Pygmalion, Beli filius, postquam mira arte niveum ebur sculpsit, ei dat formam pulcherrimae puellae, qua nulla pulchrior nasci potest. Artifex suo opere gaudet neque fatetur id adhuc ebur esse; cum signo loquitur, blanditias illi adhibet, ornat vestibus artus, dat gemmas digitis, monilia collo. Cum Veneris festus dies venit, Pygmalion divino munere fungitur; ad aras deinde consistit atque dicit: «Si, di, dare cuncta potestis, audeo a vobis petere, vestro auxilio fisus, ut coniugem similem eburneae puellae habere possim». Ut domum revertitur, osculum simulacro dat; statim ebur tepet, rigorem deponit, digitis cedit. Pygmalion stupet, veretur se falli, sed laetatur tandem: puella iam vivum corpus est. Tum vero ille laetitia plena verba concipit, quibus Veneri gratias agit; postea puellam uxorem ducit.

Pigmalione, figlio di Belo, dopo che con ammirevole arte scolpì il bianco avorio, gli diede la forma di una bellissima fanciulla, rispetto alla quale non poteva nascere alcuna di più bella. L'artista gioì della propria opera e non riconosceva (poteva credere) che ciò era avorio; quando parlava alla statua, utilizzava lusinghe per lei, ornava gli arti di vestiti, metteva le gemme alle dita, i monili al collo. Quando giunse il giorno festivo di Venere, Pigmalione eseguì il dovere divino; poi si fermò presso l'altare e disse: "se, dèi, se poteste dare tutte quante le cose, oserei chiedervi, confidando nel vostro aiuto, di poter avere una moglie simile ad una fanciulla d'avorio". Non appena fece ritorno a casa, baciò la statua; subito l'avorio prese vita, abbandonò il freddo, cedette alle dita. Pigmalione fu pieno di stupore, temeva che si stesse sbagliando, ma alla fine si allietò: la fanciulla era ormai un corpo vivo. Allora questi in verità espresse parole piene di gioia, con cui ringraziò Venere; poi sposò la fanciulla.
(By Maria D. )

Versione tratta da Ovidio