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Troiani cum Graecis multos annos bellum gesserunt. Graeci numero Troianos superabant sed Troiani in urbe clausi resistebant... Deinde in Mare naves poseuerunt et susceperunt iter longum.
I troiani sostennero con i Greci una guerra per molti anni. I Greci superavano i Troiani per numero ma i Troiani, chiusi nella città, resistevano per le robuste mura e per il coraggio degli uomini. Alla fine i Greci occuparono Troia. La furbizia di Ulisse fu lo svantaggio di Troia [si potrebbe anche tradurre questa frase con il dativo di possesso: "Troia ebbe come svantaggio la furbizia di Ulisse ... scegli tu come tradurla]. Enea, principe Troiano, uomo di grande virtù, prese le armi e con molti uomini forti difendeva la città valorosamente. Ma la dea Venere, madre di Enea, incontrò il figlio nella città e lo sollecitò alla fuga con le sue parole: "I troiani avranno una Nuova Troia (dativo di possesso) nel Lazio. Enea ascoltò le famose parole della madre a malincuore ma fece il suo dovere: convocò i suoi uomini ed amici ed in adunanza ebbe una discussione (con loro) sulle parole della madre Venere. Tutti gli amici furono d'accordo con Enea. Allora Enea portò sulle spalle il vecchio padre. Poi con il figlio ed un esiguo numero di troiani superstiti fuggì. Enea ed i compagni tagliarono alberi dal bosco e costruirono una nave. Poi misero la nave nel mare ed intrapresero un lungo viaggio.
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Corniculae merulae invidia erat, enim merula fortunam incolis et advenis nuntiabat et saepe in controversiis invocabatur. ...praeterea, si invidiam sectas, magnam contumeliam quoque tibi paras.
Una cornacchia aveva invidia di un merlo (dativo di possesso), infatti il merlo annunciava la fortuna agli abitanti e spesso veniva invocata nei dissidi. Un giorno la cornacchia vede dei forestieri in una strada, vola verso la strada, sta in quel luogo e gracida a lungo. I forestieri sono impauriti dalla cornacchia ma uno subito esclama: "Non occupatevi (di lei) e continuate la strada: infatti le cornacchie (lett. singolare) non sono minacce. Così prova la favola, l'invidia è una grande colpa: inoltre, se tu provi invidia, ti procuri anche una grande affronto.
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Multae deae Romae notae sunt atque ab incolis celebrantur...Minervae statuas galea atque hasta ornant non solum enim Minerva est dea sapientiae, sed etiam dea pugnarum. Minerva sacrae sunt olea atque noctua.
Molte dee di Roma sono note e venivano celebrate dagli abitanti. Giunone è la regina delle dee e moglie di Giove. Diana è la dea dei boschi e regina delle ninfe. Diana uccide le belve nei boschi con le frecce; Diana è anche chiamata Trivia, poiché è la padrona delle vie. Vesta viene celebrata dalle matrone e dalle fanciulle; infatti è la protettrice della famiglia. I poeti veneravano Minerva, dea della sapienza; ornano le statue di Minerva un elmo e d un'asta: infatti non solo Minerva è la dea della sapienza, ma anche delle battaglie. L'ulivo e la civetta sono sacri a Minerva.
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Simonides scribebat mira carmina atque arte sua multas divitias colligebat. Paupertatem sic vincebat magna peritia carminum. ... Simonides autem salvus ad oram pervenit.
Simonide scriveva poesie straordinarie e con la sua arte otteneva grandi ricchezze. Vinceva così la povertà con la grande maestria dei (suoi) carmi. Visitava molte città dell'Asia e con i suoi carmi cantava la lode dei vincitori. Chiedeva e riceveva un grande compenso per i suoi servizi dai re e dai tiranni. Dopo tanto tempo e molti viaggi desiderava far ritorno in patria con una nave. Prende i suoi beni e da Creta si imbarca per l'isola di Cea, la sua patria. Ma in mare, a causa di una violenta tempesta e dell'antichità dell'imbarcazione, la nave affonda. Tutti i passeggeri, preoccupati per il naufragio, prendono i cinturoni e gli oggetti preziosi e abbandonano la nave. Un uomo curioso dice al poeta: «Simonide, perché non prendi i tuoi beni?». Allora il poeta risponde all'uomo con grande calma: «Tutti i miei beni sono nel mio animo». Dopo il naufragio molti in mare sono appesantiti dal grande carico e muoiono, mentre Simonide arriva sano e salvo a riva.
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Antiqui latii terrae a Faunis et Nymphis, silvarum diis deabusque, habitabantur et a rusticis viris...oppidum Lavinium condit et magna cum concordia Troianos et Latinos regit. t
I territori dell'antico Lazio erano abitati dai Fauni dalle ninfe, dagli dèi e dalle dee delle selve, e da uomini rozzi. Poi Saturno, signore degli dèi, fu cacciato dall'Olimpo e giunse nel Lazio: costui riunì gli uomini selvaggi in un sol luogo, donò ai popoli la conoscenza della vita, scoprì le coltivazioni dei campi. Saturno guidava gli uomini tranquilli in pace: perciò erano chiamati secoli d'oro. Poi Latino, figlio del re Saturno, ottenne il regno di tutto il Lazio: Latino non ebbe alcun figlio (dativo di possesso), ma una figlia, Lavinia che molti la chiedevano (in sposa), tra gli altri Turno, re dei Rutuli, uomo bello e valoroso. Allora Enea profugo dalla patria per l'incendio di Troia, con una piccola folla di Troiani giunse alle coste Latine. Qui fu accolto benevolmente da Latino, che gli promise la figlia in matrimonio. Enea vinse in guerra Turno, fondò la città di Lavinia e governò i Troiani ed i Latini con grande concordia. (By Maria D. )