Il Greco di Campanini pagina 179 numero 96

Οι λαγω ποτε συνηρχοντο και τον βιον εαυτων απεκλαιοντο· σφοδρα γαρ την δειλιαν ... πολλακις των ιδιων λυπων παραμυθιαι γιγνονται.

Una volta le lepri si riunirono e compiangevano la propria vita: riconoscevano infatti con evidenza la loro infelicità e: «Intollerabile è la nostra vita - dicevano - perché a causa della nostra timidezza siamo sempre nel pieno della paura: noi infatti siamo predate dagli uomini e da ogni specie di animali. E’ meglio perciò che una volta per tutte noi moriamo così da non tremare per tutta la vita». Così ragionavano le lepri e oltrepassavano una sorgente: proprio lì sotto la fonte era presente un lago e nel lago tranquille passavano la vita le rane. Le lepri volevano di fatto gettarsi nel lago: ma quando esse (furono) sulle sponde del lago le rane udirono il rumore dei passi delle volpi, in fretta fuggirono dalla paura e si occultarono nel lago. Allora una lepre saggia e piena di esperienza, diceva alle altre: «Fermatevi, amiche e compagne: non è più necessario che ci suicidiamo: non siamo infatti i soli (degli) animali privi di ardire, perché ci sono (sogg. neutro pl. , verbo sing. ) altri animali molto più codardi di noi». Così anche fra gli uomini le disavventure degli altri spesso sono incoraggiamenti per le proprie sofferenze. (By Geppetto)