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Porsenna, Tuscorum dominus, vir animi feri,...
Porsenna, signore dei Tusci (Etruschi), uomo di animo spietato, conduceva una guerra contro i Romani: alcune fanciulle dei Romani furono catturate e condotte nell'accampamento di Porsenna. Era fra queste Clelia, che non solo per aspetto ma anche per coraggio e intelligenza superava le altre fanciulle. Clelia decise di fuggire dall'accampamento e convinse (lett. presente storico) alla fuga anche le amiche incerte. Un fiume divideva l'accampamento dei nemici dalla città: la fanciulla dunque verso sera si gettò (sottinteso in questo fiume - si getta letteralmente presente è un presente storico e cercò (sempre presente storico "cerca") l'altra riva, dove c'erano (lett. ci sono presente storico) i familiari e la patria. Tutte loro arrivarono (presente storico) a Roma ma i Romani accolsero (presente storico) le valorose fanciulle senza gioia e le rimandarono (presente storico) da Porsenna, poiché desideravano (presente storico) vincere né con gli inganni né con la fuga e riscattare i prigionieri. Allora Porsenna conobbe (perfetto) l'audacia della fanciulla ed il coraggio dei Romani e rimandò (perfetto) i prigionieri a Roma senza riscatto.
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Publius pulcher et pecuniosus, sed avarus dominus erat. In Sicilia insula vivebat, in magna et lata villa. Multos amicos habebat...
Publio era un padrone dall'aspetto grazioso e danaroso, ma avaro. Viveva sull'isola [di] Sicilia, in una grande e vasta fattoria. Aveva molti amici e spesso li invitava per lo spuntino. Le premurose ancelle preparavano la tavola con i servi, ma servivano poche pietanze: solamente delle uova e dell'acqua. Da Publio non veniva mai offerto il panierino, ma gli amici (lo) sapevano... L'avarizia è una malattia! Un giorno, stabiliscono di recarsi a cena nella fattoria di Publio con le ancelle, entrano e sistemano sulla tavola un rombo, una triglia, del vino e altri buoni cibi. Publio capisce l'intento degli amici, arrossisce, ma mangia e ride felice con i convitati. Alla fine dice: "Amici, vi ringrazio: infatti sono guarito!".
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In aspero saxo capra herbas raras maducabat et cibi desiderium satiabat. In agro propinquo lupus erat; ad saxum appropinquat ...
Una capra brucava le rade erbe e saziava la voglia di cibo su un'aspra roccia. Nel campo vicino c'era un lupo; si avvicina alla roccia sasso e chiama "sciocca" la capra, perché il prato vicino è erboso e la capra evita una grande abbondanza di pascolo. Allora la furba capra esclama: "Se vai verso la foresta, mi avvicino al prato e (mi) gusto l'erba!" La favola insegna: saranno sempre evitate da fanciulli riflessivi e dalle fanciulle prudenti le lusinghe e i consigli dei malvagi.
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In agro rosae et violae florent atque plantae apud fluvium sunt. Parvus armentarius aricolae agnos saepe in agrum...
Nel campo fioriscono le rose e le viole e presso il fiume ci sono le piante. Spesso il piccolo pastore guida nel campo e al ruscello gli agnelli del contadino, ma fa pascolare gli agnelli con poca cura: infatti o riposa all'ombra di un faggio o getta sassolini nel fiume. Improvvisamente arriva il padrone con i servi e biasima il (piccolo) pastore, allora il fanciullo fugge.
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Puer in agro agnos caprosque pascebat. ...
Un ragazzo pascolava in un campo agnelli e capretti. Era un ragazzo dispettoso e importunava gli animali: infatti spesso colpiva gli animali con dei sassolini e con il bastone. All'improvviso degli stranieri giungono nel campo: agli uomini la strada era sconosciuta, e perciò interrogano il ragazzo. Dal ragazzo dispettoso viene indicata ai forestieri la strada sbagliata. Così i forestieri vagano a lungo invano. Alla fine gli uomini ritornano dal ragazzo sfiniti e pieni d'ira. Allora il ragazzo ride soddisfatto, ma i forestieri lo sgridano severamente, poi lo colpiscono col bastone. Finalmente gli agnelli ed i capretti esultano per il castigo del ragazzo.