SOCRATE, ATTRAVERSO IL DIO, ESORTA LA CITTà ALLA VIRTù
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
Μη θορυβειτε, ω ανδρες Αθηναιοι, αλλ' εμμεινατε μοι οις εδεηθην υμων,
TRADUZIONE

Non rumoreggiate, o uomini ateniesi, ma rimanete nelle condizione che vi ho chiesto, non borbottate per le cose che dico, ma ascoltate: infatti, come io penso, avrete giovamento ascoltando. Dunque, sto per dirvi certe cose e altre sulle quali forse griderete; ma non farete questo in nessun modo. Sappiate bene, infatti, qualora voi mi ucciderete, essendo io tale come io dico, non danneggerete me più che voi stessi; né Meleto né Anito potrebbero danneggiarmi -né sarebbero in grado- poiché non credo che sia lecito che sia recato danno a un uomo migliore da uno peggiore. Forse tuttavia potrebbe farmi morire o cacciarmi o privarmi dei diritti civili; ma forse costui e qualche altro magari reputa queste cose grandi sventure, io invece non lo credo, ma considero molto di più ciò che costui ora a, tentare di uccidere un uomo ingiustamente. Ora, dunque, o uomini ateniesi, io sono molto lontano dal parlare in mia difesa, come qualcuno potrebbe pensare, ma (parlo) per voi, affinché non sbagliate in qualcosa sul dono del dio a voi, dopo aver condannato me. Qualora mi uccidiate, non facilmente troverete un altro tale, semplicemente – se anche molto ridicolo a dire- applicato alla città dal dio come ad un grande e nobile cavallo, ma alquanto pigro per la sua grandezza e bisognoso di essere destato da qualche sprone, come mi sembra il dio abbia posto alla città me come uno che non smette mai per tutto il giorno di svegliarvi, di persuadervi e di rimproverarvi uno ad uno, sedendovi vicino dappertutto. Non avrete facilmente un altro così, o uomini ateniesi, ma se mi darete ascolto, mi risparmierete. Voi forse odiandomi, come coloro che sonnecchiano quando vengono svegliati, avendomi colpito, dando retta ad Anito, mi potrete far uccidere facilmente e dopo continuereste a dormire la restante vita, se il dio, avendo pietà di voi, non vi mandasse un altro uomo. Ora voi potreste capire da ciò, che io mi trovo a essere tale da essere stato mandato dal dio alla città; infatti non sembra cosa umana il fatto che io, da un lato, abbia trascurato tutte le cose riguardanti me stesso e sopporti già da tanti anni di trascurare le questioni di famiglia, e che, dall’altro, faccia sempre il vostro interesse avvicinandomi come un padre o come un fratello maggiore a ciascuno in particolare, esortando a occuparsi della virtù. E tuttavia se io guadagnassi qualcosa da queste cose, e consigliassi ciò ricevendo un compenso, avrei qualche motivo (di farlo), ora vedete certo anche voi stessi che gli accusatori, pure incolpandomi di tutte le altre cose cos impudentemente, non furono capaci di essere stati sfrontati in questo, avendo presentato un testimone sul fatto che io qualche volta percepii o chiesi ricompensa. Infatti, io, credo, presento la testimonianza sufficiente che dico cose vere, cioè la mia povertà.