Εγω μεν ουν εστε μεν αι σπονδαι ησαν ουποτε επαυομην ημας μεν οικτιρων, βασιλεα δε και τους συν αυτω μακαριζων... ως το εικος εσονται.
Io dunque finchè era in vigore la tregua non ho mai cessato di compiangere la nostra sorte, chiamando beato il re e quelli con lui stesso, poiché consideravo [considerando] quanto grande e quale terra appartenesse loro, l'abbondanza di viveri, quanti schiavi, quanto bestiame, oro e vesti; quando invece consideravo la condizione dei soldati, che a noi non toccava niente di quei beni se non che li compravamo, mentre sapevo che pochi avevano l'occorrente per comprarli, d'altra parte sapevo che i giuramenti ci proibivano di procurarci viveri se non comprandoli; considerando tali cose, temevo talora più la tregua che la guerra. Poiché quelli hanno rotto i patti, mi pare abbia avuto fine sia la loro insolenza sia i nostri sospetti. Infatti ormai quei beni stanno nel mezzo come premi per quelli tra noi che saranno più valorosi, giudici della gara sono gli dei, i quali saranno con noi, come è naturale.
(By Stuurm)