Cum conaremur in triclinium intrare, servus nobis procubuit ad pedes ac rogare coepit ut se poenae eriperemus: dicebat magnum non esse peccatum suum, propter quod periclitaretur; subducta enim sibi vestimenta dispensatoris in balneo, quae vix fuissent decem sestertiorum. Rettulimus ergo pedes dispensatoremque in atrio aureos nume­rantem deprecati sumus ut servo remitteret poenam. Superbus ille sustulit vultum et: "Non tam iactura me movet" – inquit – "quam neglegentia nequissimi servi. Vestimenta mea cu­bitoria perdĭdit, quae mihi natali meo cliens quidam donavĕrat, Tyria sine dubio, sed iam semel lota. Quid ergo est? Dono vobis eum". Obligati tam grandi beneficio cum intrassemus triclinium, occurrit nobis ille idem servus, pro quo rogaveramus, et nobis stupentibus spississima basia impegit gratias agens humanitati nostrae. "tatim scietis eum, » – ait – «cui dedistis beneficium. Vinum dominicum ministratoris gratia est".

Quando cercammo di entrare nel triclinio uno schiavo si gettò ai nostri piedi e prese a pregare che lo salvassimo da una punizione: diceva che il suo sbaglio, per il quale correva dei pericoli, era di poco conto; aveva infatti rubato i vestiti dell'amministratore nel bagno, il valore dei quali era si e no di dieci sesterzi. . Girammo i piedi) e pregammo l'amministratore, che nell'atrio stava contando degli aurei, di rimettere la punizione. Quello, superbo, alzò la faccia e: "Non mi spinge tanto il danno" disse "quanto la trascuratezza di un pessimo schiavo. Ho perduto i miei abiti da pranzo, senza dubbio di Tiro che mi aveva donato un cliente per il mio compleanno, ma già lavati una volta. Che volete dunque che faccia? Ve lo regalo". Grati per un cosi grande benefìcio, quando entrammo nel triclinio ci corse incontro quello stesso schiavo, per il quale avevamo interceduto, e a noi sorpresissimi diede moltissimi baci ringraziandoci del nostro buon cuore. "Conoscerete subito chi è colui" disse "al quale avete fatto del bene. Il vino del padrone è il ringraziamento del coppiere".