Germani post tergum clamore audito cum suos interfici viderent, armis abiectis signisque militaribus relictis se ex castris eiecerunt et, cum ad confluentem Mosae et Rheni pervenissent, reliqua fuga desperata magno numero interfecto reliqui se in flumen praecipitaverunt atque ibi timore lassitudine vi fluminis oppressi perierunt. Nostri ad unum omnes incolumes perpaucis vulneratis ex tanti belli timore, cum hostium numerus capitum quadringentorum triginta milium fuisset, se in castra receperunt. Caesar iis, quos in castris retinuerat, discedendi potestatem fecit. illi supplicia cruciatusque Gallorum veriti, quorum agros vexaverant, remanere se apud eum velle dixerunt. His Caesar libertatem concessit.

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I Germani sentito alle spalle il clamore, vedendo che i loro erano massacrati, buttate le armi ed abbandonate le insegne militari si cacciarono fuori dall'accampamento, ed essendo giunti alla confluenza della Mosa e del Reno, essendo la restante fuga disperata, massacrato un gran numero, gli altri si gettarono nel fiume e qui oppressi da paura, stanchezza, violenza del fiume perirono. I nostri incolumi fino all'ultimo, tutti, feriti in pochissimi dal terrore d'una guerra così grande, mentre il numero dei nemici era stato di quattrocento trenta mila persone, si ritirarono negli accampamenti. Cesare diede la possibilità a quelli, che aveva arrestato negli accampamenti di andarsene. Essi temendo le pene e le punizioni dei Galli, i cui Campi avevano devastato, dissero di voler restare presso di lui. Ad essi Cesare concesse la libertà.

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Schierato l'esercito in triplice ordine e compiuta velocemente la marcia, Cesare giunse all'accampamento dei nemici prima che i Germani potessero sentire che cosa avvenisse.
I quali spaventati all'improvviso da tutti gli avvenimenti, erano in dubbio se fosse meglio condurre le truppe contro l'avversario o difendere l'accampamento, o salvasi con la fuga
In questo luogo riordinarono i nostri soldati in breve tempo così che poterono impugnare le armi velocemente, ma la rimanente moltitudine scelse di fuggire senz'ordine; a coloro che dovevano essere inseguiti Cesare mandò la cavalleria.
I Germani udito il rumore alle spalle, quando videro essere uccisi i loro soldati, messe da parte le armi e i comandi ai rimanenti soldati, si precipitarono fuori dall'accampamento e, quando furono giunti alla confluenza della Mosa e del Reno, non avendo più speranza di poter continuare la fuga, morto un gran numero del resto si gettarono nel fiume e qui oppressi dalla paura, dalla stanchezza, dalla forza del fiume morirono.
I nostri soldati, tutti fino all'ultimo incolumi, si ritirarono nell'accampamento. Cesare diede la facoltà di andarsene agli ambasciatori dei Germani, che aveva intrattenuto nell'accampamento. Quelli temendo le torture e i supplizi dei Galli, che devastarono i campi, dissero di voler rimanere presso lui.