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INIZIO: ob iram Achilles in proelium non prodibat sed cithara in tabernaculo se exercebat. FINE: quem mortalem habuisse dicitur, sagitta percussit et occidit.
A causa dell'ira Achille non combatteva ma passava il tempo a suonare la cetra nella tenda. E così messi in fuga gli Argivi da Ettore, Achille dietro richesta di Patroclo gli consegnò le sue armi con le quali mise in fuga i Troiani i quali pensavono che fosse Achille; Patroclo uccise Serpedonte, figlio di Giove ed Europa. Dopo lo stesso Patroclo fu ucciso da Ettore e le sue armi furono sottratte a Patroclo ucciso. Achille si riconciliò con Agamennone e gli restituì Briseide. Allora essendo avanzato contro Ettore senza armi la madre Teti chiese per lui le armi a Vulcano, chele Nereidi portarono per mare. Con queste armi lui uccise Ettore e dopo averlo legato ad un carro lo trascinò attorno le mura dei Troiani, non valendo darlo al padre perché lo potesse seppellire Priamo, per ordine di Giove, sotto la guida di Ucranio, giunse all'accampamento dei Danai e prese in cambio di oro il corpo del figlio che seppellì. Sepolto Ettore, Achille vagando attorno le mura dei Troiani e dicendo di avere espugnato Troia lui da solo, Apollo, facendo finta di essre Alessandro Paride, lo colpì con una freccia al tallone, che si dice avesse mortale, e lo uccise.
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Amphitryon cum abesset ad expugnandam Oechaliam, Alcimena aestimans Iovem coniugem suum esse eum thalamis recepit. Qui cum in thalamos venisset et ei referret, quae in Oechalia gessisset, ea credens coniugem esse cum eo concubuit. Qui tam libens cum ea concubuit, ut unum diem usurparet, duas noctes congeminaret, ita ut Alcimena tam longam noctem ammiraretur. Postea cum nuntiaretur ei coniugem victorem adesse, minime curavit, quod iam putabat se coniugem suum vidisse. Qui cum Amphitryon in regiam intrasset et eam videret neglegentius securam, mirari coepit et queri quod se advenientem non excepisset; cui Alcimena respondit: "Iam pridem venisti et mecum concubuisti et mihi narrasti, quae in Oechalia gessisses. "Quae cum signa omnia diceret, sensit Amphitryon numen aliquod fuisse pro se, ex qua die cum ea non concubuit. Quae ex Iove compressa peperit Herculem.
Poiché Anfitrione era distante per espugnare Ecalia, Alcmena, pensando che Giove fosse suo marito, lo accolse nel talamo. Essendo quello venuto nel talamo e riferendole le cose che aveva fatto in Ecalia, quella credendo che fosse suo marito giacque con lui. Quello tanto piacente giacque con quella, e raddoppiò in due notti, così che Alcmena si meravigliasse di una così lunga notte. Dopo essendole annunciato che il marito tornava vincitore, non se ne curò affatto, poiché pensava di aver già visto suo marito. Essendo Anfitrione entrato nella reggia e più trascurato vedendo quella sicura, iniziò a meravigliarsi e a chiedere perché non lo accogliesse dopo che giungeva; a questo Alcmena rispose: "Già sei venuto ieri e hai già giaciuto con me e mi hai hai raccontato le cose che hai fatto in Ecalia". Dicendo quella tutti i particolari, Anfitrione capì che qualche nume c'era stato per lui, da quel giorno non giacque con quella. Quella violata da Giove partorì Ercole.
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Athenienses suam originem iactant, quod non advenae neque passim populi conluvies originem urbi dedit, sed innati sunt in solo, quod icolunt. Primi lanificii et olei et vini usum docuerunt. Arare quoque ac serere frumenta illis qui glandibus vescebantur mostraverunt. Litteras certe ac facundiam et philosophiam velut templum Athenis habent. Ante Deucalionis tempora, Athenienses regem habuerunt Cecropem quem biformem tradiderunt, qud primus marem feminae matrimonio niuxit. Huic successit Cranaus, cuius filia Atthis nomen regioni dedit. Post hunc Amphictyon regnavit, qui primus Minervae urbem sacravit et nomen civitati Athenas dedit. Tenuit et Aegeus, Thesei pater, Athenis regnum. Post Aegeum Theseus ac deinceps Thesei filius Demophon, qui auxilium Graecis adversus Troianos tulit, regnum possedit.
Gli ateniesi non vantano la loro origine, perché non dette origine alla città né stranieri né miscuglio di popolo, ma sono naturali nella regione che abitano. Per primi mostrarono l'uso della lana del vino e dell'olio. Insegnarono anche ad arare e a seminare frumento a quelli che si cibavano di ghiande. Posseggono certamente le lettere, l’eloquenza e la filosofia come il tempio ad Atene. Prima dei tempi di Deucalione, gli ateniesi ebbero come re Cecrope che descrissero biforme, che per primo unì in matrimonio il mare ad una donna. A questo successe Cranao, la cui figlia Attis diede il nome alla regione. Dopo questo regnò A. che per primo consacrò la città a Minerva e diede il nome di Atene alla città. Tenne il regno di Atene anche Egeo, padre di Teseo. Dopo Egeo ebbe il regno Teseo e poi Demofonte figlio di Teseo, che portò aiuto ai greci contro i troiani
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Athenienses suam originem iactant, quod non advenae neque passim populi conluvies originem urbi dedit, sed innati sunt in solo, quod icolunt. Primi lanificii et olei et vini usum docuerunt. Arare quoque ac serere frumenta illis qui glandibus vescebantur mostraverunt. Litteras certe ac facundiam et philosophiam velut templum Athenis habent. Ante Deucalionis tempora, Athenienses regem habuerunt Cecropem quem biformem tradiderunt, qud primus marem feminae matrimonio niuxit. Huic successit Cranaus, cuius filia Atthis nomen regioni dedit. Post hunc Amphictyon regnavit, qui primus Minervae urbem sacravit et nomen civitati Athenas dedit. Tenuit et Aegeus, Thesei pater, Athenis regnum. Post Aegeum Theseus ac deinceps Thesei filius Demophon, qui auxilium Graecis adversus Troianos tulit, regnum possedit.
Gli ateniesi non vantano la loro origine, perché non dette origine alla cittànéstranieri né miscuglio di popolo, ma sono naturalinella regione che abitano. Per primi mostrarono l'uso della lana del vino e dell'olio. Insegnarono anche ad arare e a seminare frumento a quelli che si cibavano di ghiande. Posseggonocertamente le lettere, l’eloquenzae la filosofia comeil tempio ad Atene. Prima dei tempi di Deucalione, gli ateniesi ebbero come re Cecrope che descrissero biforme, che per primo unì in matrimonioil mare ad una donna. A questo successe Cranao, la cui figlia Attis diede il nome alla regione. Dopo questo regnò A. che per primo consacrò la città a Minerva e diede il nome di Atene alla città. Tenne il regno di Atene anche Egeo, padre di Teseo. DopoEgeo ebbe il regno Teseo e poi Demofonte figlio di Teseo, che portò aiuto ai greci contro i troiani, .
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Orestes, Agamemnonis et Clytemnestrae filius, postquam in puberem aetatem venit, studebat patris sui mortem vindicare. Itaque statuit se cum Pylade, consubrino suo, Mycenas apud matrem Clytemnestram venturum esse. Cum eo pervenit, falso confirmat se Aeolium hospitem esse nuntiatque Orestem vitam amisse. Nec multo post Pylades ad Clytemnestram venit urnamque secum affert et dicit ossa Orestis ibi condita eset. Aegisthus, sceleris socius Clymnestrae matris, laetabundus eos hospites recipit. Media nocte Clytemnestrae mater Aegisthusque ab Oreste et Pylade interficiuntur. Quia Tyndareus, Clymnestrae pater, eoscapitis accusat, Ortes Mycenis fugit. Poatea diu Orestes propter turpe scelus a matris furiis exagitabitu
Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra, dopo che entrò nella pubertà (lett. in età puberale), aspirava a vendicare la morte di suo padre. Quindi stabilì di andare con Pilade, suo cugino, a Micene, presso la madre Clitemnestra. Quando giunge lì, si afferma falsamente come un ospite dell'Eolia, e riferisce (dicit) che Oreste ha perso la vita. Non molto dopo Pilade arriva da Clitemnestra e porta con sè un urna e afferma che le ossa di Oreste sono contenute in questa. Egisto, complice della madreClitemnestra nel delitto, riceve i suoi accoglie lieto i suoi ospiti. A mezzanotte la madre Clitemnestra e Egisto vengono uccisi da Oreste e Pilade. Poichè Tindaro, padre di Clitemnestra, li accusa di tradimento, Oreste fugge da Micene. Il giorno dopo Oreste a causa del turpe delitto viene mosso da ire verso la madre.