IL MITO DI PROMETEO II VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE dal libro Euloghia - numero 253
ατε δη ουν ου πανυ τι σοφος ων ο Επιμηθευς ελαθεν αυτον καταναλωσας τας δυναμεις εις τα αλογα. λοιπον δη ακοσμητον ετι αυτω ην το ανθρωπων γενος, και ηπορει οτι χρησαιτο. απορουντι δε αυτω ερχεται Προμηθευς επισκεψομενος την νομην, και ορα τα μεν αλλα ζωα εμμελως παντων εχοντα, τον δε ανθρωπον γυμνον τε και ανυπόδητον και αστρωτον και αοπλον. ηδη δε και η ειμασρμενη ημερα παρην, εν η εδει και ανθρωπον εξιεναι εκ γης εις φως. απορια ουν σχομενος ο Προμηθευς ηντινα σωτηριαν τω ανθρωπω ευροι, κλεπτει Ηφαιστου και Αθηνας την εντεχνον σοφιαν συν πυρι-αμηχανον γαρ ην ανευ πυρος αυτην κτητην τω ή χρησιμην γενεσθαι-και ουτω δη δωρειται ανθρωπω. την μεν ουν περι τον βιον σοφιαν ανθρωπος ταυτη εσχεν, την δε πολιτικην ουκ ειχεν. ην γαρ παρα τω Διι. τω δε Προμηθει εις μεν την ακροπολιν την του Διος οικησιν ουκετι ενεχωρει εισελθειν προς δε και αι Διος φυλακαι φοβεραι ησαν εις δε το της Αθηνας και Ηφαιστου οικημα το κοινον, εν ω εφιλοτεχνειτην, λαθων εισερχεται, και κλεψας την τε εμπυρον τεχνην την του Ηφαιστου και την αλλην την της Αθηνας διδωσιν ανθρωπω, και εκ τουτου ευπορια μεν ανθρωπω του βιου γιγνεται, Προμηθεα δε δι' Επιμηθεα υστερον, ηπερ λεγεται, κλοπης δικη μετηλθεν
Ci fu un tempo in cui esistevano gli dei, ma non le stirpi mortali. Quando giunse anche per queste il momento fatale della nascita, gli dei le plasmarono nel cuore della terra, mescolando terra, fuoco e tutto ciò che si amalgama con terra e fuoco. Quando le stirpi mortali stavano per venire alla luce, gli dei ordinarono a Prometeo e a Epimeteo di dare con misura e distribuire in modo opportuno a ciascuno le facoltà naturali. Epimeteo chiese a Prometeo di poter dare da solo la distribuzione: "dopo che avrò distribuito - disse - tu controllerai. " Così, persuaso Prometeo, iniziò a distribuire. Nella distribuzione, ad alcuni dava forza senza velocità, mentre donava velocità ai più deboli; alcuni forniva di armi, mentre per altri, privi di difese naturali, escogitava diversi espedienti per la sopravvivenza. Ad esempio, agli esseri di piccole dimensioni forniva una possibilità di fuga attraverso il volo o una dimora sotterranea; a quelli di grandi dimensioni, invece, assegnava proprio la grandezza come mezzo di salvezza. Secondo questo stesso criterio distribuiva tutto il resto, con equilibrio. Escogitava mezzi di salvezza in modo tale che nessuna specie potesse estinguersi. Procurò agli esseri viventi possibilità di fuga delle reciproche minacce e poi escogitò per loro facili espedienti contro le inemperie stagionali che provengono da Zeus. Li avvolse, infatti, di folti peli e di dure pelli, per difenderli dal freddo e dal caldo eccessivo. Peli e pelli costituivano inoltre una naturale coperta per ciascuno, al momento di andare a dormire. Sotto i piedi di alcuni mise poi zoccoli, sotto altri unghie e pelli dure e prive di sangue. In seguito procurò agli animali vari tipi di nutrimento, per alcuni erba, per altri frutti di alberi, per altri radici. Alcuni fece in modo che si nutrissero di altri animali: concesse loro, però, scarsa prolificità, che diede invece in abbondanza alle loro prede, offrendo così un mezzo di sopravvivenza alla specie. Ma Epimeteo non si rivelò bravo fino in fondo: senza accorgersene aveva consumato tutte le facoltà per gli esseri privi di ragione. Il genere umano era rimasto dunque senza mezzi, e lui non sapeva cosa fare. In quel momento giunse Prometeo per controllare la distribuzione e vide gli esseri viventi forniti di tutto il necessario, mentre l'uomo era nudo, scalzo, privo di giaciglio e di armi. Intanto era giunto il giorno fatale, in cui anche l'uomo doveva venire alla luce. Allora Prometeo, non sapendo quale mezzo di salvezza procurare all'uomo, rubò a Efesto e ad Atene la perizia tecnica, insieme al fuoco - infatti era impossibile per chiunque ottenerla o usarla senza fuoco - e lì donò all'uomo. All'uomo fu concessa in tal modo la perizia tecnica necessaria per la vita, ma non la virtù politica. Questa si trovava presso Zeus, e a Prometeo non era più possibile accedere all'acropoli, la dimora di Zeus, protetta da temibili guardie. Entrò allora di nascosto nella casa comune di Atene ed Efesto, dove i due lavoravano insieme. Rubò quindi la scienza del fuoco di Efesto e la perizia tecnica di Atena e le donò all'uomo. Da questo dono derivò all'uomo abbondanza di risorse per la vita, ma, come si narra, in seguito la pena del furto colpì Prometeo, per colpa di Epimeteo.