provincia, mira Italiae insula est. In Sardiniae oris nautarum non magnae …
La Sardegna, provincia Romana, è una straordinaria isola dell’Italia. Sulle coste della Sardegna, ci sono le capanne dei marinai, non grandi, ma sull’isola ci sono anche le fattorie degli agricoltori. La terra della Sardegna offre agli abitanti vigne ed ulivi, ma anche boschi. Nei boschi ci sono animali selvatici e molti altari sacri a Diana. Le fanciulle visitano spesso gli altari di Diana, la dea dei boschi. Gli agricoltori immolano vittime per la dea. I poeti celebrano le fanciulle dell’isola. In Sardegna non è rinomata soltanto la temerarietà dei marinai, ma anche la laboriosità degli agricoltori. La parsimonia e la diligenza degli abitanti sono gradite ai forestieri, i quali si fermano volentieri sull’isola.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Donum Lingua e cultura latina - Versioni tradotte
- Visite: 3
Agricolae in villis habitant et operam dant in agris. Agricolarum vita dura est. Agricolae enim …
Gli agricoltori abitano nelle fattorie, e lavorano nei campi. La vita degli agricoltori è dura. Gli agricoltori, infatti, arano la terra, spaccano le zolle, seminano le piante, con la falce ricurva tagliano le spighe, mungono le vacche e le capre, raccolgono le uve o anche le olive e le castagne, nei boschi danno la caccia agli animali selvatici, accomodano le capanne, scavano dei fossati. A mezzogiorno risposano all’ombra, di sera, invece, siedono nell’aia, ed attendono l’ora di cena. I campi, talvolta, vengono allagati dalle piogge eccessive e persistenti, talvolta il calore secca le verdure e distrugge le spighe. Ma la violenza della Sorte viene sopportata dagli agricoltori. I poeti celebrano spesso la vita felice degli agricoltori, e la definiscono maestra di diligenza, di parsimonia e di giustizia. Ma i poeti non conoscono il lavoro operoso degli agricoltori.