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Ανηρ γεωργος μελλων τελευταν και βουλομενος του αυτου παιδας εμπειρους... οτι ο μαματος θησαυρος εστι τοις ανθρωποις.
Un contadino che si sentiva prossimo a morire, volendo che anche i suoi figli fossero costanti nell'agricoltura, li mandò a chiamare e disse: in una (εἷς - μία - ἕν) delle mie vigne è depositato (ἀπόκειμαι) un tesoro. Quelli, dopo la morte del padre, presi aratri e forconi dissodarono (ὀρύσσω) tutto il loro terreno. E non trovarono (εὑρίσκω) il tesoro, ma la vigna restituì loro un raccolto molto più grande. Il racconto insegna che la fatica diventa un tesoro per gli uomini. (by Geppetto)
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Εστι δ' ηἡ Σικελια τριγνωνος τω σχεματι, και δια τουτο Τρινακρια μεν προτερον Θρινακια δ'υστερον προσηγορευθη... χιλιων και εκαστον και τριακοντα.
La Sicilia è di figura triangolare, e per questo anticamente fu detta Trinacria, e poi Trinacia con un nome di maggiore dolcezza. La sua figura finisce in tre punte: quella di Peloro, che guarda a Ceni ed a Colonna di Reggio, e forma lo Stretto: quella di Pachino che sporge verso levante e, cinta dal mar di Sicilia, guarda verso il Peloponneso e il canale che disunisce Creta dal Peloponneso stesso: la terza è quella che sta di fronte alla Libia, ed accenna alla Libia stessa ed al ponente invernale, e si dice Lilibeo. Di questi lati che terminano così in queste tre punte, due si incurvano mezzanamente all'indentro; ma il terzo si sporge invece in arco dal Lilibeo al Peloro; e, maggiore degli altri, si stende per 1. 700 stadi, o per 1720 (stadi) come dice Posidonio. Degli altri due poi quello che va dal Lilibeo a Pachino è maggiore dell'altro; e così il più piccolo di tutti è quello lungo, lo Stretto e l'Italia da Peloro a Pachino: esso è di 1130 stadi. La periferia, costeggiata per mare, Posidonio è di 4. 400 stadi.
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ἀδελφοὶ ἦσαν, ὦ ἄνδρες δικασταί, Διόδοτος καὶ Διογείτων ὁμοπάτριοι καὶ ὁμομήτριοι...φάσκων τὰ ναυτικὰ χρήματα δεῖν ἐκ τούτων τῶν γραμματείων κομίσασθαι.
Diodoto e Diogitone, o giudici, erano due fratelli, nati dallo stesso padre e dalla stessa madre: essi si divisero la sostanza in contanti e tennero in comune i beni immobili. Poiché Diodoto con il commercio si procacciò molti beni, Diogitone lo persuase a sposare la propria figlia, l'unica che egli aveva; e così nacquero due maschi e una femmina. Di li a qualche tempo Diodoto, arruolatosi con Trasillo, comandante della fanteria, chiama la propria moglie, che era sua nipote, e il padre di lei, che era nello stesso tempo suocero e fratello, nato dallo stesso padre, e nonno dei figlioletti e zio, pensando che grazie a questi rapporti di parentela a nessuno più convenisse esser giusto verso i propri figli, e gli diede il suo testamento e come deposito cinque talenti d'argento. [...] Morto lui a Efeso, Diogitone nascose alla figlia la perdita del marito e s'impadroní delle carte che egli aveva lasciato suggellate, dicendo che grazie a quei documenti doveva ricevere i denari dati a prestito marittimo.
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Και ουκετ' εχει πιστιν ουδε σαφηνειαν. Επει τον περι Λυκουργου... οφελος εστι προς αληθειαν.
Ma dopo aver pubblicato la "Vita di Licurgo" il legislatore, e del re Numa, mi sembrava non irragionevolmente di poter risalire sino a Romolo, essendo arrivato con la mia storia vicino ai suoi tempi [...]. parve bene di mettere a confronto e di paragonare col padre dell'invitta e gloriosa Roma il fondatore della bella e celebrata Atene. Esprimo l'augurio che l'elemento mitologico, da me depurato, sottostia a quello razionale e assuma l'aspetto di storia. Ma se audacemente esso contrasterà l'attendibilità e non ammetterà commistione con verosimiglianza, chiederò indulgenza a lettori concilianti, che accolgono con serenità il racconto di fatti che appartengono a tempi remoti. Sembrava dunque che per molti motivi di somiglianza Teseo fosse adatto ad essere messo a confronto con Romolo? Entrambi infatti di natali incerti e oscuri ebbero fama di discendere da dei. Ambedue forno dotati di forza e di senno. Delle due più famose città l'uno fondò Roma, l'altro ingrandì Atene: ciascuno dei due pose mano al rapimento di donne. Nè l'uno né l'altro sfuggì a disgrazie domestiche e risentimenti familiari ma si dice che entrambi nei loro ultimi giorni venissero a conflitto con i propri concittadini, se almeno un qualche elemento utile a ristabilire la verità può venire da chi sembra raccontare i fatti in una forma niente affatto poetica.
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Ου γαρ δικαιον ελαττους ποιεισθαι τας τιμωριας υπερ των αδοξων των διωγαμασμενων... τοις τας ουσιας εχουσιν.