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Ἐγώ σοι, ἔφη, νὴ τὸν Δία ἐρῶ, ὦ Σώκρατες, οἷόν γέ μοι φαίνεται. πολλάκις γὰρ συνερχόμεθά τινες εἰς ταὐτὸν παραπλησίαν ἡλικίαν ἔχοντες, διασῴζοντες τὴν παλαιὰν παροιμίαν· οἱ οὖν πλεῖστοι ἡμῶν ὀλοφύρονται συνιόντες, τὰς ἐν τῇ νεότητι ἡδονὰς ποθοῦντες καὶ ἀναμιμνῃσκόμενοι περί τε τἀφροδίσια καὶ περὶ πότους τε καὶ εὐωχίας καὶ ἄλλ' ἄττα ἃ τῶν τοιούτων ἔχεται, καὶ ἀγανακτοῦσιν ὡς μεγάλων τινῶν ἀπεστερημένοι καὶ τότε μὲν εὖ ζῶντες, νῦν δὲ οὐδὲ ζῶντες. ἔνιοι δὲ καὶ τὰς τῶν οἰκείων προπηλακίσεις τοῦ γήρως ὀδύρονται, καὶ ἐπὶ τούτῳ δὴ τὸ γῆρας ὑμνοῦσιν ὅσων κακῶν σφίσιν αἴτιον. ἐμοὶ δὲ δοκοῦσιν, ὦ Σώκρατες, οὗτοι οὐ τὸ αἴτιον αἰτιᾶσθαι. εἰ γὰρ ἦν τοῦτ' αἴτιον, κἂν ἐγὼ τὰ αὐτὰ ταῦτα ἐπεπόνθη, ἕνεκά γε γήρως, καὶ οἱ ἄλλοι πάντες ὅσοι ἐνταῦθα ἦλθον ἡλικίας. νῦν δ' ἔγωγε ἤδη ἐντετύχηκα οὐχ οὕτως ἔχουσιν καὶ ἄλλοις, καὶ δὴ καὶ Σοφοκλεῖ ποτε τῷ ποιητῇ παρεγενόμην ἐρωτωμένῳ ὑπό τινος· "Πῶς," ἔφη, "ὦ Σοφόκλεις, ἔχεις πρὸς τἀφροδίσια; ἔτι οἷός τε εἶ γυναικὶ συγγίγνεσθαι"; καὶ ὅς, "Εὐφήμει," ἔφη, "ὦ ἄνθρωπε· ἁσμενέστατα μέντοι αὐτὸ ἀπέφυγον, ὥσπερ λυττῶντά τινα καὶ ἄγριον δεσπότην ἀποδράς." εὖ οὖν μοι καὶ τότε ἔδοξεν ἐκεῖνος εἰπεῖν, καὶ νῦν οὐχ ἧττον. παντάπασι γὰρ τῶν γε τοιούτων ἐν τῷ γήρᾳ πολλὴ εἰρήνη γίγνεται καὶ ἐλευθερία· ἐπειδὰν αἱ ἐπιθυμίαι παύσωνται κατατείνουσαι καὶ χαλάσωσιν, παντάπασιν τὸ τοῦ Σοφοκλέους γίγνεται, δεσποτῶν πάνυ πολλῶν ἐστι καὶ μαινομένων ἀπηλλάχθαι.
«Sì , per Zeus!», disse. «Ti dirò cosa ne penso, Socrate. Spesso ci riuniamo io e altri che abbiamo all'incirca la stessa età, tenendo fede all'antico proverbio. Orbene, in queste riunioni la maggior parte di noi si lamenta, rimpiangendo i piaceri della giovinezza e ricordando le gioie dell'amore, le bevute, i banchetti e altre cose che si legano a queste; costoro si indignano perché pensano di essere stati privati di grandi beni e sono convinti che allora vivevano bene, mentre quella di adesso non è neanche vita. Alcuni poi deplorano le umiliazioni che subiscono dai familiari perché sono vecchi, e a questo attaccano il solito ritornello della vecchiaia causa di tutti i loro mali. A me però, Socrate, sembra che costoro non adducano la vera ragione, poiché se fosse questa anch'io avrei sofferto di questi stessi mali per via della vecchiaia, così come tutti gli altri che sono giunti a questa età. Ora invece io ho incontrato altre persone che non si trovano in tale stato, e per di più una volta fui presente quando un tale chiese al poeta Sofocle: "Come ti va nelle faccende d'amore Sofocle? Sei ancora in grado di andare con una donna?". E lui rispose: "Taci uomo! Me ne sono liberato con la massima gioia, come se fossi fuggito a un padrone rabbioso e selvaggio". Già allora mi era parso che avesse detto bene, e ora non ne sono meno convinto. Nella vecchiaia infatti, almeno in queste cose, c'è una pace e una libertà assoluta: quando le passioni cessano di tirare e allentano la briglia, si verifica in tutto e per tutto ciò che diceva Sofocle e si può essere liberi da un gran numero di padroni folli.
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La Repubblica 415A 415B 415C Platone
ἐστὲ μὲν γὰρ δὴ πάντες οἱ ἐν τῇ πόλει ἀδελφοί, ὡς φήσομεν πρὸς αὐτοὺς μυθολογοῦντες, ἀλλ’ ὁ θεὸς πλάττων, ὅσοι μὲν ὑμῶν ἱκανοὶ ἄρχειν, χρυσὸν ἐν τῇ γενέσει συνέμειξεν αὐτοῖς, διὸ τιμιώτατοί εἰσιν· ὅσοι δ’ ἐπίκουροι, ἄργυρον· σίδηρον δὲ καὶ χαλκὸν τοῖς τε γεωργοῖς καὶ τοῖς ἄλλοις δημιουργοῖς. ἅτε οὖν συγγενεῖς ὄντες πάντες τὸ μὲν πολὺ ὁμοίους ἂν ὑμῖν αὐτοῖς γεννῷτε, ἔστι δ’ ὅτε ἐκ χρυσοῦ γεννηθείη ἂν ἀργυροῦν καὶ ἐξ ἀργύρου χρυσοῦν ἔκγονον καὶ τἆλλα πάντα οὕτως ἐξ ἀλλήλων. τοῖς οὖν ἄρχουσι καὶ πρῶτον καὶ μάλιστα παραγγέλλει ὁ θεός, ὅπως μηδενὸς οὕτω φύλακες ἀγαθοὶ ἔσονται μηδ’ οὕτω σφόδρα φυλάξουσι μηδὲν ὡς τοὺς ἐκγόνους, ὅτι αὐτοῖς τούτων ἐν ταῖς ψυχαῖς παραμέμεικται, καὶ ἐάν τε σφέτερος ἔκγονος ὑπόχαλκος ἢ ὑποσίδηρος γένηται, μηδενὶ τρόπῳ κατελεήσουσιν, ἀλλὰ τὴν τῇ φύσει προσήκουσαν τιμὴν ἀποδόντες ὤσουσιν εἰς δημιουργοὺς ἢ εἰς γεωργούς, καὶ ἂν αὖ ἐκ τούτων τις ὑπόχρυσος ἢ ὑπάργυρος φυῇ, τιμήσαντες ἀνάξουσι τοὺς μὲν εἰς φυλακήν, τοὺς δὲ εἰς ἐπικουρίαν, ὡς χρησμοῦ ὄντος τότε τὴν πόλιν διαφθαρῆναι, ὅταν αὐτὴν ὁ σιδηροῦς φύλαξ ἢ ὁ χαλκοῦς φυλάξῃ.
Siete cittadini dello stato, siete tutti fratelli, ma la divinità, mentre vi plasmava, a quelli tra voi che hanno attitudine al governo mescolò, nella loro generazione, dell’oro, e perciò altissimo è il loro pregio; ai custodi, argento; ferro e bronzo agli agricoltori e agli altri artigiani. Per questa comunanza di origine dovreste generare figli per lo più simili a voi; ma v’è caso che da loro nasca prole d’argento e da argento prole d’oro, e così reciprocamente nelle altre nascite. Perciò la divinità ordina prima e particolarmente ai governanti di non essere di nessuno tanto buoni guardiani e di non custodire nulla con tanto impegno quanto i figli, osservando attentamente quale tra questi metalli si trovi mescolato nelle anime loro; e se uno stesso loro figlio ha in sé alla nascita bronzo e ferro, di non averne alcuna pietà, ma di usare alla natura il riguardo dovutole e di respingerlo tra gli artigiani o tra gli agricoltori; e reciprocamente, se da costoro nascono figli che abbiano in sé oro e argento, di rendere loro gli onori dovuti e d’innalzare quelli ai compiti di guardia, questi ai compiti di difesa, perché esiste un oracolo per cui lo stato è destinato a perire quando la sua custodia sia affidata al guardiano di ferro o a quello di bronzo.
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Σωκράτης καὶ ἴσως καλῶς λέγεις: τάχα δὲ ὧδε ἄμεινον εἰσόμεθα. λέγεις τινὰς σοφούς; Ἑταῖρος ἔγωγε. Σωκράτης οὐκοῦν οἱ σοφοί εἰσιν σοφίᾳ σοφοί; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης τί δέ; οἱ δίκαιοι δικαιοσύνῃ δίκαιοι; Ἑταῖρος πάνυ γε. Σωκράτης οὐκοῦν καὶ οἱ νόμιμοι νόμῳ νόμιμοι; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης οἱ δὲ ἄνομοι ἀνομίᾳ ἄνομοι; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης οἱ δὲ νόμιμοι δίκαιοι; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης οἱ δὲ ἄνομοι ἄδικοι; Ἑταῖρος ἄδικοι. Σωκράτης οὐκοῦν κάλλιστον ἡ δικαιοσύνη τε καὶ ὁ νόμος; Ἑταῖρος οὕτως. Σωκράτης αἴσχιστον δὲ ἡ ἀδικία τε καὶ ἡ ἀνομία; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης καὶ τὸ μὲν σῴζει τὰς πόλεις καὶ τἆλλα πάντα, τὸ δὲ ἀπόλλυσι καὶ ἀνατρέπει; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης ὡς περὶ καλοῦ ἄρα τινὸς ὄντος δεῖ τοῦ νόμου διανοεῖσθαι, καὶ ὡς ἀγαθὸν αὐτὸ ζητεῖν. Ἑταῖρος πῶς δ᾽ οὔ; Σωκράτης οὐκοῦν δόγμα ἔφαμεν εἶναι πόλεως τὸν νόμον; Ἑταῖρος ἔφαμεν γάρ. Σωκράτης τί οὖν; οὐκ ἔστιν τὰ μὲν χρηστὰ δόγματα, τὰ δὲ πονηρά; Ἑταῖρος ἔστιν μὲν οὖν. Σωκράτης καὶ μὴν νόμος γε οὐκ ἦν πονηρός. Ἑταῖρος οὐ γάρ. Σωκράτης οὐκ ἄρα ὀρθῶς ἔχει ἀποκρίνεσθαι οὕτως ἁπλῶς ὅτι νόμος ἐστὶ δόγμα πόλεως. Ἑταῖρος οὐκ ἔμοιγε δοκεῖ. Σωκράτης οὐκ ἄρα ἁρμόττοι ἂν τὸ πονηρὸν δόγμα νόμος εἶναι. Ἑταῖρος οὐ δῆτα. Σωκράτης ἀλλὰ μὴν δόξα γέ τις καὶ αὐτῷ μοι καταφαίνεται ὁ νόμος εἶναι: ἐπειδὴ δὲ οὐχ ἡ πονηρὰ δόξα, ἆρα οὐκ ἤδη τοῦτο κατάδηλον, ὡς ἡ χρηστή, εἴπερ δόξα νόμος ἐστί; Ἑταῖρος ναί. Σωκράτης δόξα δὲ χρηστὴ τίς ἐστιν; οὐχ ἡ ἀληθής; Ἑταῖρος ναί.
SOCRATE E forse dici bene; ma probabilmente in quest'altro modo noi esamineremo meglio il problema. Pensi che alcuni uomini siano sapienti? AMICO Sì, certamente. SOCRATE Dunque i sapienti sono sapienti in virtù della sapienza? AMICO Sì. SOCRATE E allora i giusti sono giusti per la giustizia? AMICO Assolutamente. SOCRATE Dunque anche coloro che agiscono in conformità alle leggi, lo fanno grazie alla legge? AMICO Sì. SOCRATE Mentre coloro che violano le leggi agiscono così a causa dell'illegalità? AMICO Sì. SOCRATE E coloro che rispettano le leggi sono giusti? AMICO Sì. SOCRATE Invece coloro che le infrangono sono ingiusti? AMICO Sì, sono ingiusti. SOCRATE Dunque la giustizia è ciò che di più bello vi possa essere e così pure la legge? AMICO È così. SOCRATE Al contrario l'ingiustizia e l'illegalità sono la cosa più vergognosa? AMICO Sì. SOCRATE E le une salvaguardano le città e tutto il resto, mentre le altre causano distruzioni e rivolgimenti? AMICO Sì. SOCRATE Così, come bisogna concepire la legge in qualità di bene, allo stesso modo la si deve ricercare come tale. AMICO Come no? SOCRATE Non è forse vero che noi diciamo che la legge è un atto deliberativo dello Stato? AMICO Noi affermiamo proprio questo. SOCRATE E dunque? Non vi sono atti deliberativi buoni e cattivi? AMICO Sì che ce ne sono! SOCRATE Ma assolutamente la legge non può essere cattiva. AMICO No, infatti. SOCRATE Quindi, non è giusto rispondere semplicemente che la legge è un atto delil?erativo dello Stato. AMICO Mi sembra di no. SOCRATE L'affermazione che la legge è una cattiva deliberazione mal si accorderebbe con quanto detto prima. AMICO Sì, certo. SOCRATE Ma anche a me sembra che la legge sia un'opinione; e poiché non è quella cattiva, non è a questo punto evidente che è quella buona, se veramente è un'opinione? AMICO Sì. SOCRATE Ma quale opinione è buona se non quella vera? AMICO Appunto! SOCRATE E l'opinione vera non è forse la scoperta di ciò che è? AMICO È così infatti.
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Σωκράτης ὁ νόμος ἡμῖν τί ἐστιν; Ἑταῖρος ὁποῖον καὶ ἐρωτᾷς τῶν νόμων; Σωκράτης τί δ᾽; ἔστιν ὅτι διαφέρει νόμος νόμου κατ᾽ αὐτὸ τοῦτο, κατὰ τὸ νόμος εἶναι; σκόπει γὰρ δὴ ὃ τυγχάνω ἐρωτῶν σε. ἐρωτῶ γάρ, ὥσπερ εἰ ἀνηρόμην τί ἐστιν χρυσός, εἴ με ὡσαύτως ἀνήρου ὁποῖον καὶ λέγω χρυσόν, οἴομαί σε οὐκ ἂν ὀρθῶς ἐρέσθαι. οὐδὲν γάρ που διαφέρει οὔτε χρυσὸς χρυσοῦ οὔτε λίθος λίθου κατά γε τὸ λίθος εἶναι καὶ κατὰ τὸ χρυσός: οὕτω δὲ οὐδὲ νόμος που νόμου οὐδὲν διαφέρει, ἀλλὰ πάντες εἰσὶν ταὐτόν. νόμος γὰρ ἕκαστος αὐτῶν ἐστιν ὁμοίως, οὐχ ὁ μὲν μᾶλλον, ὁ δ᾽ ἧττον: τοῦτο δὴ αὐτὸ ἐρωτῶ, τὸ πᾶν τί ἐστιν νόμος. εἰ οὖν σοι πρόχειρον, εἰπέ. Ἑταῖρος τί οὖν ἄλλο νόμος εἴη ἄν, ὦ Σώκρατες, ἀλλ᾽ ἢ τὰ νομιζόμενα; Σωκράτης ἦ καὶ λόγος σοι δοκεῖ εἶναι τὰ λεγόμενα, ἢ ὄψις τὰ ὁρώμενα, ἢ ἀκοὴ τὰ ἀκουόμενα; ἢ ἄλλο μὲν λόγος, ἄλλο δὲ τὰ λεγόμενα: καὶ ἄλλο μὲν ὄψις, ἄλλο δὲ τὰ ὁρώμενα: καὶ ἄλλο μὲν ἀκοή, ἄλλο δὲ τὰ ἀκουόμενα, καὶ ἄλλο δὴ νόμος, ἄλλο δὲ τὰ νομιζόμενα; οὕτως ἢ πῶς σοι δοκεῖ; Ἑταῖρος ἄλλο μοι νῦν ἐφάνη. Σωκράτης οὐκ ἄρα νόμος ἐστὶν τὰ νομιζόμενα. Ἑταῖρος οὔ μοι δοκεῖ. Σωκράτης τί δῆτ᾽ ἂν εἴη νόμος; ἐπισκεψώμεθ᾽ αὐτὸ ὧδε. εἴ τις ἡμᾶς τὰ νυνδὴ λεγόμενα ἀνήρετο, ‘ἐπειδὴ ὄψει φατὲτὰ ὁρώμενα ὁρᾶσθαι, τίνι ὄντι τῇ ὄψει ὁρᾶται;’ ἀπεκρινάμεθ᾽ ἂν αὐτῷ ὅτι αἰσθήσει ταύτῃ τῇ διὰ τῶν ὀφθαλμῶν δηλούσῃ τὰ πράγματα: εἰ δ᾽ αὖ ἤρετο ἡμᾶς, ‘τί δέ; ἐπειδὴ ἀκοῇ τὰ ἀκουόμενα ἀκούεται, τίνι ὄντι τῇ ἀκοῇ;’ ἀπεκρινάμεθ᾽ ἂν αὐτῷ ὅτι αἰσθήσει ταύτῃ τῇ διὰ τῶν ὤτων δηλούσῃ ἡμῖν τὰς φωνάς. οὕτω τοίνυν καὶ εἰ ἀνέροιτο ἡμᾶς, ‘ἐπειδὴ νόμῳ τὰ νομιζόμενα νομίζεται, τίνι ὄντι τῷ νόμῳ νομίζεται; πότερον αἰσθήσει τινὶ ἢ δηλώσει, ὥσπερ τὰ μανθανόμενα μανθάνεται δηλούσῃ τῇ ἐπιστήμῃ, ἢ εὑρέσει τινί, ὥσπερ τὰ εὑρισκόμενα εὑρίσκεται, οἷον τὰ μὲν ὑγιεινὰ καὶ νοσώδη ἰατρικῇ, ἃ δὲ οἱ θεοὶ διανοοῦνται, ὥς φασιν οἱ μάντεις, μαντικῇ; ἡ γάρ που τέχνη ἡμῖν εὕρεσίς ἐστιν τῶν πραγμάτων: ἦ γάρ;’ Ἑταῖρος πάνυ γε. Σωκράτης τί οὖν ἂν τούτων ὑπολάβοιμεν μάλιστα τὸν νόμον εἶναι; Ἑταῖρος τὰ δόγματα ταῦτα καὶ ψηφίσματα, ἔμοιγε δοκεῖ. τί γὰρ ἂν ἄλλο τις φαίη νόμον εἶναι; ὥστε κινδυνεύει, ὃ σὺ ἐρωτᾷς, τὸ ὅλον τοῦτο, νόμος, δόγμα πόλεως εἶναι. Σωκράτης δόξαν, ὡς ἔοικε, λέγεις πολιτικὴν τὸν νόμον. Ἑταῖρος ἔγωγε.
SOCRATE Che cos'è per noi la legge? AMICO Ma quale legge è oggetto della tua ricerca? SOCRATE Ma come? è possibile che una legge differisca da un'altra, se considerata sotto l'unico aspetto di essere legge? Esamina bene dunque ciò che io mi trovo a domandarti. Saremmo infatti nella stessa situazione qualora io tichiedessi che cos'è l'oro: se tu, così come ora, mi domandassi di quale oro mai io parli, credo che tu non porresti un giusto quesito, dal momento che l'oro non si differenzia assolutamente in nulla dall'oro, né una pietra da un'altra, se naturalmente si considerino l'oro in sé e la pietra in sé; e così nemmeno una legge differisce da un'altra, ma tutte sono la medesima realtà. Ogni legge infatti è legge allo stesso modo delle altre, non l'una di più, l'altra di meno; dunque io ti chiedo proprio questo: che cos'è la legge in genere? Se quindi hai pronta la risposta, esponila. AMICO Che cos'altro mai potrebbe essere una legge, Socrate, se non ciò che è stato stabilito? SOCRATE Ma come, per te il parlare coincide con le cose dette, o la vista con ciò che si vede, o l'udito con quello che si sente? Oppure, una cosa è il parlare e un'altra ciò che si dice; un conto la vista, un altro ciò che si vede; un conto l'udito, un altro ciò che si ode, e quindi una cosa è la legge, un'altra le regole stabilite? è così o come sembra a te? AMICO Ora queste due realtà mi appaiono distinte. SOCRATE Dunque la legge non si identifica con le norme stabilite. AMICO Non mi pare. SOCRATE Allora che cosa mai può essere la legge? Esamineremo la questione in questo modo. Se qualcuno ci domandasse relativamente a ciò che si è detto proprio ora: «Poiché dite che ciò che si vede è percepito dalla vista, qual è la natura di quest'ultima?». Risponderemmo a costui che essa è quella percezione che attraverso gli occhi rende manifesta la realtà; e se di nuovo ci domandasse: «Allora, se con l'udito si sente ciò che si sente, che cos'è l'udito?». Gli risponderemmo che èquella facoltà che attraverso le orecchie ci rende percepibili i suoni. Allo stesso modo dunque, anche se ci venisse chiesto: «Se le norme stabilite sono fissate dalla legge, qual è l'essenza della legge? è una percezione oppure un atto dimostrativo, come nel caso della scienza che dimostra ciò che insegna; o ancora è una scoperta con cui si trova ciò che si trova, simile alla medicina che scopre ciò che è salutare e ciò che provoca malattia, o simile alla mantica che scopre, secondo quanto dicono gli indovini, ciò che gli dèi hanno in animo? Infatti, come credo, l'arte è per noi scoperta della realtà; o no?» AMICO Certamente. SOCRATE Dunque con quale di queste realtà in particolare noi potremmo far coincidere la legge? AMICO A me sembra che la legge possa essere identificata con i decreti e le deliberazioni. Del resto, chi potrebbe definirla in altro modo? Cosicché, in definitiva, sembra, per quanto tu mi domandi, che la legge sia un atto deliberativo dello Stato. SOCRATE A quanto pare affermi che la legge è dimensione politica. AMICO Sì, certo.
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ἐνταῦθα τοῦ βίου, ὦ φίλε Σώκρατες, ἔφη ἡ Μαντινικὴ ξένη, εἴπερ που ἄλλοθι, βιωτὸν ἀνθρώπῳ, θεωμένῳ αὐτὸ τὸ καλόν. ὃ ἐάν ποτε ἴδῃς, οὐ κατὰ χρυσίον τε καὶ ἐσθῆτα καὶ τοὺς καλοὺς παῖδάς τε καὶ νεανίσκους δόξει σοι εἶναι, οὓς νῦν ὁρῶν ἐκπέπληξαι καὶ ἕτοιμος εἶ καὶ σὺ καὶ ἄλλοι πολλοί, ὁρῶντες τὰ παιδικὰ καὶ ξυνόντες ἀεὶ αὐτοῖς, εἴ πως οἷόν τ᾽ ἦν, μήτ᾽ ἐσθίειν μήτε πίνειν, ἀλλὰ θεᾶσθαι μόνον καὶ συνεῖναι. τί δῆτα, ἔφη, οἰόμεθα, εἴ τῳ γένοιτο αὐτὸ τὸ καλὸν ἰδεῖν εἰλικρινές, καθαρόν, ἄμικτον, ἀλλὰ μὴ ἀνάπλεων σαρκῶν τε ἀνθρωπίνων καὶ χρωμάτων καὶ ἄλλης πολλῆς φλυαρίας θνητῆς, ἀλλ᾽ αὐτὸ τὸ θεῖον καλὸν δύναιτο μονοειδὲς κατιδεῖν; ἆρ᾽ οἴει, ἔφη, φαῦλον βίον γίγνεσθαι ἐκεῖσε βλέποντος ἀνθρώπου καὶ ἐκεῖνο ᾧ δεῖ θεωμένου καὶ ξυνόντος αὐτῷ;
Questo è il momento della vita, amico Socrate – diceva la forestiera di Mantinea –, o mai piú altro, degno di vita per l’uomo, quando contempli la bellezza in sé. Che se un giorno mai tu la scorga, ella non ti parrà da commisurarsi con la ricchezza o il lusso, o gli stupendi fanciulli e giovani, vedendo i quali ora rimani smarrito, e sei pronto, tu e molti altri, pur di tener gli occhi addosso sui vostri amori e di starvene insieme, a non mangiare, se fosse possibile, a non bere, ma solo a contemplarli e a conviverci. Che cosa allora dovremmo pensare, se capitasse ad uno di vedere la bellezza in sé, pura, schietta, non tocca, non contagiata da carne umana né da colori, né da altra vana frivolezza mortale, ma potesse contemplare la stessa bellezza divina nell’unicità della sua forma? Forse credi che sia una vita da sciocco quella di un uomo che tenga lo sguardo su di lei e la contempli con il mezzo che le conviene e viva insieme a lei?