Caesar, nuntiis ad civitatem Haeduorum missis, qui suo beneficio conservatos esse docerent quos iure belli interficere potuisset, tribusque horis noctis exercitui ad quietem datis, castra ad Gergoviam movit. Medio fere itinere equites a Fabio missi, quanto res in periculo fuerit, exponunt. Summis copiis castra oppugnata esse demonstrant, cum crebro integri milites defessis militibus succederent nostrique adsiduo labore defatigarentur, quibus propter magnitudinem castrorum perpetuo esset isdem (riferito a quibus) in vallo permanendum. Dum haec ad Gergoviam geruntur, Haedui, primis nuntiis ab Litavicco acceptis, nullum sibi ad cognoscendum spatium relinquunt. Impellit alios avaritia, alios iracundia et temeritas, quae maxime illi hominum generi est innata, ut levem auditionem habeant pro re comperta

Cesare, inviati gli ambasciatori presso la città degli Edui, per informare che erano stati mantenuti nel proprio beneficio quelli che in base al diritto di guerra avrebbe potuto uccidere, e concesse all'esercito tre ore della notte per il riposo, mosse l'accampamento verso Gergovia. Quasi ametà del tragitto i cavalieri inviati da Fabio esposero, quanto la situazione si trovasse in pericolo. Attestarono che l'accampamento era stato attaccato da grandissime milizie, dato che i soldati freschi subentravano spesso al posto dei soldati stanchi ed i nostri erano spossati a causa del continuo lavoro, proprio questi stessi per la grandezza dell'accampamento bisognava che rimanessero continuamente entro la trincea. Mentre queste cose si compivano a Gergovia, gli Edui, ricevute le prime notizie da Litavicco, non si concessero alcun momento per investigare. L'avarizia spinse alcuni, l'irrascibilità altri, e l'avventatezza, che era innata soprattutto in quella categoria di uomini, indusse a considerare una leggera diceria come cosa certa.