Socrates, vir sapientissimus, bonum solum petendum esse a dis immortalibus arbitrabatur, quia ii demum scirent quid unicuique esset utile. Idem, ab adulescentulo quodam consultus utrum uxorem duceret an se omni matrimonio abstineret, respondit, utrum eorum fecisset, acturum esse paenitentiam. «Hinc te», inquit, «solitudo, hinc orbitas, hinc generis interitus, hinc heres alienus excipiet, illinc perpetua sollicitudo, contextus querellarum, dotis exprobratio, garrula socrus lingua, incertus liberorum eventus». Idem, cum ab Atheniensibus capitis (= a morte) damnatus esset fortique animo et constanti vultu potionem veneni e manu carnificis accepisset, admoto iam labris poculo, uxore Xanthippe inter fletum et lamentationem vociferante eum innocentem periturum esse, «Quid ergo?» inquit «nocentem me mori satius esse duxisti?». Quanta fuit eius viri sapientia, cuius ne in ipso quidem vitae excessu oblivisci potuit!
Socrate, uomo sapientissimo, credeva che bisognasse ottenere soltanto dagli dèi immortali il bene, perché questi sapevano soltanto cosa fosse utile per ognuno. Egli stesso, consultato da un giovinetto se dovesse sposarsi o se dovesse desistere da ogni matrimonio, rispose, se avesse fatto entrambe le cose avrebbe fatto penitenza. Disse "da un lato ci sarebbe per te la solitudine, la mancanza di figli, la fine della stirpe, raccoglierà in eredità un erede straniero, dall'altro una continua preoccupazione, una mescolanza di lamentele, il rinfaccio della dote, la lingua biforcuta della suocera, un evento incerto dei figli". Lo stesso, essendo stato condannato a morte dagli Ateniesi e avendo accettato con animo sereno ed il volto impassibile la pozione del veleno dalla mano del carnefice, accostata ormai la coppa alle labbra, mentre la moglie Santippe tra il pianto ed il lamento gridava che costui sarebbe morto da innocente, disse "e allora? Hai considerato tu che sia più che sufficiente che io muoia da colpevole?" Quanta saggezza fu propria di quell'uomo, che neppure nella stessa morte potè dimenticare.
(by Maria D.)
Versione tratta da Valerio Massimo