LA VITA DI UN TIRANNO NON E' FELICE
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE
Il poeta Simonide una volta giunse presso il tiranno Ierone. Essendo tempo di riposo Simonide disse ad entrambi: " O Ierone, vorresti forse raccontarmi le cose più belle che hai visto di me?". "E quali sono queste cose -diceva Ierone- le quali io potrei sapere meglio di te che sei certamente un uomo saggio?". "So -diceva- di te che sei stato un libeo cittadino ed ora sei un tiranno; dunque è verosimile che dopo aver conosciuto entrambe come sai meglio di me che la vita del tiranno e del cittadino semplice porta agli uomini sia sofferenze che gioie". "So per certezza, o Simonide, e ti dico che i tiranni partecipano pochissimo alle grandi cose buone, si guadagnano moltissimo i più grandi mali. Infatti è lecito che la pace sia un grande bene per gli uomini, ai tiranni spetta una piccolissima parte; se la guerra fosse il più grande male vi avrebbero preso parte un numero più grande di tiranni. Se la città di questi non combatte direttamente una guerra civile, per i privati cittadini è lecito non marciare dovunque non vogliano affatto, se temono che qualcuno li uccida, mentre i tiranni marciano ovunque per il territorio nemico. Poi se i cittadini privati servono come soldati per la città, ma poiché non vengono verso la propria patria, essi credono di avere la salvezza, dopo che i tiranni giungono alla città, subito i tiranni capiscono di essere tra la maggior parte dei nemici".