Quis nostrum contentus fuit aut leviter rogari aut semel? Quis non, cum aliquid a se peti suspicatus est, frontem adduxit, vultum avertit, occupationes simulavit, longis sermonibus et variis artibus necessitates petentium elusit? Quis non, in angusto vero comprehensus, aut distulit, id est timide negavit, aut promisit, sed difficulter, sed subductis superciliis, sed malignis et vix exeuntibus verbis? Nemo autem libenter debet, quod non accepit, sed expressit. Gratus adversus eum esse quisquam potest qui beneficium aut superbe adiecit aut iratus impegit aut fatigatus, ut molestia careret, dedit? Errat si quis sperat responsurum esse sibi, quem dilatione lassavit, expectatione torsit.

Chi di noi si accontentò di essere pregati o leggermente o una volta? Chi, quando sospettò che gli venga chiesto qualcosa, non ha teso la fronte, ha distolto il volto, ha simulato occupazioni, ha eluso le necessità dei richiedenti con lunghi discorsi e vari artifizi? Chi, incappato in una reale ristrettezza, (difficoltà), o appreso sotto gamba, (rinviato), cioè ha timidamente negato, o ha ha garantito, ma difficilmente, ma aggrottate le sopracciglia, ma con parole maligne e che a stento vengono pronunciate? Nessuno in verità volentieri deve, ciò che non ha ricevuto, ma è oppresso. Ognuno che aggiunge un beneficio o superbamente o adirato lo ha imposto o affaticato, per essere privo di molestia (per non avere fasticio), lo ha concesso potrebbe essere grato verso costui? Sbaglia se qualcuno spera che gli verrà contraccambiato, colui che ha stancato con il rinvio, si è dilaniato nell'attesa.
(By Maria D.)

Versione tratta da Seneca