Quidam pater familias, qui iam aegerrimus scat, cum nihil aliud haberet, quod filiis relinquere posset, nisi vineam maxime exiguam, liberos arcessivit atque ita dixit: "ex hac vita excedam, filii mei; mors iam mihi imminet nec multum tardabit. Vos profecto existimatis me nihil vobis relicturum esse, quod me semper modicam vitam egisse neque divitias cumulavisse scitis. Nunc vero inopinatam rem vobis revelabo: "in mea vinea divitiae conditae sunt, quas invenietis, si eas diligenter quaesiveritis". Sic post patris mortem filii, cum existimarent in vinea thesaurum defossum esse, illic terram altius fodere coeperunt Thesaurum vero nullum invenerunt: igitur se a patre deceptos esse putaverunt. Sed cum humus subacta esset, vinea uberrimos fructus autumno dedit. Tunc filii intellexerunt quod pater significaverat: labor et industria maximae divitiae sunt.
Un certo padre di famiglia che era ormai molto malato poiché non aveva nient'altro che potesse lasciare ai figli se non una vigna molto piccola fece chiamare i figli e così disse: "Io figli miei, morirò (lett. partirò dalla vita), la morte ormai incombe su di me e non tarderà molto. Voi sicuramente ritenete che io non vi lascerò niente poiché sapete che io ho sempre trascorso una vita modesta e non ho accumulato ricchezze. Ora in vero vi rivelerò una cosa inaspettata: "nella mia vigna ci sono ricchezze nascoste se voi le avrete cercate diligentemente". Così dopo la morte del padre, i figli poiché ritenevano che il tesoro fosse seppellito nella vigna iniziarono a scavare qua e là la terra. A dire il vero non trovarono alcun tesoro. Pensarono dunque che fossero stati ingannati dal padre. Ma quando la terra fu dissodata, diede frutti molto abbondanti in autunno. Allora i figli capirono che ciò che il padre il padre aveva inteso: (ovvero che) la fatica e l'operosità sono le più grandi ricchezze.