Tabellarius domum Iulii venit, qui epistulam Aemiliae attulit. Ianitor eum primo in villam admittere nolebat; tamen ille intravit et epistulam ostendit ostiario; qui statim epistulam prehendit et in atrio ad dominam suam tulit. Aemiliam ceram aspiciens signum amicae sue cognovit, cui nomen erat Metella. Postquam signum rupit, epistulam legere coepit, qua amica rem tristem, quae ei acciderat, narrabat. Metella enim planis verbis scripserat "se infelicem esse": "amicum suum in Graeciam profectum" narrabat neque sperabat "se eum visuram esse" usque ad finem anni. Amicus, qui mercator erat, dixerat "se procul ab oppido haud longum tempus mansurum esse"; tamen affirmaverat "se officia sua neglegere non posse sibique a mercatoribus Graecis merces emere opus esse. Sed Metella amicum mentiri eamque fallere putabat. "Tales sunt viri, mea Aemilia!" scripserat in epistula "Ille mihi amorem suum numquam minorem futurum esse, immo vero auctum iri' promiserat!"Cum Metella ad portum Ostiae amicum proficiscentem saltutatum ivit, a longe clamavit: "Revertere ad me! Noli me solam relinquere!" - sed vox eis difficilis erat auditu, neque amicus eam videre potuerat, quia navis quam celerrime portum deseruerat et brevi e conspectu Metellae abierat. Aemilia dolebat quod Metella scripserat "se miserrima, esse atque cotidie multis cum lacrimis flere, sed sciebat virum illum non esse improbum; ergo certa erat eum brevi rediturum esse ad amicam suam. Aemilia enim eum amicam suam reliquisse credere non poterat. Post tres menses Aemiliam alteram epistulam accepit, quae Metella eam narravit "amicum e Graecia rediisse sibique donum pulcherrimum dedisse" Amicus enim e Graecia anulum magni pretii secum tulerat, eumque Metelllae dederat. Metella laetissima erat.

Il corriere, che recapitò una lettera ad Emilia, giunse a casa di Giulio. Il portinaio inizialmente non voleva farlo entrare nella villa; tuttavia quello entrò e mostrò la lettera al guardiano della porta; costui prese subito la lettera e la consegnò nell'atrio alla sua padrona. Emilia osservando la cera riconobbe il sigillo della sua amica, che si chiamava Metella. Dopo che ruppe il sigillo, iniziò a leggere la lettera, nella quale l'amica raccontava un episodio triste, che le era accaduto. Metella aveva infatti scritto a chiare parole "che era infelice": raccontava che il suo amico era partito per la Grecia e non sperava "che l'avrebbe rivisto fino al termine dell'anno. L'amico, che era un mercante, aveva detto " che sarebbe rimasto per un periodo non lungo lontano dalla città"; Tuttavia aveva affermato "che non avrebbe trascurato i propri doveri e che per lui era necessario acquistare la mercanzia dai mercanti Greci. Ma metella riteneva che l'amico mentisse e che lei era tratta in inganno. Così sono gli uomini, Emilia mia" quello aveva scritto nella lettera che il suo amore per me non sarebbe mai stato minore (di meno, non sarebbe mai diminuito), anzi in verità sarebbe aumentato. aveva promesso, "quando Metella andò al porto per salutare l'amico che partiva per Ostia, gridò da lontano: che sarebbe ritornato da me, non mi avrebbe lasciata sola. - ma la voce era per lei difficile da udire, e l'amico non era riuscito a vederla, perché la nave che aveva lasciato molto velocemente e brevemente il porto si era allontanata dallo sguardo di Metella. Emilia si dispiaceva per il fatto che Metella aveva scritto che era molto infelice, e che piangeva a gran lacrime ogni giorno, ma sapeva che quell'uomo non era disonesto; perciò era certa che in breve tempo costui sarebbe ritornato dalla sua amica. Emilia infatti non poteva credere che lui lasciasse la sua amica. Dopo tre mesi Emilia ricevette un'altra lettera, in cui Metella le narrò che l'amico era ritornato dalla Grecia e che le aveva dato un bellissimo regalo." L'amico infatti aveva portato con sè dalla Grecia un anello di gran valore, e lo aveva dato a Metella. Metella era felicissima.(by Maria D.)