Accusare fata possemus, mutare non possumus: stant dura et inexorabilia. Nemo fata convicio, nemo fletu, nemo causa movet. Proinde parcamus lacrimis, quod non prosunt: facilius enim vivos mortuis dolor iste adiciet, quam mortuos vivis reducet. Dolor torquet sed non prodest: quare statim fletum ac luctum deponamus; nam fortuna lacrimis nostris finem numquam faciet. Omnes agedum mortales circumspice: larga et assidua fletus materia ubique est; alium ad cotidianum opus laboriosa egestas vocat; alium ambitio sollicitat; alium sollicitudo, alium labor torquet, alium semper vestibulum obsidens turba; alius dolet quod liberos non habet, alius quod perdidit: lacrimae nobis deerunt antequam causae dolorum.
Potremmo accusare il destino, non possiamo mutarlo: le cose permangono difficili ed inesorabili. Nessuno muove il destino con lo schiamazzo, nessuno con il pianto, nessuno con un processo. Di conseguenza dobbiamo risparmiare le lacrime, perché non giovano: infatti questo dolore congiungerà i vivi ai morti più facilmente, di quanto ricondurrà i morti ai vivi. Il dolore contorce ma non giova: per tale ragione dobbiamo deporre subito il lutto ed il pianto; infatti la sorte non determinerà mai la fine alle nostre lacrime. Orsù Osserva intorno tutti i mortali: la materia è ovunque abbondanti ed assidui pianti; laboriosa povertà chiama uno al lavoro quotidiano; l'ambizione sollecita un altro; la sollecitudine un altro, il lavoro torce un altro, la folla che si trattiene sempre nel vestibolo un altro; uno si duole perché non ha figli, un altro perché li ha perduti: non ci mancheranno le lacrime prima delle ragioni del dolore.
(By Maria D. )
Versione tratta da Seneca