Romanus quidam, Gavius nomine, a Verre praetore in carcerem erat missus. Cum clam aufugisset, Messanam venit ibique palam dixit se, civem Romanum, a praetore populi Romani in carcerem esse missum. Ibi res audita est a Verre, qui eo ipso die Messanam venerat; quare, furore inflammatus, in forum accurrit. Eius iussu, Gavius comprehensus est, in ipso foro nudatus ac vinctus: virgae expediuntur. Clamabat interea ille miser se civem Romanum esse. At Verres imperavit ut vehementissime verberaretur. Puniebatur igitur virgis in foro Messanae civis Romanus. Neque ulla alia vox illius miseri inter dolorem crepitumque plagarum audiebatur, nisi haec: «Civis Romanus sum». Verres autem, his verbis minime commotus, illum civem Romanum in crucem egit. (da Cicerone)

Un certo romano dal nome di Gavio era stato mandato in carcere dal pretore Verre. Essendo fuggito di nascosto, giunse a Messina e qui, affermò pubblicamente che lui, cittadino romano, era stato condotto in carcere dal pretore del popolo romano. Qui la cosa fu ascoltata da Verre che era arrivato a Messina nello stesso giorno; per questo, infiammato dal furore, corse nel Foro. Per suo ordine Gavio fu arrestato, denudato nel Foro ed incatenato: vengono preparate le fruste.  Intanto quel poverino gridava che lui era un cittadino romano. Ma Verre ordinò che fosse frustato con la massima violenza. Così era punito nel Foro di Messina un cittadino romano. E nessuna altra parola di quel poveraccio si udiva nel dolore e nel crepitio delle percosse, se non queste: “Sono cittadino romano”. Verre allora, per nulla smosso da queste parole, fece crocifiggere quel cittadino romano.