Vis mortiferi morbi quondam in finibus atticae funestus reddidit agros, vias vastavit, incubuit omni populo athenarum. inde cives catervatim morbo mortique dabantur. Principio gerebant caput incensum fervore et oculos rubentes suffusa luce. fauces sudabant intrinsecus atrae sanguine, et via vocis, saepta ulceribus, coibat atque lingua manabat cruore, debilitata morbo, motu gravis, aspera tactu. Inde, ubi morbi vis per fauces compleverat pectus et confluxerat in ipsum cor, tum omnia vitae claustra lababant. Spiritus volvebat ex ore taetrum odorem eodem modo quo perolent rancida cadavera. Atque prorsus vires totius animi et omne corpus languebant iam in limine leti. Multa iam mortis imminentis signa dabantur: perturbata mens, triste supercilium, furiosus vultus et acer, plenae sonoribus aures, creber spiritus, sudor per collum madens, per fauces rauca tussis, cavati oculi, cava tempora, compresse nares, rictus in ore iacens, frons tenta tumebat.
La forza del morbo mortale una volta generò nei confini dell'Attica campi contaminati da cadaveri, devastò le strade, si precipitò su tutto il popolo di Atene. Quindi i cittadini erano esposti numerosi alla malattia e alla morte. All'inzio la testa veniva trattata col calore dell'incenso e gli occhi rossi con la luce soffusa. Le bocche trasudavano internamente nell'atrio sangue, e la via della voce, chiusa da un'ulcera, si stringeva e la lingua sgorgava sangue, indebolita dal morbo, un movimento grave, ruvido al tatto. Quindi, dove il petto era riempito dalla forza del morbo attraverso le bocche e il cuore in quello stesso era confluito, allora lavavano tutte le gabbie della vita. Lo spirito esalava dalla bocca un odore tetro e nello stesso modo in cui puzzano i cadaveri rancidi. E proprio le forze di tutti gli animi e da tutto il corpo si indebolivano già nell'ingresso della morte. Erano già dati molti segni della morte imminente, la mente turbata, il sudore mandido sul collo, dalla bocca tosse roca, occhi scavati, le narici compresse