Ἄνθρωπός τις δεῖπνον ἡτοίμαζεν ὡς ἑστιάσων φίλον τινὰ αὐτοῦ οἰκεῖον. Ὁ δὲ κύων αὐτοῦ ἄλλον κύνα ἐκάλει λέγων· «Ὦ φίλε, δεῦρο ἐλθὲ καὶ συνδείπνησόν μοι». Ὁ δὲ προσελθὼν καὶ ἰδὼν τὸ μέγα ἐκεῖνο... (da Esopo)
Un uomo preparava una cena per ospitare a pranzo un caro amico. Il suo cane chiamava un altro cane dicendo: "Amico, vieni qui e mangia con me". Questo avvicinatosi e visto il grande banchetto, si fermava e considerava attentamente: "Oh, quanta gioia mi è apparsa ora! Mangerò a sazietà e domani non patirò affatto la fame". Il cane, comprendendo ciò e agitando la coda (scodinzolando) guardava verso l'altro come chi è un amico. Allora il cuoco, vedendolo agitare la coda qua e là, afferrando per le zampe, lo lanciò fuori dalla finestra. Quello, cadendo, se ne andava gridando. Quando gli altri cani gli si avvicinavano e gli chiedevano: "Come hai cenato?", rispondendo diceva loro: "Ubriacatomi dal troppo bere, non ho neppure visto la strada stessa da cui sono uscito". Il racconto mostra che non bisogna fidarsi di chi promette di fare del bene da cose altrui.
(By Vogue)
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi