Et studiis diversis apud principem certabatur adseverantium non adeo aegram (esse) Italiam ut senatum suppeditare urbi suae nequiret. Suffecisse olim indigenas consanguineis populis nec paenitere veteris rei publicae. Quin adhuc memorari exempla, quae priscis moribus ad virtutem et gloriam Romana indoles prodiderit. An parum (esse) quod Veneti et Insubres curiam inruperint, nisi coetus alienigenarum velut captivitas inferatur? Quem ultra honorem (fore) residuis nobilium, aut si quis pauper e Latio senator foret? Oppleturos (esse) omnia divites illos, quorum avi proavique hostilium nationum duces exercitus nostros ferro vique ceciderint, et divum Iulium apud Alesiam obsederint. Recentia haec (esse): quid, si memoria eorum moreretur qui sub Capitolio et arce Romana manibus eorundem perissent: fruerentur sane vocabulo civitatis; insignia patrum, decora magistratuum ne vulgarent.

E si gareggiava con propositi diversi presso il principe da parte di coloro che affermavano che l'Italia non era afflitta a tal punto, da non essere in grado che il senato sopperisse alla propria città. Una volta gli uomini del posto bastavano ai popoli consanguinei e non ci si doleva dell'antico stato. Anzi si ricordano ancora gli esempi, che l'indole romana produceva dagli antichi costumi alla virtù e alla gloria. Forse è poco il fatto che i Veneti e gli Insubri Sarebbero irrotti nella curia, se l'adunanza dei forestieri non fosse gettata come una prigionia? Quale onore avrebbero avuto in più i restanti tra i nobili, a meno che non ci fosse stato qualche senatore povero del Lazio? Quei ricchi avrebbero riempito ogni cosa, i cui nonni e bisavoli condottieri dell'esercito delle nazioni ostili avrebbero rovesciato i nostri con il ferro e la forza, e avrebbero assediato il divo giulio presso Alesia. Queste sono le cose recenti: che cosa, se la loro memoria si estinguesse sarebbero morti sotto il Campidoglio e la rocca romana per via delle mani di costoro: fruissero a ragione del nome di cittadini; non rendessero volgare le cose pregevoli dei padri, i decori dei magistrati.
(By Maria D. )

Versione tratta da Tacito