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In Euphratem flumen de caelo ovum mira magnitudine cecidisse dicitur, quod pisces ad ripam evolverunt, super quod columbae consederunt et excalfactum exclusisse Venerem, quae postea dea Syria est appellata; ea iustitia et probitate cum ceteros exsuperasset, ab Iove optione data pisces in astrorum numerum relati sunt, et ob id Syri pisces et columbas ex deorum numero habentes non edunt.
Si dice che nel fiume Eufrate dal cielo sia caduto un uovo di straordinaria grandezza che i pesci fecero rotolare a riva, le colombe si accovacciarono sopra quello e dopo aver riscaldato abbia schiuso Venere, la quale fu poi chiamata dea Syria; avendo quella superato per giustizia e saggezza tutti gli altri, da Giove fu data la possibilità di scegliere, i pesci furono annoverati nel numero delle costellazioni, perciò i Siri non mangiano i pesci e le colombe che hanno tra le divinità.
Traduzione n. 2
Si dice che nel fiume Eufrate cadde un uovo di straordinaria grandezza, che i pesci trasportarono a riva e sul quale si posarono delle colombe, e che, riscaldato, abbia fatto uscire Venere, la quale in seguito è stata chiamata dea Siria; visto che ella aveva superato gli altri in giustizia e rettitudine, concessa la facoltà di scegliere da Giove, dei pesci furono collocati fra gli astri, e per questo fatto coloro che si considerano degli dei non mangiano i pesci Siri e le colombe.
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Vulcanus, cum resciit Venerem cum Marte clam concumbere et se virtuti eius obsistere non posse, catenam ex adamante fecit et circum eorum lectum posuit, ut Martem astutia deciperet. Ille ad constitutum venit atque concidit cum Venere in plagas, adeo ut se exsolvere non posset. Id a Sole Vulcano nuntiatum est: ille ergo eos nudos cubantes vidit deosque omnes convocavit ut viderent. Ex eo conceptu nata est Harmonia; ei Minerva et Vulcanus vestem sceleribus tinctam muneri dederunt, ob quam rem progenies eorum scelerata exstitit. Soli autem Venus ob indicium ad progeniem eius semper fiut inimica.
Vulcano, quando venne a sapere che Venere giaceva di nascosto con Marte e che lui (cioè il dio Vulcano) non poteva opporsi alla sua eccellenza, fabbricò una catena d’acciaio e la mise intorno al loro letto, per ingannare con l'astuzia Marte. Questi si presentò all’appuntamento e cadde nella trappola con Venere, al punto che non poteva liberarsi. Questo fu riferito a Vulcano dal dio del sole: pertanto egli li vide che giacevano nudi e convocò tutti gli dei affinché potessero vederli. Da questa unione nacque Armonia; a lei Minerva e Vulcano donarono una veste impregnata di malvagità, e per questo la loro discendenza risultò scellerata. Venere invece, a causa della rivelazione, fu sempre nemica al dio del sole fino alla sua discendenza.
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INIZIO: Agamemnon, qui ignarus Dianae cervam accidit. Cum de Graegia ad Aulidem Danai venissent, Agamemnon... FINE: ...regi Thoanti tradita est, sacerdosque facta.
Agamennone, che ignaro uccide la cerva di Diana. Quando i Danai giunsero dalla Grecia all'Aulide, Agamennone ignaro uccise una cerva di Diana: ragion per cui la dea, adirata, deviò il soffio del vento. Perciò non potendo navigare e sostenere la pestilenza gli oracoli consultati dissero che Diana doveva essere placata con il sangue della stirpe di Agamennone. Ifigenia, condotta da Ulisse con l'inganno delle nozze, essendo sul punto di essere immolata, per pietà della dea fu portata via e messa al suo posto una cerva e condotta (la ragazza) presso una città della Tauride fu affidata al re Toante e divenne sacerdotessa.
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Amphitryon cum abesset ad expugnandam Oechaliam, Alcimena aestimans Iovem coniugem suum esse eum thalamis recepit. Qui cum in thalamos venisset et ei referret, quae in Oechalia gessisset, ea credens coniugem esse cum eo concubuit. Qui tam libens cum ea concubuit, ut unum diem usurparet, duas noctes congeminaret, ita ut Alcimena tam longam noctem ammiraretur. Postea cum nuntiaretur ei coniugem victorem adesse, minime curavit, quod iam putabat se coniugem suum vidisse.Qui cum Amphitryon in regiam intrasset et eam videret neglegentius securam, mirari coepit et queri quod se advenientem non excepisset; cui Alcimena respondit: "Iam pridem venisti et mecum concubuisti et mihi narrasti, quae in Oechalia gessisses."Quae cum signa omnia diceret, sensit Amphitryon numen aliquod fuisse pro se, ex qua die cum ea non concubuit. Quae ex Iove compressa peperit Herculem.
Essendo Anfitrione via, perché impegnato ad espugnare Ecalia, Alcmena - credendo che Giove fosse suo marito; lo accolse nel proprio letto. Infilatosi nel letto, e riferitole l'andamento della sua impresa in Ecalia, quella scambiandolo per il proprio marito, ci fece all'amore. il quale ci provò tanto gusto, a fare all'amore con lei, che - dovendo sbrigare la faccenda in un sol giorno - raddoppiò la durata della notte: e invero Alcmena si meravigliò assai di una notte tanto lunga. Giorni dopo, quando le annunziarono che il marito era tornato da vincitore, ella non diede tanto peso alla notizia, poiché appunto credeva di aver già avuto modo di vedere il marito. Quando Anfitrione entrò nella reggia, e vide ch'ella non se lo filava più di tanto, cominciò a meravigliarsi, e prese a chiedere il motivo per il quale quella non lo aveva accolto, al suo ritorno,; Alcmena gli rispose: "Ma dai, sei qui già da tempo: abbiamo fatto all'amore e già mia detto della tua impresa in Ecalia!". E poiché quella gli riferì tutto l'accaduto per filo e per segno, Anfitrione dedusse che una qualche divinità si era spacciata per la propria persona, e da quel giorno non giacque più con lei. Alcmena, fecondata da Giove, partorì Ercole.
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Cum Agamemnon et Menelaus, Atrei filii, ad Troiae oppugnationem coniuratos duces duxerunt, in insulam Ithacam ad Ulixem, Laertis filium venerunt. Ulixes recusabat iter Troiam; nam, ut oraculum dicebat, socios amittere debebat et solus revertere in patriam. Itaque, ut oratores ad Ulixem venerunt, ille insaniam simulavit, pileum sumpsit et equum cum bove iunxit ad aratrum. Ulixem ut Palamedes vidit, sensit simulationem atque Telemachum, filium Ulixis, de cunis sustulit et aratro subiecit his verbis: "simulationem depone, inter duces Graecos veni" Tunc Ulixes confirmavit adventum et ex eo tempore Palamedi infestus fuit.
Quando Agamennone e Menelao, figli di Atreo, come comandati condussero l'occupazione di Troia, arrivarono nell'isola di Itaca da Ulisse, figlio di Laerte ulisse protestava tra i Troiani: infatticome diceva un oralo, doveva perdere i compagni e ritornare da solo in patria Allora come glii oratori andarono da ulisse, lui simulò la pazzia prese un cappello e unì all'aratro un cavallo con un bove. Palamede vide così Ulisse e capì la simulazione e pose Tlemaco, figliodi ulisse dinanzi all'aratro e proferì queste parole: Finiscila! (letteralmente poni fine alla finzione, vieni tra i condottieri greci" Allora ulisse confermò l'arrivo e da quel momento fu ostile a Palamede