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Urbem Tarsum Cydnus flumen interfluit. Pulvere simul ac sudore perfusum Alexandrum regem invitavit liquor fluminis ut calidum adhuc corpus ablueret. Itaque, deposita veste in conspectu agiminis, descendit in flumen; subito horrore regis artus rigere coeperunt, pallor deinde suffusus est, et eum propemodum corporis vitalis calor reliquit. Expiranti similem ministri excipiunt nec satis compotem mentis in tabernaculum deferunt. Ingens sollicitudo ac paene iam luctus in castris erat. Flentes querebantur, in tanto impetu cursuque rerum, omnis aetatis ac memoriae clarissimum regem, non in acie saltem, non ab hoste victum, sed abluentem corpus aqua, ereptum et exstinctum esse.
Il fiume Cnido percorre (percorreva) la città di Tarso. La fluidità del fiume invitò Alessandro il re, cosparso di polvere e sudore, affinché pulisse il corpo. Perciò, deposta la veste nel cospetto della colonna, scese nel fiume; con svelto orrore, gli arti del re cominciarono ad irrigidire, quindi arrivò anche il pallore ( in viso) e il calore vitale del corpo lo lasciò in tutti i modi. Arrivarono insieme i dottori dichiararono di non portare nessun pensiero al tabernacolo. E così già il grande lutto arrivò negli accampamenti con sollecitudine e pena.
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Alessandro parla ai soldati
Versione di latino di Curzio Rufo
Testo latino
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Nox supervenit terroremque auxit. Milites in armis vigilabant. Babylonii, alius e muris, alius e culmine tecti sui prospectabant, certiora visuri. Nec quisquam lumina audebat accendere; et, quia oculorum usus cessabat, fremitus vocesque auribus captabant; ac plerumque, vano metu territi, per obscuras semitas alius alii occursantes invicem suspecti ac solleciti ferebantur. persae suo more comas detonderant et in lugubri veste cum coniugibus ac liberis. Alexandrum, non ut victorem et hostem sed ut gentis suae iustissimum regem, lugebant. Ac sueti sub rege vivere, non alium qui imperaret ipsis, digniorem fuisse confitebantur. Nec muris urbis luctus continebatur, sud proximam regionem, deinde magnam partem Asiae cis Euphratem tanti mali fame pervaserat.
Traduzione
Sopraggiunse la notte e accrebbe la paura. I soldati vigilavano armati (lett: con le armi). I Babilonesi, uno dalle mura, un altro dal culmine dei loro tetti osservavano (certiora visur [prop. finale). E nessuno osava accendere fuochi e poiché l' uso degli occhi cessava, (essi) percepivano con le orecchie e il più delle volte, spaventati da inutile paura, andandosi incontro l’un l’altro si muovevano inquieti e sospettosi per oscuri sentieri. I Persiani, come loro uso, tagliando i capelli e in veste da lutto, con i coniugi e i figli piangevano Alessandro non come vincitore e nemico ma come giustissimo re del suo popolo. E abituati a vivere sotto un re, non riceveranno nessun altro che fosse più degno di lui di comandare. E il lutto non era contenuto tra le mura della città, ma la fama di tanti mali aveva pervaso la regione vicina, poi gran parte dell'Asia al di qua dell'Eufrate.
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Ceterum Babylona procedenti Alexandro Mazaeus qui ex acie in eam urbem confugerat cum adultis liberis supplex occurrit urbem seque dedens. Gratus adventus eius regi fuit; quippe magni operis obsidio futura tam munitae urbis. Ad hoc vir inlustris et manu promptus famaque etiam proximo proelio celebris et ceteros ad deditionem sui incitaturus exemplo videbatur. Igitur hunc quidem benigne cum liberis excipit; ceterum quadrato agmine quod ipse ducebat velut in aciem irent ingredi suos iubet. Magna pars Babyloniorum constiterat in muris avida cognoscendi novum regem; plures obviam egressi sunt: inter quos Bagophanes arcis et regiae pecuniae custos ne studio a Mazaeo vinceretur totum iter floribus coronisque constraverat argenteis altaribus utroque latere dispositis quae non ture modo sed omnibus odoribus cumulaverat.
Traduzione
Quindi Mazeo, che in quella città si era rifugiato dal campo di battaglia, con i figli grandi andò supplice incontro ad Alessandro che si dirigeva verso Babilonia, per consegnare se stesso e la città. Al re fu gradito il suo arrivo: infatti l’assedio di una città così fortificata sarebbe stato molto impegnativo. Inoltre sembrava che un personaggio illustre e risoluto nell’agire e anche famoso per la recente battaglia, avrebbe indotto col suo esempio anche gli altri alla resa. Dunque lo accolse benevolmente assieme ai figli; poi comandò ai suoi di entrare in città disposti in formazione in linea, con lui stesso a capo, come se andassero a combattere. Gran parte dei Babilonesi si era assiepata sulle mura, curiosa di conoscere il nuovo re, e molti gli uscirono incontro. Tra questi Bagofane, custode della rocca e del tesoro regale, per non esser superato in zelo da Mazeo, aveva disseminato l’intero percorso di fiori e di corone, dopo aver collocato su entrambi i lati altari d’argento, che aveva riempito non solo d’incenso da di ogni tipo di aromi.