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Καλεπον δ' ερω σοι και αλλο παθημα, ω Σιμωνιδη, των τυραννων. Γιγνωσκουσι ... αλλοις δε χρησθαι αναγκαζεσθαι. (Senofonte)
TESTO GRECO COMPLETO
TRADUZIONE n. 1
O Simonide, ti racconterò un'altra e penosa sventura dei tiranni. Infatti (i tiranni) conoscono i cittadini forti, saggi e giusti. Temono questi invece di ammirarli, (temono) i coraggiosi che facciano qualcosa per la libertà, (temono) i sapienti che escogitano qualcosa, (temono) i giusti per il fatto che il popolo desideri essere governato da questi. Qualora per paura uccidono questi, quali altri rimangono a questi per servirsene eccetto gli ingiusti e i deboli e gli schiavi? Gli ingiusti godendo di fiducia poiché come i tiranni temono la città, che divenute libere diventino loro dominatrici, i deboli a causa della situazione presente, gli schiavi perché neppure quelli ritengono degni di essere liberi. Mi sembra che anche questa condizione sia difficile, cioè il ritenere alcuni uomini valenti ma essere costretti a servirsi di altri.
Traduzione n. 2
O Simonide, ti racconterò un' altra situazione difficile dei tiranni. Infatti non stimano niente meno dei cittadini forti, saggi e giusti. (I tiranni) Temono questi stessi invece di ammirarli, i coraggiosi che facciano qualcosa per la libertà, (temono) i sapienti che escogitino qualcosa, (temono) i giusti per il fatto che il popolo desideri essere governato da questi. Qualora per paura uccidano questi, quali altri sono rimasti a questi per servirsene eccetto gli ingiusti e i deboli e gli schiavi? Gli ingiusti godendo di fiducia poiché come i tiranni temono le città, che divenute libere diventino loro dominatrici, i deboli a causa della situazione presente, gli schiavi perché neppure quelli ritengono degni di essere liberi. Mi sembra che anche questa condizione sia difficile, il ritenere alcuni uomini valenti ma essere costretti a servirsi di altri.
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Κατ' εκεινον τον χρονον, οτε η Περσων επιΘεσις τοις Ελλησιν, ισως δε σχεδον... σφοδρα φιλια.
In quel tempo in cui i Persiani assaltarono i Greci, e probabilmente quasi tutti gli abitanti dell'Europa, noi avevamo un'antica costituzione e delle magistrature che provenivano da quattro classi basate sul censo, e come un padrone vi era dentro di noi un senso del pudore, per cui desideravamo vivere asserviti alle leggi di allora. A questo si aggiunga che la grandezza smisurata di quella spedizione che si muoveva per terra e per mare, incutendo un insostenibile timore, ci rese ancor più schiavi dei governanti e delle leggi, e per tutte queste ragioni avvenne che fra noi vi fossero dei vincoli di amicizia molto stretti.
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Των Ελληνων οι μεν υφ' ημιν, οι δ'υπο Λακεδαιμονιοις εισιν· αι γαρ πολιτειαι, δί ων οικουσι τας πολεις, ουτω τους πλειστους αυτων διειληφασιν...
Fra i greci sono alcuni nella nostra sfera d'influenza, altri in quella degli spartani: le costituzioni, con cui governano le loro città hanno così diviso la maggior parte di essi. Perciò chiunque creda che gli altri faranno in comune qualcosa di buono, prima di aver riconciliato quelli che li dirigono, è troppo ingenuo e fuori della realtà. Bisogna, al contrario, che chi non mira solo a fare sfoggio oratorio ma vuol anche ottenere qualche risultato cerchi gli argomenti capaci di persuadere queste due città ad agire su un piede di reciproca uguaglianza, a spartirsi l'egemonia e a procurarsi a spese dei barbari quei vantaggi che al presente desiderano avere a spese dei Greci. Ora, la nostra città si può indurre facilmente a ciò, ma gli Spartani sono ancora restii a lasciarsi persuadere, per aver ereditato la falsa idea che l'egemonia è per loro una tradizione avita. Ma se si dimostrerà loro che questo privilegio appartiene più a noi che ad essi, forse abbandonerebbero le discussioni minuziose e perseguirebbero il loro tornaconto.
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Γαμει ο Πηλευς Πολυδωραν την Περιηρους, εξ ης αυτω γινεται Μενεσθιος (...)... αθανατοι δε ησαν ουτοι.
Peleo sposa Polidora figlia di Perieres dalla quale gli nasce Menestio. Poi sposa Teti figlia di Nereo per le nozze della quale si batterono (ἐρίζω) Zeus e Poseidone, che, avendo Temi dato la profezia (θεσπιῳδέω) che sarebbe nato da questa un figlio più potente del padre, essi rifiutarono (ἀπέχω). Altri dicono che, essendo Zeus invaghito da un rapporto sessuale con lei, Prometeo lo convincesse che il figlio a lui generato da lei sarebbe diventato signore del cielo. Altri dicono che Teti non volesse unirsi a Zeus perché era stata allevata (τρέφω) da Era, che Zeus era adirato di darla sposa ad un mortale. Allora consigliando (ὑποτίθημι) Chirone di prendere Peleo e di conquistarla dopo aver mutato aspetto, la rapiva dopo averla osservata che diventava ora fuoco, ora acqua, ora una belva, non prima che riprendesse il primitivo aspetto. Durante il pelide matrimonio anche gli dei che esaltavano le nozze (εὐωχέω) banchettavano (καθυμνέω). Chirone dona a Peleo anche una lancia di frassino, Poseidone (dona) i cavalli Baio e Xanto: questi erano immortali.
(By Geppetto)
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Επαρας δε αυτην ουτος εν τοις Μεγαροις τω λογω και φυσησας, ως κλαυσοιτο ο Φρυνιων ει αψοιτο αυτης... ο τι μη συκοφαντησας τι λαβοι.
Dopo averla portata con sé a Megara e averle soffiato sul viso, come se Frine piangesse se la toccasse, e con l'intenzione di prenderla in moglie, di far entrare i suoi figli di allora nella fratria come se fossero suoi e di renderli cittadini, e senza che nessuno degli uomini subisse un'ingiustizia, arriva qui da Megara con lei e con tre bambini, Prosseno, Aristone e la figlia che ora chiamano Fano, e li fa entrare nella sua casa che era vicino all'Ermete Sussurrone, tra la casa di Doroteo di Eleusi e quella di Clinommaco (...). Quindi, la sostanza di Stefano era questa e nient'altro. La portò con sé per due motivi: per avere una bella etera da una condizione di non cittadinanza e per farla lavorare e mantenere la casa; infatti, non aveva altre entrate, se non quelle che otteneva con la calunnia.
(By Starinthesky)