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Οἱ μὲν νέοι τὰ ἤθη εἰσὶν ἐπιθυμητικοί, καὶ οἷοι ποιεῖν ὧν ἂν ἐπιθυμήσωσι...καὶ εὔπιστοι διὰ τὸ μήπω πολλὰ ἐξηπατῆσθαι, καὶ εὐέλπιδες·
I giovani hanno caratteri bramosi e sono in grado di fare ciò che desiderano. E tra le passioni riguardo al fisico sono soprattutto inclini a quella che riguarda i piaceri sessuali e di questa intemperanti, mutevoli e anche facilmente si saziano delle passioni, e desiderano intensamente e rapidamente desistono (infatti impetuose le volontà e non potenti, come la sete e la fame di quelli ammalati) e veementi iracondi e capaci di essere inclini all'ira. E sono sopraffatti dall'impulso all'ira; a causa dell'ambizione non tollerano di essere trascurati, ma si irritano se credono di essere offesi. E sono ambiziosi, molto competitivi (infatti la gioventù brama eccellenza, la vittoria una certa eccellenza) ed entrambe queste cose più di quanto essere amanti della ricchezza (e niente affatto amanti della ricchezza perché non hanno fatto esperienza del bisogno...) e non d'indole malvagia ma buoni d'animo per non ancora aver visto molte malvagità, e facili a credere per non essere ancora molte volte ingannati, e pieni di speranza.
(By Stuurm)
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Προς δ' ευγνωμοσυνην και λογου δυναμιν πως πεφυκε; Δεινος λεγειν, κακος βιωναι... υπομνησαι του περι τουτων κειμενους νομους. (Eschine)
Rispetto al buonsenso e all'eloquenza [lett. Alla forza del discorso] quanto egli ha prodotto? Straordinario a parlare ma cattivo nel vivere. Infatti ha anche temprato il suo corpo e l'attitudine a generare figli così che io non voglio dire le cose che costui ha fatto. Infatti già so che sono odiati coloro che i vizi del compagno assai apertamente dicono e quindi che cosa risulta alla città? Belle parole e cattive opere. Rispetto al coraggio/alla virilità mi rimane un breve discorso (=poco da dire). Infatti se egli negasse [ἀρνέομαι) ]di non essere vile o voi non siate d'accordo, l'argomento potrebbe per me rappresentare una perdita di tempo. Ma poiché egli li confessa nelle sue riunioni e voi li sapete, non resta che (io vi) ricordi le leggi che ci sono per queste cose.
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αἱ δὲ τῶν Λακεδαιμονίων ἀντιτεταγμέναι ἦσαν ἅπασαι ἐπὶ μιᾶς ὡς πρὸς διέκπλουν καὶ περίπλουν παρεσκευασμέναι... τῶν δὲ Πελοποννησίων Λακωνικαὶ μὲν ἐννέα, πασῶν οὐσῶν δέκα, τῶν δ' ἄλλων συμμάχων πλείους ἢ ἑξήκοντα.
Le navi degli Spartani erano tutte quante schierate su una sola fila, perché fossero preparate a rompere le file nemiche e ad accerchiare, per questo navigavano meglio. Callicratida occupava il lato destro : Ermone di Megera, il pilota di Callicratida, gli disse che era bene ritirarsi; infatti le trireme degli Ateniesi erano di molto più numerose, ma Callicratida disse che Sparta non sarebbe stata affatto governata peggio se lui fosse morto, ma fuggire, aggiunse, sarebbe stato vergognoso. In seguito combatterono per molto tempo, prima serrati, poi in ordine sparso. Quando Callicratida, mentre la nave effettuava un attacco, scomparve, dopo che cadde in mare, Protomaco con i suoi contingenti sull’ala destra vinse l’ala sinistra (avversaria), e in seguito ci fu la fuga della maggior parte dei Peloponnesiaci verso Chio, di altri invece verso Focea; gli Ateniesi invece di nuovo si diressero verso le Arginuse. Andarono perse venticinque navi ateniesi con i loro equipaggi, tranne pochi uomini trasportati verso terra, delle navi peloponnesiache i Laconi ne persero nove -in tutto erano dieci- delle navi alleate ne persero più di venticinque. (Senofonte)
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Νυκτερευόντων δ' αὐτῶν ἐνταῦθα ἐπιπίπτει χιὼν ἅπλετος, ὥστε ἀπέκρυψε καὶ τὰ ὅπλα καὶ τοὺς ἀνθρώπους κατακειμένους· καὶ τὰ ὑποζύγια συνεπόδισεν ἡ χιών·/καὶ πολὺς ὄκνος ἦν ἀνίστασθαι· κατακειμένων γὰρ ἀλεεινὸν ἦν ἡ χιὼν ἐπιπεπτωκυῖα ὅτῳ μὴ παραρρυείη. Ἐπεὶ δὲ Ξενοφῶν ἐτόλμησε γυμνὸς ἀναστὰς σχίζειν ξύλα, τάχ᾽ ἀναστάς τις καὶ ἄλλος ἐκείνου ἀφελόμενος” ἔσχιζεν. Ἐκ δὲ τούτου καὶ ἄλλοι ἀναστάντες πῦρ ἔκαιον καὶ ἐχρίον πολὺ γὰρ ἐνταῦθα ηὑρίσκετο χρῖμα, ᾧ ἐχρῶντο ἀντ' ἐλαίου, σύειον καὶ σησάμενον καὶ ἀμυγδάλινον ἐκ τῶν πικρῶν καὶ τερμίνθινον. Ἐκ δὲ τῶν αὐτῶν τούτων καὶ μύρον ηὑρίσκετο. Μετὰ ταῦτα ἐδόκει πάλιν διασκηνητέον εἶναι εἰς τὰς κώμας εἰς στέγας. Ενθα δὴ οἱ στρατιῶται σὺν πολλῇ κραυγῇ καὶ ἡδονῇ ἦσαν ἐπὶ τὰς στέγας καὶ τὰ ἐπιτήδεια· ὅσοι δὲ ὅτε τὸ πρότερον ἀπῇσαν τὰς οἰκίας ἐνέπρησαν ὑπὸ ἀτασθαλίας, δίκην ἐδίδοσαν κακῶς σκηνοῦντες.
Durante la notte, mentre si trovavano lì, si abbatté una fitta nevicata, che nascose sia le armi che gli uomini distesi. La neve coprì anche gli animali da soma; e c'era grande esitazione nel rialzarsi, poiché la neve caduta era viscida e difficilmente permetteva di alzarsi senza fatica. Ma quando Senofonte osò alzarsi nudo e iniziò a spezzare dei rami, immediatamente un altro si alzò e lo imitò. Poi altri si alzarono, accesero il fuoco e usarono del grasso trovato lì come olio, usando grasso di maiale, sesamo e mandorle amare e terebinto. Da queste stesse provviste trovarono anche del mirra. Dopo questo, decisero di rifugiarsi di nuovo nei villaggi, nelle abitazioni. Qui i soldati erano molto felici e festosi, trovando comodità nelle case. Ma coloro che, quando erano partiti in precedenza dalle loro abitazioni, avevano incendiato il loro alloggio per pura disperazione, furono puniti con giusta pena, poiché stavano costruendo delle capanne in modo sbagliato. (By Starinthesky)
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Την δε φυσιν (εμου οιδα)πρὸς μὲν τὰς πράξεις ἀῤῥωστοτέραν καὶ μαλακωτέραν οὖσαν τοῦ δέοντος, πρὸς δὲ τοὺς λόγους οὔτε τελείαν οὔτε πανταχῇ χρησίμην, ἀλλὰ δοξάσαι μὲν περὶ ἑκάστου τὴν ἀλήθειαν μᾶλλον δυναμένην τῶν εἰδέναι φασκόντων, εἰπεῖν δὲ περὶ τῶν αὐτῶν τούτων ἐν συλλόγῳ πολλῶν ἀνθρώπων ἁπασῶν ὡς ἔπος εἰπεῖν ἀπολελειμμένην. οὕτω γὰρ ἐνδεὴς ἀμφοτέρων ἐγενόμην τῶν μεγίστην δύναμιν ἐχόντων παρ' ἡμῖν, φωνῆς ἱκανῆς καὶ τόλμης, ὡς οὐκ οἶδ' εἴ τις ἄλλος τῶν πολιτῶν οὐ μὴν ἐπὶ τούτοις ἀθυμήσας περιεῖδον ἐμαυτὸν ἄδοξον οὐδ' ἀφανῆ παντάπασι γενόμενον, ἀλλ' ἐπειδὴ τοῦ πολιτεύεσθαι διήμαρτον, ἐπὶ τὸ φιλοσοφεῖν καὶ πονεῖν καὶ γράφειν ἃ διανοηθείην κατέφυγον, οὐ περὶ μικρῶν τὴν προαίρεσιν ποιούμενος οὐδὲ περὶ τῶν ἰδίων συμβολαίων οὐδὲ περὶ ὧν ἄλλοι τινὲς ληροῦσιν, ἀλλὰ περὶ τῶν Ἐλληνικῶν καὶ βασιλικῶν καὶ πολιτικῶν πραγμάτων.
Sapevo che per indole ero troppo debole e fragile per l'azione, imperfetto e non del tutto abile per i discorsi ma in grado di formulare in ciascuna circostanza un'opinione su quelle che per me era la verità più di quelli che si vantano di conoscerla anche se inferiore a tutti nel parlare di questi stessi argomenti davanti a un contesto di molte persone. Infatti io sono nato così sprovvisto delle qualità che hanno presso di noi la massima importanza, una voce robusta e l'ardire, come penso, nessun altro dei mie concittadini. Tuttavia non mi sono perso di coraggio né per questo né mi rassegnai a rimanere senza gloria o completamente oscuro, ma poiché ero fallito nella vita politica mi sono rifugiato nella filosofia, nel lavoro, nello scrivere il frutto delle mie riflessioni, facendo cadere la mia scelta non su argomenti di poco conto o inerenti interessi privati o su cui certi altri ciarlano a vuoto, ma su temi riguardanti i greci, i re e i fatti politici.