Θαυμάζω οὖν ὅπως ποτὲ ἐπείσθησαν Ἀθηναῖοι Σωκράτην περὶ θεοὺς μὴ σωφρονεῖν, τὸν ἀσεβὲς μὲν οὐδέν ποτε περὶ τοὺς θεοὺς οὔτ᾽ εἰπόντα οὔτε πράξαντα, τοιαῦτα δὲ καὶ λέγοντα καὶ πράττοντα περὶ θεῶν οἷά τις ἂν καὶ λέγων καὶ πράττων εἴη τε καὶ νομίζοιτο εὐσεβέστατος. Θαυμαστὸν δὲ φαίνεταί μοι καὶ τὸ πεισθῆναί τινας ὡς Σωκράτης τοὺς νέους διέφθειρεν, ὃς πρὸς τοῖς εἰρημένοις πρῶτον μὲν ἀφροδισίων καὶ γαστρὸς πάντων ἀνθρώπων ἐγκρατέστατος ἦν, εἶτα πρὸς χειμῶνα καὶ θέρος καὶ πάντας πόνους καρτερικώτατος, ἔτι δὲ πρὸς τὸ μετρίων δεῖσθαι πεπαιδευμένος οὕτως, ὥστε πάνυ μικρὰ κεκτημένος πάνυ ῥᾳδίως ἔχειν ἀρκοῦντα. Πῶς οὖν αὐτὸς ὢν τοιοῦτος ἄλλους ἂν ἢ ἀσεβεῖς ἢ παρανόμους ἢ λίχνους ἢ ἀφροδισίων ἀκρατεῖς ἢ πρὸς τὸ πονεῖν μαλακοὺς ἐποίησεν; (Senofonte)

Mi stupisco, dunque, come mai gli Ateniesi si siano convinti che Socrate non fosse religioso, lui che non disse né fece mai nulla di empio riguardo agli dèi, anzi, parlava e agiva in modo tale che chiunque avrebbe potuto dire e fare lo stesso e sarebbe stato considerato religiosissimo. Mi sembra invece assurdo anche che alcuni siano persuasi che Socrate corrompeva i giovani, egli che, oltre alle cose dette (ἐρέω, dire) in primo luogo, era tra tutti gli uomini il più moderato nei piaceri sessuali e nello stomaco e ancora il più resistente nei confronti dell'inverno e ad ogni fatica (tutte le fatiche), essendo stato poi educato ad essere trattenuto dalla moderazione al tal punto da possedere davvero facilmente piccole cose che gli erano sufficienti. In che modo dunque essendo lui stesso tale oltraggiò (lett pres) in modo sacrilego gli altri o li rese violenti nei piaceri fisici, o deboli nel sopportare le fatiche?