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Cesare, avendo ricevuto una lettera dal portavoce di Cicerone, giunge a marce forzate nel territorio dei Nervi. Lì dai prigionieri viene a sapere che fino a quel momento si conduceva un assedio contro l'accampamento di Cicerone e che la situazione era in grande pericolo dopo che molti dei nostri erano stati uccisi e feriti. Allora persuade, con grandi compensi, uno tra i cavalieri Galli a recapitare una missiva a Cicerone. Invia questa (la missiva) scritta con caratteri greci affinché se fosse stata intercettata, non i suoi piani non sarebbero stati scoperti dai nemici. Qualora non possa avvicinarsi, suggerisce inoltre di scagliare una lancia, con la missiva legata alla cinghia, dentro le fortificazioni dell'accampamento. Nella missiva scrive che egli arriverà velocemente con le legioni e incoraggia a mantenere l'antico valore. Il (soldato) Gallo, segretamente, si ritira dall'accampamento, sfugge dalle mani dei nemici e raggiunge gli assediati: poiché vede le sentinelle nemiche radunate, a distanza dall'accampamento scaglia la lancia con la lettera. Questa, in realtà, si conficcò nella torre e non fu notata dai nostri per due giorni: finalmente il terzo giorno per caso viene vista da un soldato e viene recapitata a Cicerone.
Versione tratta da: Cesare
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In omnibus proeliis et expeditionibus...
In tutte le battaglie e le spedizioni c'è tale condizione, e vale a dire, che ciò che giova a te, procuri danno all'avversario, e ciò che, al contrario, giova a quello, danneggi sempre te. Mai, dunque, dobbiamo fare oppure omettere (di fare) qualcosa secondo la volontà dell'avversario, ma (dobbiamo) compiere unicamente quello che giudichiamo utile per noi. Chiunque, qualora imiti ciò che il nemico fa per sé, comincia a lavorare a proprio sfavore; e inoltre, qualsiasi cosa avrà fatto ciascuno in proprio favore, sarà a danno dell'avversario, qualora quello avrà voluto imitarlo. È meglio sconfiggere il nemico con la fame, o con la sorpresa, o ancora con il terrore, che (sconfiggerlo) con lo scontro aperto, nel quale la sorte è solita avere un potere più grande del valore. E non esistono piani migliori di quelli che l'avversario abbia ignorato prima che tu li metta in pratica. Dopo uno scontro, è meglio mantenere ciascun soldato nella sua postazione, piuttosto che spargere troppo largamente le truppe. Difficilmente viene sconfitto colui che riesce a fare corrette valutazioni riguardo alle proprie truppe e a quelle dell'avversario.
Versione tratta da: Vegezio
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Oggi, nei campi rigogliosi e fecondi, sono venuti gli dei agresti, con straordinaria gioia: per primo è venuto Bacco, e dalla sua testa pendeva dolce uva, mentre le tempie di Cerere erano cinte di spighe mature e Saturno mostrava la falce agreste. Oggi la fertile terra ha riposato, ha riposato anche l'operoso aratore, e si sono interrotti i duri lavori degli uomini e dei buoi. Un agnello sacro è stato portato dai giovani all'altare, un austero sacerdote lo ha sacrificato agli dei agresti, ed ha pregato così: O dei della patria, siate memori della nostra devozione! Allontanate dai nostri confini le spiacevoli malattie, e tenete lontani i lupi feroci dai miti agnelli! Concedete a noi un clima salubre e un raccolto abbondante, poiché vi abbiamo sempre venerato. Poi i vecchi misero grandi pezzi di legno in un fuoco splendente, e la moltitudine dei giovani schiavi raccolse per il colono tutti i frutti, e costruì capanne con i rami.
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Un tempo Roma era una città grande e forte, ma i giovani dei Romani non avevano né mogli, né prole; così i cittadini erano afflitti dalla tristezza. Allora il re Romolo, su consiglio dei senatori, invia una delegazione alle città dei popoli confinanti, e chiede alleanza e matrimoni. Ma la delegazione non viene accolta benevolmente in nessun luogo: i Sabini, per paura delle truppe dei Romani, rifiutano i matrimoni delle loro vergini con i Romani. Allora Romolo rapisce le loro donne con l'inganno. Infatti prepara dei grandi giochi per Nettuno, e manda a chiamare a Roma la moltitudine dei Sabini: gli uomini arrivano con le mogli, con i figli e con le figlie. Quando arriva il momento dello spettacolo, mentre le menti e gli sguardi dei Sabini sono concentrati sullo spettacolo, i giovani dei Romani rapiscono improvvisamente la gran parte delle vergini, e le sposano. E così la popolazione Romana viene accresciuta. Ma i genitori delle vergini biasimavano l'azione dei Romani, e non mantenevano il biasimo solamente in casa, così inviano una delegazione a T. Tazio, re dei Sabini. In questo modo, tra Romani e Sabini divampa una nuova e feroce guerra.
Versione tratta da: Livio
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Albae Longae, in Latii opulento...
Ad Alba Longa, nella ricca città del Lazio, regna Numitore. Amulio, fratello di Numitore, scaccia il sovrano e conquista il regno di Alba. Aggiunge il crimine al crimine: uccide i figli del fratello e introduce nel collegio delle vergini Vestali la figlia Rea Silvia. Il destino però, con l'aiuto degli dei, favorisce l'inizio del grande impero: Rea mette al mondo, per stupro, due fanciulli gemelli e li dichiara figli di Marte, dio della guerra, sia perché crede così, sia perché così vuole alleviare la colpa. Il tiranno però getta Rea in carcere e i gemelli nel fiume. Ma il cesto dei gemelli non viene sommerso dall'acqua, e approda alla riva del fiume: lì una lupa offre le mammelle ai fanciulli, e Faustolo, il pastore degli armenti del re, (offre loro) una casa. I gemelli vengono allevati nella piccola capanna di Faustolo, e presto spiccano di gran lunga per coraggio ed ingegno tra gli altri fanciulli. Così, dopo pochi anni, guidano nella città di Alba Longa un manipolo di uomini fidati e coraggiosi, e puniscono con la morte i nefandi crimini di Amulio. Poi stabiliscono di fondare una nuova città.