Forte quadam die me magno opere Byrrhena invitavit, ut apud eam cenulae interessem. Ergo Photis erat adeunda et eius consilium velut auspicium petendum esse. "Heus tu", inquit, "cave regrediaris cena maturius. Nam vesana factio nobilissimorum iuvenum pacem publicam infestat; passim trucidatos per medias plateas videbis iacere, nec praesidis auxilia levare civitatem tanta clade possunt. Tibi vero fortunae splendor insidias poterit adferre". "Sine cura" inquam "sis, Photis mea. Nam praeter quod epulis alienis voluptates in domo mea anteferrem, metum etiam istum tibi demam maturata regressione. Nec tamen incomitatus ibo. Nam gladiolo solito cinctus, ipse salutis meae praesidia gestabo". Sic paratus cenae me committo.
Per caso un giorno Birrena mi invitò con insistenza, ad essere presente ad un pranzetto presso di lei. Dunque bisognava avvicinare Potide e chiedere il parere (consiglio) per meglio dire l'augurio di costei. Disse: "Ascolta tu bada ad allontanarti più presto dalla cena (congiuntivo esortativo con valore imperativo). Infatti una fazione malsana dei giovani più nobili infesta la pace pubblica; vedrai giacere i trucidati al centro delle piazze, né i supporti dei governatori della città possono sollevare la città da una strage così grande. In verità lo splendore della fortuna ti potrebbe arrecare un'insidia". Direi "che tu sia senza preoccupazione, Fotide mia. Infatti oltre al fatto che preferirei ai banchetti altrui i piaceri a casa mia, ti toglierei anche questa paura con una ritirata anticipata. Tuttavia non andrò non accompagnato. Infatti cinto del mio solito pugnale, io stesso porterò i presidi della mia salvezza". Così pronto mi predispongo per la cena.
(By Maria D.)
Versione tratta da Apuleio