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Genealogie divine versione latino Igino
Ex Ponto et Mari piscium genera ...
Da Ponto e Acqua Marina nacquero le specie dei pesci. Da Oceano e Teti, le Oceanine, e cioè Estiea, Melite, Iante, Admeta, Stilbo, Pasifae, Polisso, Eurinome, Evagoreide, Rodope, tliride, Clizia, , Clitenneste, Meti, Menippe, Argia. Della stessa stirpe sono i Fiumi, cioè Strimone, Nilo, Eufrate, Tanai, Indo, Cefiso, Ismeno, Asseno, Acheloo, Simoenta, Inaco, Alfeo, Termodonte, Scamandro, Tigri, Meandro e Oronte. Da Ponto e Tello nacquero Taumante, Ceto, Nereo e Forcide. Da Nereo e Doride le cinquanta Nereidi: Glauce, Talia, Cimodoce, Nesea, Speio, Toe, Cimotoe, Attea, Limnoreia, Melite, Iera, Anfitoe, Agave, Doto, Proto, Ferusa, Dinamene, Dessamene, Anfinome, Callianassa, Doride, Panope, Galatea, Nemerte, Apseude, Climene, Ianira, Panopea, Ianassa, Mera, Orizia, Amazia, Drimo, Xanto, Ligea, Fillodoce, Cidippe, Licoriade, Cleio, Beroe, Efire, Opi, Asia, Deiopea, Aretusa, Climene, Creneide, Euridice, Leucotoe. Da Forcide e Ceto: le Forcidi, cioè Pemfredo, Enio e Perside (quest’ultima da altri è chiamata Dino). Da Ceto nacquero le Gorgoni: Steno, Euriale e Medusa. Da Polo e Febe: Latona, Asteria, …… Afirape, Perse e Pallante. Da Giapeto e Climene: Atlante, Epimeteo e Prometeo. Da Iperione ed Etra: Sole, Luna e Aurora. Da Satumo e Opi: Vesta, Cerere, Giunone, Plutone, Nettuno e Giove. Da Saturno e Filira: Chirone e Dolope. Da Astreo e Aurora: Zefiro, Borea, Noto e Favonio. Da Atlante e Pleione: Maia, Calipso, Alcione, Merope, Elettra e Celeno. Dal Gigante Pallante e da Stige: Scilla, Forza, Invidia, Potere, Vittoria, Sorgenti, Laghi. Da Nettuno e Salacia: Tritone. 25 Da Dione e Giove: Venere. Da Giove e Giunone: Marte. Da Giunone senza padre: Vulcano. Da Giove ed Eurinome: le Grazie. Ancora da Giove e da Giunone: Gioventù e Libertà.
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Philoctetes Poeantis et Demonassae filius cum in insula Lemno esset, coluber eius pedem percussit, quem serpentem Iuno miserat, irata ei ob id, quia solus praeter ceteros ausus fuit Herculis pyram construere, cum humanum corpus est exutus et ad immortalitatem traditus. Ob id beneficium Hercules suas sagittas divinas ei donavit. Sed cum Achivi ex vulnere taetrum odorem ferre non possent, iussu Agamemnonis regis in Lemno expositus est cum sagittis divinis; quem expositum pastor regis Actoris nomine Iphimachus Dolopionis filius nutrivit. Quibus postea responsum est sine Herculis sagittis Troiam capi non posse. Tunc Agamemnon Ulixem et Diomedem exploratores ad eum misit; cui persuaserunt, ut in gratiam rediret et ad expugnandam Troiam auxilio esset, eumque secum sustulerunt.
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Quando Filottete, figlio di Peante e Demonassa, si trovava nell’isola di Lemno, un serpente lo morse a un piede: questo serpente gli era stato inviato contro da Giunone, adirata con lui perché solo tra tutti aveva osato costruire la pira funebre di Ercole, quando questi depose le sue spoglie umane e passò tra gli Immortali. Per questo favore Ercole gli aveva donato le sue frecce divine. Ma poiché gli Achei non riuscivano a sopportare il terribile lezzo che proveniva dalla ferita, per ordine di Agamennone egli fu abbandonato in Lemno con le frecce divine, e venne nutrito da un pastore del re Attore, che si chiamava Ifimaco, figlio di Dolopione. In seguito agli Achei venne predetto che Troia non poteva essere conquistata senza le frecce di Ercole; allora Agamennone mandò Ulisse e Diomede a sondare le intenzio
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Phaethon Solis et Clymenes filius cum clam patris currum conscendisset et altius a terra esset elatus, prae timore decidit in flumen Eridanum. Hunc Iuppiter cum fulmine percussisset, omnia ardere coeperunt. Iovis ut omne genus mortalium cum causa interficeret, simulavit se velle extinguere; amnes undique irrigavit omneque genus mortalium interiit praeter Pyrrham et Deucalionem. At sorores Phaethontis, quod equos iniussu patris iunxerant, in arbores populos commutatae sunt.
Fetonte, figlio del Sole e di Climene, dopo essere salito di nascosto sul carro del padre ed essersi alzato molto in alto da terra, per la paura cadde nel fiume Eridano. Visto che Giove lo aveva colpito con un fulmine, tutte le cose iniziarono a bruciare. Giove, per uccidere in questo modo l'intero genere umano, finse di volere spegnere l'incendio. Fece straripare ovunque i fiumi e l'intero genere umano perì ad eccezione di Deucalione e di Pirra. Le sorelle di Fetonte, invece, poiché avevano legato i cavalli senza l'ordine del padre, furono trasformate in pioppi.
altra versione con questo titolo
Figlio del sole (Elio) e fratello di Selene, a loro volta generati dal titano Iperione; Elio conduce ogni giorno il carro che trasporta il Sole lungo il suo percorso diurno da uno splendido palazzo all’estremo oriente ad un altro collocato dalla parte opposta. Qui Elio scioglie i cavalli e li lascia pascolare nell’isola dei beati; poi carica cocchio e cavalli su di una nave dorata costruita da Efesto e navigando lungo il fiume Oceano ritorna ad oriente. Fetonte desiderava sopra ogni cosa guidare il carro del Sole e insistette tanto affinché il padre gli concedesse l’opportunità di farlo…infatti un giorno il padre gli concesse di sostituirsi a lui anche se per un solo giorno, pur raccomandando al figlio di mantenersi ad una distanza giusta dalla Terra, perché se si fosse allontanato troppo da essa gli uomini avrebbero sofferto e sarebbero morti per il freddo, se invece le si fosse avvicinato troppo, ne avrebbe arso il suolo. Fetonte allora, volendo dare prova di abilità alle sorelle Climene e Prote, spronò i cavalli conducendo il carro ad una velocità così elevata da perderne il controllo. Il Sole schizzò via dal suo percorso e arse la volta celeste lungo un cerchio massimo, che corrisponde all’odierna Via Lattea. Zeus adirato con Fetonte per il danno arrecato al mondo e per l’incoscienza e l’irresponsabilità che egli aveva dimostrato, lo colpì con un fulmine facendolo precipitare nel fiume Po (forse rappresentato nel cielo con la costellazione dell’Eridano), mentre le sorelle, piangenti, furono trasformate nei pioppi che crescono abbondanti sulle sue rive.
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Antichi eroi tentano di sottrarsi al servizio militare prima parte ULISSE A - Versione latino di Igi
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Agamemnon et Menelaus, Atrei filii, cum ceteros duces ducerent ut Troiam oppugnarent, in insulam Ithacam ad Ulixem, Laertis filium, venerunt. Sed vir hoc responsum acceperat: si belli Troiani particeps fuisset, post vicesimum annum se solum, egentem, domum reversurum esse. Itaque insaniam simulans pileum sumpsit et equum cum bove iunxit ad aratrum. Quem Palamedes ut videt, sentit virum simulare atque Telemachum, filium eius, de cunis tollit aratroque eius subicit his verbis: “ Simulationem depone; inter duces Graecos veni”. Tunc Ulixes fidem dedit se venturum esse; ex eo tempore Palamedi infestus fuit.
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Agamennone e Menelao, figli di Atreo, conducendo /mentre conducevano gli altri capi alleati per attaccare Troia, giunsero all’isola di Itaca da Ulisse, figlio di Laerte. Ma l'uomo aveva avuto questo responso "Se avesse partecipato (princeps regge il genitivo) alla guerra contro i Troiani, dopo il ventesimo anno sarebbe ritornato da solo a casa come uno straccione (egentem). E quindi simulando la pazzia, indossò un pileo (tipo di copricapo) e aggiogò all’aratro un cavallo con un bue. Non Appena Palamede lo vide (letteralmente è presente ma il resto della versione è al perfetto quindi lascio il perfetto ma fai come preferisci), comprese (lett. comprende) che l'uomo fingeva (letteralmente finge) e portò via Telemaco suo figlio dalla culla, e lo mise (letteralmente lo mette) davanti all'aratro e disse (lett dice) queste parole "Smetti di fingere; vieni tra i comandanti greci". Allora Ulisse diede fede che lui sarebbe andato; da quel momento divenne (fu) ostile a Palamede.
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Dii in Aegypto cum Typhonis immanitatem metuerent, Pan iussit eos ut in feras bestias se conuerterent quo facilius eum deciperent; quem Iouis postea fulmine interfecit. Pan deorum uoluntate, quod eius monitu uim Typhonis euitarant, in astrorum numerum relatus, et quod se in capram eo tempore conuerterat, inde Aegocerus est dictus, quem nos Capricornum dicimus.
Poichè gli Dèi in Egitto temevano Tifone per le sue enormi dimensioni, Fauno li istigò a trasformarsi in belve feroci, per ingannarlo più facilmente; in seguito Giove lo uccise con un fulmine. Per volontà degli Dèi, che grazie al suo consiglio avevano evitato la violenza di Tifone, Fauno fu annoverato fra le stelle; e poiché a quei tempi si era mutato in capra, fu chiamato Egocero - quello che noi chiamiamo Capricorno