- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: A Latin Accademy - Versioni tradotte
- Visite: 3
Caesar timens ne semper magno circuitu per pontem equitatus mitteretur, complures fossas pedum triginta in latitudinem facere instituit...Id erat oppidum positum ad Hiberum miliaque passuum a castris aberat triginta.
Cesare temendo che la cavalleria non uscisse sempre attraverso il ponte con un ampio percorso circolare, decise di fare numerosi fossati di trenta piedi in larghezza. Infatti se avesse fatto ciò, avrebbe volto altrove una parte del Sicori e in quel guado avrebbe prodotto un fiume. Compiute queste cose (ablativo assoluto) Afranio e Petreio giungono nel grande timore di essere tagliati del tutto fuori (dagli approvvigionamenti) di grano e foraggio, poiché Cesare con la cavalleria aveva molto potere. Pertanto decidono di andarsene essi stessi da quei luoghi e traferire in Cetiberia la guerra. Non temono di fare ciò poiché le popolazioni che erano state con Sertorio nella precedente guerra, temevano il nome e il potere di Pompeo. E quelle che erano ancora alleate di Pompeo lo preferivano influenzate dai grandi vantaggi. Il nome di Cesare invece, era fra questi barbari, piuttosto sconosciuto. Attendevano lì grandi rinforzi di cavalleria e fanteria e non dubitavano di di proseguire la guerra fino all'inverno. Concepito questo piano, ordinano che le navi vengano radunate e in tutto il fiume Ebro e portate a Octogesa. Questa era una città posta a un miglio dall'Ebro e distava dall'accampamento trenta miglia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: A Latin Accademy - Versioni tradotte
- Visite: 3
Romani, postquam Carthaginienses apud Zamam vicerant, contra Philippum, Macedonum regem, bellum renovaverunt, ...Flamininus in ludis Isthmicis libertatem Greciae reddidit. Deinde Romam revertit et triumphum celebravit.
Dopo che avevano vinto i Cartaginesi presso Zama, i Romani ricominciarono la guerra contro il Re dei Macedoni Filippo, perché era stato alleato di Annibale. Contro il re fu inviato dal Senato il console Tito Quinzio Flaminino, che aveva costituito un'alleanza con le città della Grecia. Il console superò i Macedoni in molti combattimenti e condusse in modo favorevole la guerra. Quando Filippo fu vinto a Cinocefale, Flaminino disse queste parole: "Ti sarà offerta la pace, se restituirai i prigionieri ai Romani, consegnerai tutta la flotta, darai tuo figlio come ostaggio". Poi Filippo accettò la pace. Flaminino durante i giochi Istmici restituì la libertà alla Grecia. In seguito ritornò a Roma e celebrò il trionfo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: A Latin Accademy - Versioni tradotte
- Visite: 3
Rex Illirici Alexandro Magno canem inusitatae magnitudinis donavit. Cum Alexandro, doni pulchritudinem exsultante, rem feram...Alexander tandem intellegit videns leonis corpus laniatum et hoc modo magnitudinem doni accepti cognovit.
Il re dell'Illirico donò ad Alessandro un cane d'insolita grandezza. Da che Alessandro, esultante per la bellezza del dono, lodava la natura fiera del cane. Allora il re dei Macedoni, desiderando mettere alla prova le parole dell'ospite, fece uscire dai recinti i cervi ed i daini e li lasciò davanti al cane. Il cane però, vide gli animali tanto piccoli, ma non allettato affatto dalla preda, restò fermo. Alessandro mosso dall'ira per così tanta pigrizia, subito con la spada uccise il cane. Allora il re dell'Illirico, quando seppe il fatto, inviò un altro cane in dono ad Alessandro. Poi ammonì Alessandro sulle prede (da dare) poiché aveva dato a quel cane (prede adatte) ad un altro cane. Così quando Alessandro fece avanzare un grande leone, Il cane mordendo con forza il collo del leone, lo uccise ferocemente. Dunque Alessandro con grande stupore vide il cane che stringeva con i denti il collo del leone fino alla sua morte. Infine Alessandro capì la vera indole del cane, vedendo il corpo del leone dilaniato ed in questo modo riconobbe la grandezza del dono ricevuto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: A Latin Accademy - Versioni tradotte
- Visite: 3
Cincinnati multas res gestas narraturi sumus quod clara exempla virtutis et rei publicae amoris sunt. Agricola humilis erat,...
Ho intenzione di narrare le molte gesta di Cincinnato perché costituiscono chiare testimonianze di virtù e d'amore per lo stato. Era un umile contadino, ma sotto l'apparenza di un uomo pacifico aveva un cuore fiero ed era non solo esperto di questione campestre, ma anche di pratica militare e di problematica civile. Nelle situazioni avverse i Romani, disperando in merito alla loro salvezza, quando ormai erano in procinto di arrendersi ai nemici chiamarono Cincinnato, Infatti, dato che l'esercito Romano si era stanziato sul monte Algido, Lucio Quinto Cincinnato, in quel periodo possedendo un campo e coltivandolo con le proprie mani, diventò dittatore. Egli Fu trovato dai legati del senato mentre si accingeva ad arare il campo e, inzuppato di sudore, accettò la toga praetexta e si diresse a Roma. Mostrò subito virtù e coraggio e, sconfitti i nemici, liberò l'esercito dall'assedio sul monte Algido. Salvato l'esercito, entrò in città con le proprie milizie, distribuì il bottino e punì il console inabile. Poi lasciò la dittatura e ritornò ai buoi ed al suo aratro, ma la città grata gli donò una corona d'oro. Poi dopo molti anni, quando Melius era in procinto di dirigersi con i propri compagni verso il regno, i Romani nominarono di nuovo dittatore Cincinnato e lo stato fu nuovamente salvo. (By Maria D.)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: A Latin Accademy - Versioni tradotte
- Visite: 3
Croesus, Lydiae rex, magna cum audacia ingentes et superbas copias parat et armat. Optat enim Persiam et ... in potestatem hostium venit et responsum intellegit: Rex avidus opes suas non hostium in Persia delet.
Creso, re della Lidia, con grande audacia prepara ed arma smisurate e gloriose truppe. Desidera infatti la Persia e le abbondanti ricchezze dell'Oriente. Il re innanzi tutto interroga convenientemente l'oracolo di Apollo sulla sorte della sua spedizione. Un gran numero di cavalieri e di fanti arriva con lunghe marce ai confini dei nemici. Il re allora visita con i suoi servi il celebre oracolo di Apollo e (gli) chiede un responso. Così la Pizia risponde a Creso: "Creso porrà il piede sulla Persia e distruggerà le straordinarie forze armate di un potente re." Il responso propizio dell'oracolo procura all'avido re una grande gioia. Così Creso, certo della vittoria, penetra con il suo esercito con grandi marce (forzate) in Persia. Il combattimento è aspro. Cade un gran numero di soldati dei Lidi e dei persiani, ma la vittoria è persiana. Creso, inoltre, ultimo, cade nel potere dei nemici e comprende il responso: un avido re distruggerà la forza armata sua non (quella) dei nemici in Persia.