IL CAPRAIO LAMONE SALVA UN NEONATO ABBANDONATO VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista TRADUZIONE dal libro Ellenion
Ἐν τῷδε τῷ ἀγρῷ νέμων αἰπόλος, Λάμων τοὔνομα, παιδίον εὗρεν ὑπὸ μιᾶς τῶν αἰγῶν τρεφόμενον. Δρυμὸς ἦν καὶ λόχμη βάτων καὶ κιττὸς ἐπιπλανώμενος καὶ πόα μαλθακή, καθ᾽ ἧς ἔκειτο τὸ παιδίον. Ἐνταῦθα ἡ αἲξ θέουσα συνεχὲς ἀφανὴς ἐγίνετο πολλάκις καὶ τὸν ἔριφον ἀπολιποῦσα τῷ βρέφει παρέμενε. Φυλάττει τὰς δια δρομὰς ὁ Λάμων οἰκτείρας ἀμελούμενον τὸν ἔριφον, καὶ μεσημβρίας ἀκμαζούσης κατ᾽ ἴχνος ἐλθὼν ὁρᾷ τὴν μὲν αἶγα πεφυλαγμένως περιβεβηκυῖαν, μὴ ταῖς χηλαῖς βλάπτοι πατοῦσα, τὸ δὲ ὥσπερ ἐκ μητρῴας θηλῆς τὴν ἐπιρροὴν ἕλκον τοῦ γάλακτος. Θαυμάσας, ὥσπερ εἰκὸς ἦν, πρό- σεισιν ἐγγὺς καὶ εὑρίσκει παιδίον ἄρρεν, μέγα καὶ καλὸν καὶ τῆς κατὰ τὴν ἔκθεσιν τύχης ἐν σπαργάνοις κρείττοσι· χλανίδιόν τε γὰρ ἦν ἁλουργὲς καὶ πόρπη χρυσῆ καὶ ξιφίδιον ἐλεφαντόκωπον. Τὸ μὲν οὖν πρῶτον ἐβουλεύσατο μόνα τὰ γνω- ρίσματα βαστάσας ἀμελῆσαι τοῦ βρέφους· ἔπειτα αἰδεσθεὶς εἰ μηδὲ αἰγὸς φιλανθρωπίαν μιμήσεται, νύκτα φυλάξας κομίζει πάντα πρὸς τὴν γυναῖκα Μυρτάλην, καὶ τὰ γνω ρίσματα καὶ τὸ παιδίον καὶ τὴν αἶγα αὐτήν.
In questo podere un capraio di nome Lamone, mentre era al pascolo, trovò un bambino che veniva allattato da una delle sue capre. C'erano un boschetto e una macchia di rovi, edera abbarbicata un pò ovunque e una coltre di soffice erbetta su cui giaceva il bambino. Qui correva senza posa la capra che egli spesso vedeva sparire: lasciava il suo piccolo e se ne stava a guardia del neonato. Lamone spia attento questo va e vieni, mosso a compassione dal cucciolo così trascurato, finché, a mezzogiorno inoltrato, seguendone le tracce, vede la capra che si è posta sul bambino con cautela, per non fargli male con gli zoccoli, e quello intento a succhiare il latte che scorre, come fossero le mammelle di sua madre. Comprensibilmente stupito, si avvicina e trova un maschietto, grasso e bello, avvolto in fasce così preziose da non giustificare la triste sorte di quell'abbandono: il bimbo, infatti, era vestito con una mantellina di porpora e aveva una fibbia d'oro e uno spadino con l'impugnatura in avorio.
Il suo primo impulso fu di raccogliere solo gli oggetti utili al riconoscimento e di ignorare il bambino; poi, però, vergognatosi di mostrarsi meno umano di una capra, aspetta che venga notte e porta tutto alla moglie Mirtale: i segni di riconoscimento, il pargolo e persino la capra. «Le capre partoriscono bambini?!», domanda la donna sbigottita. Egli, allora, le fa un racconto dettagliato in ogni particolare, spiegando come avesse trovato il piccolo esposto, come lo avesse visto prendere il latte, come si fosse vergognato di abbandonarlo a morte certa. Con il pieno consenso anche di lei, i due nascondono gli oggetti lasciati insieme al bimbo, lo adottano come un figlio e ne affidano lo svezzamento alla capra. Perché poi anche il nome del fanciullo riecheggiasse il mondo dei pastori, decisero di chiamarlo Dafni.