Socrate, che una volta l’oracolo Apollo aveva giudicato il più saggio degli uomini, fu anche il più tranquillo; la moglie Santippe fu, al contrario, assai scontrosa e litigiosa. Nell’animo di questa donna –così infatti narrano- ardevano ira e fastidio, che Socrate sopportava con animo paziente. Alcibiade rivolse l’attenzione a queste intemperanze femminili verso il marito, e chiese allora a Socrate come potesse tollerare questo e per quale ragione non mandasse via di casa una donna tanto sgradevole e petulante. Dopo aver udito queste cose, Socrate sorrise leggermente e rispose, con animo calmo, con queste parole: “Capisco che tu mi chieda come, Alcibiade,. Mia moglie è veramente sgradevole e petulante, ma, mentre a casa sopporto una tale moglie, io stesso mi abituo e mi abituo a tollerare più facilmente anche le altre cose degli uomini e soprattutto l’insolenza dei miei concittadini e le ingiustizie fuori dalla mia casa”.
Socrate - versione latino Officina
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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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