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Gli dei puniscono con severità le offese subite.
Anche per gli uomini illustri talvolta fu causa di rovina trascurare le volontà degli déi e, per errore o per colpa, non compiere ritualmente cerimonie sacre. Il console Varrone, infatti, combatté tanto sfortunatamente contro i Cartaginesi presso Canne, a causa dell'ira di Giunone poiché, quando aveva organizzato in qualità di edile i giochi circensi, aveva posto sul carro di Giove Ottimo Massimo un giovane attore affinché reggesse le reliquie. Quel misfatto, richiamato alla memoria dopo alcuni anni, fu espiato per mezzo dei sacrifici. Fu tramandato che anche Ercole aveva ricevuto un castigo sia severo, sia evidente per la sua religione trascurata. I Potizi, famiglia illustre e antica, dopo aver mantenuto e celebrato per molti anni il rito di Ercole, assegnato loro in dono dal dio in persona, per volontà del censore Appio, affidarono l'incarico ai servi: l'ira del figlio di Giove, a causa di un oltraggio tanto grande, divampò a tal punto che tutti i giovani della stirpe, nonostante fossero oltre trenta di numero, morirono nel giro di un anno e il nome dei Potizi quasi svanì, e inoltre Appio perse la vista.
Versione tratta da: Valerio Massimo
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Timori dei Galli davanti all'avanzata di Galba.
Dopo che Galba aveva trascorso parecchi giorni nei quartieri invernali, e poiché aveva ordinato che fosse portato in quel luogo del frumento, improvvisamente venne a sapere, dalle pattuglie di ricognizione, che durante la notte tutti i Galli si erano allontanati da quella parte del villaggio a loro concessa e che i monti erano occupati da una gran quantità di Seduni e di Veragri. Ciò era accaduto per molte ragioni: il fatto che i Galli improvvisamente ricominciassero la guerra e prendessero la decisione di abbattere la legione: per prima cosa perché, dopo che erano state tolte due coorti e molti soldati presi singolarmente, sottovalutavano la legione per via dell'esiguità; in secondo luogo perché ritenevano cosa certa che, quando sarebbero corsi giù dai monti verso la pianura e avrebbero scagliato le frecce, i nostri non avrebbero sostenuto neppure il primo loro assalto. Si aggiungeva il fatto che si lamentavano che i loro figli fossero ostaggi e li aveva presi il timore che i Romani occupassero le cime delle Alpi non solo per il viaggio, ma anche allo scopo di un possesso duraturo, e che desiderassero aggiungerle alla provincia confinante.
Versione tratta da: Cesare
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Apud Helvetios longe nobilissimus fuit et ditissimus Orgetorix. Is M. Messalla M. Pisone consulibus regni cupiditate...
Tra gli Elvezi, Orgetorige fu di gran lunga il più importante ed il più ricco. Egli, sotto il consolato di M. Messalla e di M. Pisone, spinto dal desiderio di potere, mise in atto una congiura della nobiltà, e convinse la popolazione ad uscire dal proprio territorio con tutte le truppe. Infatti dichiarava che era semplicissimo che gli Elvezi conquistassero il controllo di tutta la Gallia, perché, in fatto di valore, essi erano superiori a tutti. Li convinse di ciò in maniera piuttosto facile per questo, perché gli Elvezi sono limitati su tutti i lati dalla conformazione geografica della regione: da un parte dal larghissimo fiume Reno, da una seconda parte dall'altissimo monte Iura, dalla terza (parte) dal lago Lemanno e dal Rodano. Per queste ragioni accadeva che potevano muoversi meno ampiamente, e che potevano muovere guerra ai confinanti con meno facilità; e per questo motivo, degli uomini desiderosi di combattere erano afflitti da grande dolore. Spinti da questi motivi e trascinati dal prestigio di Orgetorige, gli Elvezi decisero di procurare quelle cose che servissero per partire, di mettere insieme il numero più grande possibile di carri e di giumenti, di seminare, affinché la quantità di grano fosse sufficiente durante il viaggio, e di rafforzare la pace con le popolazioni più vicine. Per portare a compimento quelle cose viene scelto Orgetorige.
Versione tratta da: Cesare
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Gli Elvezi avevano già trasportato le loro truppe attraverso le gole e i territori dei Sequani ed erano giunti nei territori degli Edui e saccheggiavano i loro campi. Gli Edui, poiché non potevano difendere sé stessi e le loro cose dagli Elvezi, inviano degli ambasciatori a Cesare per chiedere aiuto. Gli ambasciatori dissero a Cesare che loro erano stati fedeli nei confronti dei Romani in tutte le circostanze, ma ora sotto lo sguardo dell'esercito dei Romani, i loro campi venivano devastati, i figli venivano ridotti in schiavitù e le loro città venivano espugnate con la forza. Nello stesso tempo anche gli Ambarri, parenti e congiunti degli Edui, informano Cesare che loro non tenevano lontano facilmente l'impeto dei nemici dalla città. Ugualmente gli Allobrogi, i quali avevano i villaggi e i possedimenti oltre il Rodano, in fuga si rifugiano da Cesare e spiegano che non era rimasto loro null'altro che la nuda terra. Allora Cesare, turbato da questi fatti, decise di aiutare queste popolazioni e muovere immediatamente guerra contro gli Elvezi.
Versione tratta da: Cesare
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Dai quartieri invernali, Annibale attraverso l'Etruria era giunto al lago Trasimeno, e lì, dopo aver piazzato l'accampamento, collocò i fanti dietro un monte e nascose la cavalleria presso l'imboccatura di un valico. Anche l'esercito dei Romani, guidato dal console Flaminio, giunse al lago e, superate le gole, dopo che aveva visto l'accampamento e le truppe dei Cartaginesi sul campo visibile, avanzò verso i nemici. Al tramonto, per caso dal lago si alzò una densa nube e avvolse tutti i luoghi; così il console non si rese conto dell'agguato dei Cartaginesi che gli incombeva sulla testa. Annibale allora, quando ebbe il nemico chiuso dal lago e dai monti e circondato dalle sue truppe, dà ai nemici il segnale di battaglia. I Cartaginesi fecero un assalto contro i Romani da tutte le direzioni, dopo che tutti furono presi dalla paura, in un tumulto tanto terribile, la strage fu enorme. I colpi dei nemici massacrarono numerosissimi uomini dei Romani; in pochi scapparono attraverso le gole delle montagne. Anche Flaminio morì combattendo valorosamente in battaglia.
Versione tratta da: Livio