Servus summa hieme nolebat diluculo e lecto surgere et in opus incumbere. Non dicebat nullum opus hieme exequendum esse: terra frigore riget et rura gelu clauduntur: ideo nec terra aranda, nec uva vindemianda est, nec fructus legendi sunt. Tum dominus: "Heus, serve sceleste", inquit "nonne etiam hieme es?" Etiam cum foras terra glaciat aut ningit intus bubile purgandum, itemque ovile, et laetamen in sterquilinium efferendum est, villa perverrenda, munditae faciandae stunt, dolia lavanda et picanda, ollae plumbo albo arciendae, vestiamenta familiarae suenda et cetera. Ergo, scelerate, si vis esse nec scuticam experiri, quocumque anni tempore primo diloculo e lecto tibi surgendum nec umquam ab opere cessandum est".

Un servo nel cuore dell'inverno non voleva alzarsi all'alba dal letto ed applicarsi al lavoro. Affermava che in inverno non bisognava eseguire alcuna attività: la terra è irrigidita dal freddo e le campagne sono impraticabili: perciò non bisogna né arare la terra, né vendemmiare i grappoli d'uva, né raccogliere i frutti. Allora il padrone disse: "ascolta, servo scellerato, non è forse vero che sei ancora in inverno?" Anche quando la terra si ghiaccia all'esterno o nevica all'interno della stalla da pulire, e parimenti all'interno l'ovile, bisogna trasportare il letame nel letamaio, bisogna spazzare la villa, bisogna pulire, bisogna lavare ed impeciare le botti, bisogna riporre le pentole di piombo chiaro, cucire gli abiti della famiglia e tutte le altre cose. Dunque, scellerato, se non vuoi assaggiare la frusta, in qualsiasi stagione dell'anno devi alzarti alle prime luci dell'alba dal letto e non devi mai cessare di lavorare. (By Maria D.)