Ερμοκρατης, των δουλων εν Συρακουσαι επανισταντων και χειρος πολλης οικετικης αθροιζομενης... οι προς Αθηναιους ηυτομολουν.
Ermocrate, poiché a Siracusa gli schiavi (genitivo assoluto) erano insorti (ἐπανίστημι part. aor. gen. pl. ) e (ἠθροισμένης = ἀθροίζω part. Perf. ) si era radunata un grande schiera di servi, mandava (ἔπεμπε imperf. πέμπω) al loro capo (τὸν ἡγούμενον da ἡγέομαι part. Sostant. ) Sosistrato, Daimaco come ambasciatore, (che era) uno degli Ipparchi che era per lui un confidente ed un amico, annunciando che gli strateghi ammirando il suo coraggio li lasceranno (ἀφίημι futuro ) tutti liberi, (ὁπλίζω futuro) che li armeranno tutti, che gli daranno una paga adeguata, e che indicano lo stesso Sosistrato a esercitare il comando dell'operazione [lett. Indicano lo stesso Sosistato come colui che esercita il comando]; e che bisognava (ἐχρῆν impf. ind. a. 3. sg. - χρή – χράω) che lui stesso andasse (inf. ἥκω) per consultarsi (βουλευσόμενονpart. Fut. Βουλεύω part. Futuro valore finale) con gli strateghi per sollecitare (κατεπείγοῑ, κατεπείγω pres ottativo att. 3a sg) le necessità dei soldati. Sosistrato confidando nell'amicizia di Daimaco, si reca da quelli con venti migliori comandanti degli schiavi. Ma quando quelli chiedevano venivano imprigionati. Ermocrate catturava gli schiavi e giurava (ὤμνυ imperf. 3A sing di ὄμνυμι) che a loro non sarebbe successo nulla di terribile se ciascuno ritornava dal proprio padrone. Questi persuasi, facevano ritorno (a casa), tranne solo trecento (sott. di loro) che passavano dalla parte degli Ateniesi (imperf. αὐτομολέω - πρός τινα αὐτομολεῖν passare dalla parte di qcn).
(By Vogue)