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Castore e polluce in Aiuto dei romani versione latino Valerio Massimo traduzione libro munera
Cum apud Lacum Regillum A. Postumius dictator et Tusculanorum dux Mamilius Octavius magnis viribus inter se concurrerent ac neutra acies ...
Mentre il dittatore Aulo Postumio e il supremo condottiero dei Tuscolani Mamilio Ottavio si azzuffavano con grandi forze tra loro presso il lago Regillo, non retrocedendo per un certo periodo di tempo nessuna delle due parti, Castore e Polluce, apparsi a difesa dei Romani, sbaragliarono le soldatesche nemiche. Allo stesso modo, durante la guerra macedonica, un tale della prefettura di Rieti, certo Publio Vatinio, mentre era diretto a Roma credette di vedere due giovani di bell'aspetto, che montavano su cavalli bianchi, farglisi incontro ed annunziargli che nel giorno appena trascorso Perseo era stato fatto prigioniero da Paolo. Quando egli riferì la cosa in senato, fu deciso che fosse gettato in carcere come colpevole di avere offeso la maestà dell'ordine senatorio mettendo in giro vuote chiacchiere. Ma quando il giorno dopo il messaggio di Paolo confermò l'avvenuta cattura di Perseo, fu non solo liberato, ma per di più ricevette in dono un campo e l'esenzione da ogni tributo.
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Quare ego tibi oratorem sic iam instituam, si potuero, ut quid efficere possit ante perspiciam. Sit enim mihi tinctus litteris, audierit aliquid, legerit, ista ipsa praecepta acceperit; temptabo quid deceat, quid voce, quid viribus, quid spiritu, quid lingua efficere possit. Si intellegam posse ad summos pervenire, non solum hortabor ut elaboret, sed etiam, si vir quoque bonus mihi videbitur esse, obsecrabo. Tantum ego in excellente oratore et eodem bono viro pono esse ornamenti universae civitati Sin videbitui; cum omnia summa fecerit, tamen ad mediocres oratores esse venturus, permittam ipsi quid velit; molestus magno opere non ero
Perciò ora io ti farò divenire un oratore, se potrò, così da poterne esaminare prima la capacità: voglio che possieda una qualche conoscenza di letteratura, che abbia udito o qualche maestro, che abbia letto qualcosa, che abbia assorbito i precetti retorici. Saggerò che cosa gli si confacia, che cosa sia in grado di fare con la voce, con la resistenza fisica, il respiro, la lingua. Se capirò che può ottenere il livello dei massimi oratori, non solo lo incoraggerò ad applicarsi, ma lo pregherò di farlo, se mi sembrerà anche un uomo onesto: tanto lustro sono persuaso apporti all'intera comunità un oratore eccellente che sia al tempo stesso un uomo onesto. Se avrò invece l'impressione che egli, nonostante ogni sforzo, sia destinato a finire nel ricordo degli oratori mediocri, lo lascerò fare ciò che desidera e non lo infastidirò molto.
VERSIONE ALTERNATIVA stesso titolo diversa
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Feruntur autem sub Plauti nomine comoediae circiter centum atque triginta; sed homo eruditissimus L. Aelius quinque et viginti eius esse solas existimavit. Neque tamen dubium est, quin istaec, quae scriptae a Plauto non videntur et nomini eius addicuntur, veterum poetarum fuerint et ab eo retractatae, expolitae sint ac propterea resipiant stilum Plautinum. Sed enim Saturionem et Addictum et tertiam quandam, cuius nunc mihi nomen non subpetit, in pistrino eum scripsisse Varro et plerique alii memoriae tradiderunt, cum pecunia omni, quam in operis artificum scaenicorum pepererat, in mercatibus perdita inops Romam redisset et ob quaerendum victum ad circumagendas molas, quae "trusatiles" appellantur, operam pistori locasset.
Traduzione
Passano attualmente sotto il nome di Plauto circa centotrenta commedie; ma una persona coltissima, Lucio Elio, ritiene che solo venticinque possano ritenersi di Plauto. E' molto probabile che le commedie che non vengon ritenute opere di Plauto e passino sotto il nome suo, siano state scritte da vecchi poeti e da Plauto riviste e rimaneggiate, e perciò abbiamo il sapore dello stile plautino. Le commedie Il panciapiena, Lo schiavo per debiti e una terza di cui non mi ricordo il nome sarebbero state scritte in un mulino, secondo quanto raccontano Varrone e alcuni altri eruditi, quando, avendo Plauto perduto in commercio tutto il denaro che aveva guadagnato con il lavoro di autore comico, se ne ritornò a Roma senza soldi e, per procacciarsi da mangiare, si impiegò nell'azienda di un mugnaio a girare delle mole trusatiles (spinte a mano).
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Caesar vacuam urbem ingressus dictatorem se fecit. Inde Hispanias petiit. Ibi Pompeii exercitus validissimos et fortissimos cum tribus ducibus, L. Afranio, M. Petreio, M. Varrone, superavit. Inde regressus in Graeciam transiit, adversum Pompeium dimicavit. Primo proelio victus est et fugatus, evasit tamen, quia nocte interveniente Pompeius sequi noluit, dixitque Caesar nec Pompeium scire vincere et illo tantum die se potuisse superari. Deinde in Thessalia apud Palaeopharsalum productis utrimque ingentibus copiis dimicaverunt. Pugnatum est ingenti contentione, victusque ad postremum Pompeius et castra eius direpta sunt. Ipse fugatus Alexandriam petiit, ut a rege Aegypty, cui tutor a senatu datus fuerat propter iuvenilem eius aetatem, acciperant auxilia. Qui, fortunam magis quam amicitiam secutus, occidit Pompeium, caput eius anulum Caesari misit. Quo conspecto Caesar etiam lacrimas fudisse dicitur, tanti viri intuens caput et generi quondam sui.
Cesare entrato nella vuota città, si creò dittatore. Quindi si recò nelle Spagne. Là vinse gli eserciti validissimi e fortissimi di Pompeo coi tre capitani L. Afranio, M. Petreio, M. Varrone. Tornato di là passò in Grecia (e) combattè contro Pompeo. Nella prima battaglia fu vinto e posto in fuga, si salvò peraltro, perché sopravvenendo la notte Pompeo non volle inseguirlo, e Cesare disse che Pompeo non sapeva vincere e che solo in quel giorno Cesare avrebbe potuto esser vinto. Quindi combatterono in Tessaglia presso Paleofarsalo schierando dalle due parti immense forze. Si combattè allora con grande violenza, e Pompeo alla fine fu vinto e il suo campo messo a sacco. Egli stesso posto in fuga guadagnò Alessandria per ricevere aiuti dal re dell'Egitto, al quale dal senato era stato dato come tutore per l'età giovanile di quello. E quello seguendo più la fortuna che l'amicizia uccise Pompeo e mandò a Cesare il capo e l'anello di lui. E scorgendolo si dice che anche Cesare rompesse in lacrime vedendo il capo di un sì grand'uomo e un dì suo genero
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L'attentato ad Agrippina I e II
Versione di latino di np LIBRO MUNERA
PARTE PRIMA
L'attentato ad Agrippina (I)
è la versione 568 di pag 455 del libro munera
Questo è il testo: