[Σανινος] ην δε γυναικα πασων αριστην ηγμενος. ην εκει μεν Εμπονην εκαλουν.... πλεον εξης επτα μηνων.

TESTO GRECO COMPLETO

[Sabino], Avendo sposato una donna migliore di tutte, qui questa era chiamata Empone, dagli Ellenisti si potrebbe chiamare Eroida, non gli era possibile né abbandonarla né portarla con se. Avendo dunque nascosto sotto un campo in fosse sotterranee dei denari che conoscevano (σύνοιδα) solo due fra gli schiavi allontanò gli altri servitori, come per essere sul punto di suicidarsi con dei veleni, e dopo averne presi due di fiducia  scese nei sotterranei e mandò dalla moglie il liberto Martalio per annunciargli che era morto per il veleno (συμφλέγω) e che la casa era bruciata con il suo corpo. Voleva infatti usare (χράομαι, regge il dativo)il dolore sincero della moglie per dare una prova/convinzione della dichiarata morte. E questo avvenne (συμβαίνω). Infatti ella dopo aver gettato a terra ( ῥίπτω) il corpo all'inizio (ὅπως ἔτυχέ), resistette (διακαρτερέω) con lamenti funebri tre giorni e tre notti senza cibo; ma Sabino sapute queste cose e temendo che non morisse proprio lei ordinò a Martalio di  andare da lei in segreto e di spiegarle (φράζω) che era vivo e che si nascondeva, ma che c'era bisogno che persistesse ancora un po' nel dolore (dativo πένθος) così da non concedere che che la finzione divenisse/cadesse nel sospetto. Le altre cose dunque furono portate in scena con veemenza dalla della donna per la credenza della disgrazia. Ma poiché desiderava  vederlo andava (da lui) e tornava di nuovo durante la notte. Restando nascosta agli altri stava lontana da questo  poco per vivere nell'Ade con il marito più di sette mesi di fila.
(Traduzione di Anna Maria Di Leo)