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LONGEVITA' DI POETI
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro I greci la lingua e la cultura
TRADUZIONE
Il tragediografo Sofocle morì soffocato dopo aver inghiottito un acino d’uva, dopo aver vissuto 95 anni. Questo, essendo stato accusato di insensatezza verso la fine della vita dal figlio Iofonte, recitò l’“Edipo a colono” ai giudici, mostrando attraverso il dramma che era sano di mente a tal punto che i giudici lo ammirarono, trovando invece colpevole di pazzia suo figlio. Cratino, scrittore di commedie, visse fino al 94 anni e, avendo messo in scena verso la fine della vita la Domigiana e avendo vinto, moriva dopo non molto. E Filomane, poeta comico come Cratino, dopo aver vissuto 97 anni giaceva calmo sul letto, dopo aver visto un asino che divorava i fichi che gli erano stati preparati fu mosso al riso (rise), e dopo aver chiamato il servo e aver detto con molto e incessante riso di dare all’asino vino puro da tracannare, soffocato per le risa morì. E si dice che anche Epicarmo scrittore di commedie abbia vissuto 97 anni.
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I monti dell'Attica VERSIONE DI GRECO di Pausania
versione dal libro i greci la lingua e la cultura
ʹΌρη δὲ ʹΑθηναιοις ἐστὶ Πεντελικὸν ἔνθα λιθοτομίαι, και Πάρνης παρεχομένη θήραν συῶν ἀγριων και ἄρκτων και αρκτων, και Υμηττος ος φυεινομας μελισσαις επιτηδειοτατας πλην τῆς Αλαζωνων. Αλαζωσι γαρ συνήθεις ομοῦ τοις αλλοις ες νομας ιοῦσιν εισιν αφετοι και μελισσαι, ουδε σφᾶς ες σιμβλους καθειρξαντες εχουσιν·αι δε εργαζονται τε ως ετυξον τῆς χώρας και συμφυες το εργον αυταῖς εστιν, ιδιᾳ δε ουτε κηρον ουτε μελι απ' αυτοῦ ποιησεις.
versione da altro libro
Όρη δέ Άθηνοάοις έστι Πεντελικόν ένθα λιθοτομίαι, και Πόρνης παρεχομένη θήραν συών αγρίων και άρκτων, και 'Τμεττός δς φύει νομάς μελίσσαις έπιτηδειοτάτας πλην της 'Αλαζώνων. Αθηναίων δέ τά ορη και θεών αγάλματα έχει* Πεντελήσι μέν "Αθηνάς, έν Ύμεττω δέ άγαλμα έστιν Ύμεττίου Διός, βωμοί δέ και Όμβρίου Διός και Απόλλωνος είσι Προοψίου. Και έν Πάρνηθι Παρνήθιος Ζεύς χαλκούς έστι και βωμός Σημαλέου Διός* έστι δέ έν τή Πάρνηθι και άλλος βωμός, θύουσι δέ έπ' αύτοΰ τότε μέν Όμβριον, τότε δέ Άπήμιον καλούντες Δία. Και Άγχεσμός ορός έστιν ού μέγα και Διός άγαλμα Άγχεσμίου.
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IL GIUDIZIO DEL PUBBLICO VERSIONE DI GRECO di autore sconosciuto TRADUZIONE dal libro I greci la lingua e la cultura versione 9 pagina 106
Se gli interpreti sono bravi e lo spettacolo è bello, gli spettatori applaudono con gioia e semplicità; se invece la voce degli interpreti è gracile e il palco, il coro e le parole non coincidono, fischiano con vigore e criticano gli attori e il compositore.
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Ancora tre aneddoti su Demonatte Luciano versione greco traduzione da vari libri e dal libro
i greci la lingua e la cultura
Da vari libri
Ο Δημονακτης ανθρωπω υιον πενθουντι και εν σκοτω εαυτον καθειρζαντι προσελθων ελεγε μαγος τε ειναι και δυνασθαι άναγαγεϊν τοϋ παιδός τό εΐόϋλον, ει μόνον αύτφ τρεις τινας ανθρώπους όνομάσειε μηδένα πώποτε πεπενθηκότας· επί πολύ δέ εκείνου ένόοιάσαντος και άποροϋντος - ού γάρ είχε τινα, οϊμαι, ειπείν τοιούτον - «Είτ'», εφη, "ώ γελοίε, μόνος αφόρητα πάσχειν νομίζεις μηδένα όρων πένθους άμοιρον. " Λδμήτω δέ τινι ποιητή φαύλω λέγοντι γεγραφέναι μονόστιχον επίγραμμα, δπερ έν τΐς διαΟήκαις κεκέλευκεν έπιγραφήναι αύτοϋ τη στήλη· «Γαία, λάβ' Αδμήτου έλυτρον, βή! δ' είς Οεόν αυτός», γελάσας είπεν «Οϋτω καλόν έστιν, ώ Άδμητε. τό επίγραμμα, ώστε έβουλόμην αυτό ήδη έπιγεγράφΟαι». Έπεί δέ είς Όλυμπίαν ποτέ έλΟόντι αύτφ Ήλεΐοι εικόνα χαλκήν έψηφίσαντο, "Μηδαμώς τοϋτο", έφη, "ώ άνδρες Ήλεΐοι, μή δόξητε όνειδίζειν τοις προγόνοις υμών, Οτι μήτε Σωκράτους μήτε Διογένους εικόνα άνατεθείκασιν".
Accostatosi ad un uomo che piangeva il (proprio) figlio e che stava rinchiuso (in casa) al buio, Demonatte affermava di essere un mago e di poter resuscitare il fantasma del figlio se solo gli avesse menzionato 3 uomini che non avessero mai sofferto. Dopo che per molto tempo quello restò esitante e imbarazzato (infatti non era in grado, ritengo, di dire questa cosa) (Demonatte gli) disse: "Allora, o stolto, ritieni di essere l'unico a soffrire dolori insopportabili pur non vedendo nessuno libero dalla sofferenza?". (Poi) Ad un modesto poeta che affermava di aver composto un epigramma di un verso solo, che nel testamento aveva commissionato (agli eredi) di scrivere sulla sua tomba, "O terra, accogli il corpo di Admeto, gridava costui al Dio" disse ridendo: "O Admeto (questo epitafio funebre) è così bello, che vorrei fosse già inciso!". Quando gli abitanti dell’ Elide fecero una statua di bronzo, per lui che si recava ad Olimpia disse: "Non pensiate in alcun modo, o Elei, di schernire i vostri antenati, poiché non hanno dedicato una statua né a Socrate, né a Diogene. "
Ancora tre aneddoti su Demonatte Luciano
versione 3 pagina 261-262 del libro
I greci la lingua e la cultura 2
Demonatte, essendosi avvicinato a un uomo che era in lutto per il figlio e che era rinchiuso nel buio, diceva di essere un mago e di poter resuscitare (ricondurre) il fantasma del figlio, solo se gli avesse nominato tre certi uomini che non hanno mai sofferto; avendo esitato molto per ciò ed essendo imbarazzato -infatti non era in grado di dire, ritengo, tale cosa- “Allora”, diceva, “O stolto, credi di soffrire solo (tu) dolori pur non vedendo nessuno esente dal dolore?”. Ad Admeto, un certo poeta, che diceva di aver scritto un epigramma di un solo verso, che ha ordinato nel suo testamento di scrivere sulla stele “O Terra, libera il corpo di Admeto, gridò costui al dio”, disse ridendo: “O Admeto, l'epigramma è così bello, che vorrei fosse già inciso”. Quando gli abitanti dell'Elide fecero una statua di bronzo per lui, che si recava ad Olimpia, disse: “Non pensiate in alcun modo, o uomini dell'Elide, di rimproverare i vostri antenati, poiché non hanno dedicato una statua né a Socrate né a Diogene”.
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Divinazione e apprendimento
VERSIONE DI GRECO di autore sconosciuto
TRADUZIONE dal libro i greci la lingua e la cultura
Versione numero 198 pagina 188
TRADUZIONE
Socrate diceva che anche coloro che erano sul punto di abitare una città avevano bisogno della divinazione: riteneva infatti che tutte le discipline fossero raggiungibili dall'intelletto dell'uomo, ma che gli dei lasciassero per se stessi le discipline migliori, delle quali riteneva che nessuna era chiara agli uomini. Infatti né a chi coltiva è ben chiaro cosa produrrà, né a colui che coltiva è ben chiaro chi vi abiterà, né al comandante è chiaro se conviene combattere. Diceva che certamente coloro che ritengono non esserci niente fra queste cose di sacro, sono invasati dal dio; ma diceva che erano invasati anche quelli che esercitavano la divinazione che in quelle cose agli uomini gli dei richiedevano di imparare a giudicare.
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