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INIZIO: ob iram Achilles in proelium non prodibat sed cithara in tabernaculo se exercebat. FINE: quem mortalem habuisse dicitur, sagitta percussit et occidit.
A causa dell'ira Achille non combatteva ma passava il tempo a suonare la cetra nella tenda. E così messi in fuga gli Argivi da Ettore, Achille dietro richesta di Patroclo gli consegnò le sue armi con le quali mise in fuga i Troiani i quali pensavono che fosse Achille; Patroclo uccise Serpedonte, figlio di Giove ed Europa. Dopo lo stesso Patroclo fu ucciso da Ettore e le sue armi furono sottratte a Patroclo ucciso. Achille si riconciliò con Agamennone e gli restituì Briseide. Allora essendo avanzato contro Ettore senza armi la madre Teti chiese per lui le armi a Vulcano, chele Nereidi portarono per mare. Con queste armi lui uccise Ettore e dopo averlo legato ad un carro lo trascinò attorno le mura dei Troiani, non valendo darlo al padre perché lo potesse seppellire Priamo, per ordine di Giove, sotto la guida di Ucranio, giunse all'accampamento dei Danai e prese in cambio di oro il corpo del figlio che seppellì. Sepolto Ettore, Achille vagando attorno le mura dei Troiani e dicendo di avere espugnato Troia lui da solo, Apollo, facendo finta di essre Alessandro Paride, lo colpì con una freccia al tallone, che si dice avesse mortale, e lo uccise
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Eteocle e Polinice versione latino Igino
traduzione libero Genetrix Europa pagina 91 Numero 3. 6
INIZIO: Polynices, Oedipodis filius, anno peracto regnum ab eteocle fratre repetit; FINE: Thebani victoria sunt potiti.
Polinice, figlio di Edipo, trascorso un anno chiese nuovamente il regno al fratello Eteocle; quello non volle cederlo e così Polinice, con l' aiuto del re Adrasto, venne ad espugnare Tebe insieme a sette comandanti. Qui Capaneo, poiché diceva di aver preso Tebe contro la battaglia di giove (Zeus), salendo su un muro fu colpito da un fulmine; Anfiarao fu inghiottito dalla terra; Eteocle e Polinice combattendo tra di loro si uccisero a vicenda. Mentre a Tebe si celebrava il loro sacrificio funebre, sebbene il vento fosse forte, tuttavia il fumo non andava mai da una sola parte. Mentre gli altri combattevano contro tebe e i Tebani diffidavano dai propri re, Tiresia, figlio di Erea, indovino, vaticinò che la città sarebbe stata liberata da qualla strage se fosse morto qualcuno della stirpe del drago. Meneceo quando capì che lui solo tra i cittadini poteva garantire la salvezza, si lanciò da un muro; i Tebani ottennero la vittoria.
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Oedipi filia, Polynicen fratrem sepulturae dedit. Harpalice, Harpalici filia, in bello patrem servavit, et hostem fugavit. Agave, Cadmi filia, in Illyrica Lycothersen regem interfecit, et patri suo regnum dedit. In Sicilia, cum Aetna mons primum ardere coepit, Damon matrem suam ex igne rapuit. Item Aeneas in Ilio Anchisen patrem humeris et Ascanium filium ex incendio eripuit.
Antigone, figlia di Edipo, diede sepoltura al fratello Polinice. Arpalice, figlia di Arpalico, salvò il padre in guerra, e mise in fuga il nemico. Agave, figlia di Cadmo, in Illiria uccise il re Licoterse, e diede il regno a suo padre. In Sicilia, quando il monte Etna per la prima volta cominciò ad ardere, Damone strappò via sua madre dalle fiamme. Poi Enea a Ilio portò in salvo dall'incendio il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio.
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Cum Liber pater ad homines descendisset ut suorum fructuum suavitatem atque iucunditatem ostenderet, ad Icarium et Erigonam in hospitium liberale devenit. Iis utrem plenum vini donavit, ut in reliquas terras vinum propagarent. Icarius, plaustro onerato, cum Erigone filia et cane Maera in terram Atticam ad pastores devenit et vini suavitatem ostendit. Sed pastores, cum immoderatius bibissent, ebrii conciderunt; postea, existimantes Icarium sibi malum medicamentum dedisse, fustibus eum interfecerunt. Canis autem Maera ululans Erigonae monstravit ubi pater insepultus iaceret; at virgo, cum in locum venisset, super corpus parentis in arbore suspendio se necavit. Ob id factum Liber pater iratus Atheniensium filias simili poena afflixit. Athenienses de ea re ab Apolline responsum petierunt, iisque responsum est id evenisse quod Icarii et Erigones mortem neglexissent. Ideo de pastoribus supplicium sumpserunt et Erigonae diem festum instituerunt
Quando il padre Libero era sceso presso gli uomini per rivelare la dolcezza e l'amabilità dei suoi frutti, si recò presso Icario ed Erìgone e fu da loro generosamente ospitato. Ad essi donò un otre pieno di vino, perché diffondessero il vino in tutte le altre terre. Icario, caricato il carro, giunse con la figlia Erìgone ed il cane Mera presso i pastori nella regione Attica, e mostrò la dolcezza del vino. Ma i pastori, dopo aver bevuto in modo piuttosto smodato, caddero (a terra) ubriachi; poi, pensando che Icario avesse dato loro una pozione malefica, lo uccisero a bastonate. Allora il cane Mera, ululando, mostrò ad Erìgone dove il padre giacesse insepolto; ma la vergine, dopo essersi recata sul luogo, si uccise impiccandosi ad un albero sopra il corpo del genitore. Il padre Libero, adirato per questo fatto, colpì con una pena simile le figlie degli Ateniesi. Gli Ateniesi chiesero ad Apollo un responso su questo avvenimento, e fu loro risposto che questo era accaduto perché non si erano curati della morte di Icario e di Erìgone. Perciò inflissero un castigo ai pastori ed istituirono un giorno festivo in onore di Erigone
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Enomao versione latino Igino traduzione libro
Corso di Lingua Latina Sintassi pagina 157 Numero 31
e libro cotidie discere
"Oenomaus, martis filius habuit in coniugio... a quo myrtoum pelagus est appellatum. "
Enomao, figlio di Marte e Asterope, figlia di Atlante, prese in moglie Evarete, figlia di Acrisio, dalla quale ebbe Ippodamia, fanciulla di straordinaria bellezza; ma egli non voleva concederla in nozze a nessuno perché un oracolo lo aveva ammonito di guardarsi dalla morte per mano del genero. E poiché molti la chiedevano in sposa, stabilì il patto che l’avrebbe data a chi lo avesse sfidato in una gara col carro e fosse riuscito a superarlo (egli aveva infatti cavalli più veloci del vento), mentre chi veniva sconfitto doveva essere messo a morte. Molti avevano già perso la vita quando per ultimo si presentò Pelope, figlio di Tantalo, che, vedendo inchiodate sulla porta le teste dei pretendenti di Ippodamia, iniziò a pentirsi temendo la ferocia del re. Così corruppe Mirtilo, l’auriga di Enomao, promettendogli la metà del regno se lo avesse aiutato. Stabiliti i patti, Mirtilo preparò il carro senza inserire le biette ai mozzi delle ruote, e così, quando i cavalli presero il via, mandarono in pezzi il carro difettoso di Enomao. Pelope tornò in patria vincitore insieme a Ippodamia e Mirtilo, ma ebbe paura del disonore che lo attendeva: perciò precipitò Mirtilo nel mare che da lui prese nome Mirtoo.