Erat Narcissus pulcher puer sed superbus. A multis puellis amatus, tamen iuvenis amorem spernebat quia Veneris gaudiis studium venationis anteponebat. Sed iuvenis vim amoris non fugitavit; nam a deis punitus est. Olim in fluminis undis Narcissus imaginem suam vidit et statim, amore accensus, formosum puerum cupit, desiderat. Frustra alba brachia in aqua mergit et vacuum simulacrum tangere temptat: fugitat imago, neque vigor, neque color, neque forma manet. Denique Narcissus, victus non satiato amore, in ripa fluminis iacuit et de vita decessit. Naiades, sorores eius, cum ceteris Nymphis pueri mortem lugent. Cum in rogum imponitur, Narcissi corpus miro prodigio evanescit et exsistit de nigra terra croceus flos albis aoliis redimitus, narcissus appellatus.

Narciso era un bel fanciullo ma (era) superbo. Amato da molte fanciulle, tuttavia il giovane disprezzava (sott: il loro) amore, perché anteponeva ai piaceri di Venere la passione della caccia. Ma  il  giovane non  era sfuggito (piuccherfetto) alla forza dell'amore; infatti fu castigato dagli dei. Una volta Narciso vide sull'onda di un fiume la sua immagine e subito, acceso d'amore, desiderò il bel ragazzo. Inutilmente getta le sue braccia bianche nell'acqua e tenta di prendere l'immagine illusoria: l'immagine sfugge, e non persiste né lo splendore, né il colore, né la forma.  E così Narciso vinto dall’amore inappagato giacque sulla riva del fiume e morì. Naiade (ninfa delle acque) sua sorella, con le altre Ninfe piange la morte del fanciullo. Quando viene posto sul rogo, il corpo di Narciso, con uno straordinario prodigio, svanì e dalla nera terra germogliò un fiore color zafferano circondato da bianchi petali, chiamato "narciso".