Denuncia degli Ermocopiti
VERSIONE DI GRECO di Andocide
TRADUZIONE dal libro Sapheneia versione numero 235
Inizio: Εισαγγελει Διοκλειδης εις την βουλην
Fine: ειη των ανδρων το εργον
TRADUZIONE
Dioclide presenta in consiglio una denuncia, sostenendo di conoscere i mutilatori delle Erme e dicendo che sono circa trecento; diceva di averli visti e di essersi imbattuto per caso in quella vicenda. Disse che aveva uno schiavo a Laurio che doveva portargli la rendita, si era perciò alzato molto presto, sbagliandosi sull'ora, e si era messo in cammino, dato che c'era la luna piena. Quando si trovò all'altezza del propileo di Dioniso, vide molte persone che scendevano dall'odeion verso l'orchestra. Avendone paura, si nascose nell'ombra e rimase tra una colonna e la stele dello stratego di bronzo. Vide che gli uomini erano circa trecento e stavano in cerchio a gruppi di cinque e dieci e alcuni di venti: poteva vederne i volti per la luce della luna e ne riconobbe la maggior parte. Fece innanzi tutto questo calcolo – a mio parere, un fatto veramente spaventoso – che in quella faccenda potevano essere implicati gli Ateniesi che lui voleva comparissero, mentre quelli che non voleva coinvolgere, disse che non c'erano. Dopo aver visto questi fatti, disse di essere andato a Laurio e, il giorno seguente, di aver sentito che le Erme erano state mutilate: capì subito che i responsabili erano questi uomini.