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Anno trecentesimo et altero ab Urbe condida imperium consulare cessavit ...Sublata est decemviris potestas ipsique damnati sunt.
Nel trecentoduesimo anno dalla fondazione di Roma (451 a. C. ), cessò l'imperium consolare e al posto di due consoli furono nominati dieci magistrati, che avevano il massimo potere, chiamati «decemviri». Ma, pur avendo agito ottimamente nel primo anno, durante il secondo uno tra questi, Appio Claudio, volle violare la figlia vergine di un certo Virginio – che aveva già prestato servizio militare con onorevoli campagne militari contro i Latini sul monte Algido; la quale il padre uccise affinché non subisse l'oltraggio del decemviro e, ritornato dai soldati, mosse il tumulto. Venne tolto il potere ai decemviri ed essi stessi furono condannati. (Europio, Breviarum Ab Urbe condita, 1. 18)
ANALISI MORFOLOGICA
1. La locuzione "Anno trecentesimo et altero" [r. 1] assume la funzione logica di complemento di tempo determinato, espresso in ablativo semplice.
2. La forma "occidit" [r. 5] è l'indicativo perfetto (terza persona singolare) del verbo occīdo, -īs, occīdi, occīsum, -ĕre (3 tr. ) e significa "uccidere".
ANALISI SINTATTICA
3. Tra la proposizione "cum... egissent" [r. 3] e la principale intercorre un rapporto di anteriorità.
4. La proposizione "qui... militarat" [r. 4] è relativa. "Militarat" è una forma sincopata dell'originaria "militavĕrat", dal verbo mīlĭto, -as, -āvi, -ātum, -āre (1 intr. ). Nei verbi che hanno il perfetto uscente in "-vi", infatti, si riscontrano – nelle voci del perfetto stesso e dei tempi derivati – forme ridotte (o sincopate) in cui "-v-"/"-vi-"/"-ve-" cadono.
5. 1ª macrosequenza: Apre il testo la proposizione principale "Anno... cessavit", seguita dalla coordinata "et pro... nominati". Si nota la presenza di una proposizione relativa, introdotta dal pronome "qui" in unione con il congiuntivo imperfetto di hăbĕo ("qui... haberent").
RIFLESSIONE LESSICALE E STILISTICA
6. Termini appartenenti al lessico della politica e delle istituzioni:
> "imperium consulare" / "consolibus"
> "summam potestatem"
> "decemviri"
> "stipendiis"
> "militarat" / "milites"
> "tumultum"
7. Il significato del termine "stĭpendĭum, -ii" (2 neutro) [r. 4] è "servizio militare", "campagna".
8. La locuzione "duobus consulibus" [r. 1] dà luogo ad omoteleuto (= due o più parole terminano alla stessa maniera o similmente).
VERIFICA DELLA COMPRENSIONE
9. La magistratura decemvirale fu istituita nel 451 a. C.
10. "Appio Claudio fu preso dal desiderio di possedere una ragazza plebea. Appio, dopo aver tentato di adescarla col denaro e lusinghe, diede incarico a un suo cliente di reclamare la ragazza come sua schiava, approfittando dell'assenza del padre" [fonte: Livio, "Ab urbe condita" III). [by il murettodipaolo)
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Οι δε Γαλαται τοις μεν σωμασιν εισιν ευμηκεις, ταις δε σαρξι καθυγροι δε λευκοι... ηθμου φερετα το πομα.
I Galati sono alti di statura, muscoli flaccidi, pelle bianca, capelli naturalmente biondi ed essi, anche con artifici, sogliono accentuare la particolarità naturale del colore. Lavano, infatti, frequentemente le chiome con acqua di calce e li tirano indietro dalla fronte alla sommità della testa e già fino alla nuca, così da sembrare simili nell’aspetto ai Satiri o a Pan: a seguito di questo trattamento, i capelli diventano tanto pesanti da non differire in nulla dalla criniera dei cavalli. Alcuni radono la barba, altri la fanno un po’ crescere; i nobili radono le guance, lasciando crescere i baffi in modo tale da nascondere la bocca. Perciò quando mangiano, i baffi si riempiono di cibo, quando bevono, la bevanda passa come attraverso un filtro.
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ἐπεὶ μέντοι εἰς Κιλικίαν ἦλθον, σαφὲς πᾶσιν ἤδη ἐδόκει εἶναι ὅτι ὁ στόλος εἴη ἐπὶ βασιλέα. φοβούμενοι δὲ τὴν ὁδὸν καὶ ἄκοντες ὅμως οἱ πολλοὶ δι᾽ αἰσχύνην καὶ ἀλλήλων καὶ Κύρου συνηκολούθησαν· ὧν εἷς καὶ Ξενοφῶν ἦν. ἐπεὶ δὲ ἀπορία ἦν, ἐλυπεῖτο μὲν σὺν τοῖς ἄλλοις καὶ οὐκ ἐδύνατο καθεύδειν· μικρὸν δ᾽ ὕπνου λαχὼν εἶδεν ὄναρ. ἔδοξεν αὐτῷ βροντῆς γενομένης σκηπτὸς πεσεῖν εἰς τὴν πατρᾐαν οἰκίαν, καὶ ἐκ τούτου λάμπεσθαι πᾶσα. περίφοβος δ᾽ εὐθὺς ἀνηγέρθη, καὶ τὸ ὄναρ τῇ μὲν ἔκρινεν ἀγαθόν, ὅτι ἐν πόνοις ὢν καὶ κινδύνοις φῶς μέγα ἐκ Διὸς ἰδεῖν ἔδοξε· τῇ δὲ καὶ ἐφοβεῖτο, ὅτι ἀπὸ Διὸς μὲν βασιλέως τὸ ὄναρ ἐδόκει αὐτῷ εἶναι, κύκλῳ δὲ ἐδόκει λάμπεσθαι τὸ πῦρ, μὴ οὐ δύναιτο ἐκ τῆς χώρας ἐξελθεῖν τῆς βασιλέως, ἀλλ᾽ εἴργοιτο πάντοθεν ὑπό τινων ἀποριῶν.
Quando giunsero in Cilicia, sembrava ormai evidente a tutti che il bersaglio fosse il re. Impauriti dal viaggio e pur contro voglia, molti comunque seguirono la spedizione, perché provavano vergogna sia di fronte ai compagni sia di fronte a Ciro. Tra quelli c'era anche Senofonte. Poiché lo scoraggiamento c'era, Senofonte si affliggeva con gli altri e non poteva (non riusciva a) dormire; avendo ottenuto un pò di sonno, fece un sogno. Gli sembrò che, scoppiato un tuono, un fulmine cadesse sulla casa del padre e che questo avesse fatto brillare tutto. Spaventato subito si svegliò, e da una parte riteneva il sogno bello, poiché essendo tra fatiche e pericoli sembrava che si vedesse la grande luce inviata da Zeus, dall'altra parte però aveva paura, perché il sogno gli sembrava che fosse stato inviato dal re Zeus, sembrava che il fuoco brillasse tutto intorno, da non poter andare via dalla terra del re, ma aveva paura di essere chiuso da ogni parte da qualche difficoltà.
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Ου χαλεπον δε εστι την βοελυριαν διορισασθαι... προσελθειν και συνησθηναι.
Non è difficile definire la spudoratezza: è infatti una forma di infantilismo appariscente e vergognoso; e lo spudorato (è) uno che, quando incontra donne perbene, denudatosi, mostra (loro) le pudenda; e in teatro applaude ogni volta che gli altri smettono (di farlo), e fischia (gli attori) che gli altri guardano volentieri, e ogni qual volta il teatro fa silenzio, tirata su la testa, rutta, per far voltare gli spettatori. E all'ora in cui il mercato è pieno, avvicinatosi ai (venditori di) nocciole o bacche di mirto o frutta, standosene fermo (lì) (se le) mangia, e intanto chiacchiera [insieme chiacchierando] con il venditore; e chiama per nome uno dei passanti con cui non è in confidenza; e se vede [vedendo] (persone) che vanno di fretta da qualche parte, ordina (loro) di fermarsi; e si avvicina ad uno che sta uscendo dal tribunale dopo aver perso un importante processo, e (gli) fa i complimenti.
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Ο Διονυσιος φησι δ' ουν Αμμωνα βασιλευοντα του μερους της λιβυης Ουρανου γημαι θυγατερα την προσαγορευομενην Ρεαν... απ' εκεινων των τοπων απηρτημενην.
Dionisio afferma dunque che Ammone regnando su quella parte della Libia sposò la figlia di Urano nota con il nome di Rea che era sorella di Crono e degli altri Titani. Ma percorrendo il regno vicino ai monti chiamati Cerauni trovò una fanciulla che si distingueva per la sua bellezza di nome Amaltea. Innamoratosi, giacque con lei e generò un figlio di una bellezza e di una forza meravigliose e designò Amaltea signora di tutta la contrada vicina, la cui forma era simile a un corno di bue, per la quale ragione fu denominata "corno di Espero"; a causa della buona qualità del terrenoera piena di varie specie di viti e di tutti gli alberi che producono frutti coltivati. Quando però la donna appena citata ricevette il dominio, da lei il paese prese il nome di Corno di Amaltea e perciò gli uomini delle generazioni successive per la suddetta ragione chiamano Corno di Amaltea la terra migliore che abbonda di frutti delle varie specie Ora però Ammone per paura della gelosia di Rea nascose il neonato e trasferì nascosto il bambino in una città, Nisa, ad una grande distanza da quei luoghi