Narrant olim astrologum quendam qui noctu sidera contemplaturus saepe domo agrediebatur, olim, cum extra urbem ambulans oculos et mentem in astris defixos teneret, puteum non vidisse et in eum delapsum esse. Quo casu cum is vehementer quereretur et frustra ut illinc evaderet niteretur, viatur quidam qui forte per ea loca transgrediebatur, hominis gemitibus auditis, um ad puteum accessisset, eum vidit et, nulla interposita mora, ei succurrit et auxilium praebuit ut puyeo egrederetur. Cum astrologus a pavore se recepisset, viator eum percontatus est quis esset et quid solus ibi media nocte faceret. Tum astrologus narravit se in puteum delapsum ese quia illum non viderat, quod (=dato che) oculos in caelum defixos tenebat ut sidera contemplaretur. Tum viator respondit: Ego vero admiror te, dum caelestia tam diligenter contemplaris, terrena, quae antre pedes tuos sunt, non intueri. oculis proinde ducibus um deambulas!.
Narrano che una volta un astronomo, che di notte spesso aveva intenzione di guardare le stelle, usciva di casa, quando, camminando fuori dalla città, tenendo fissi gli occhi e la mente alle stelle, non vide una buca e vi cadde. E poiché si lamentava molto per quella caduta e inutilmente si sforzava di uscire da quel luogo, un viandante che per caso passava per quel luogo, uditi i lamenti dell'uomo, dopo essersi avvicinato al pozzo, lo vide e, senza alcun indugio, lo soccorse e gli affrì aiuto per uscire dalla buca. Dopo che l'astronomo si riprese dalla paura, il viandante gli domandò chi fosse e che cosa faceva da solo nel mezzo della notte. Allora l'astronomo raccontò che era caduto nella buca poiché non l'aveva vista, dato che teneva gli occhi fissi al cielo per contemplare le stelle. Allora il viandante rispose: " Io davvero mi miraviglio che tu, mentre contempli tanto attentamente i corpi celesti, non vedi le cose terrene, che sono davanti ai tuoi occhi. Quando cammini, dunque usa gli occhi come guida".